Caserta- (di Giuseppe Messina) Domani, 16 aprile 2009 si terrà la terza riunione della Conferenza dei  servizi per decidere se Caltagirone, o meglio se la Cementir di Maddaloni  può espandersi all’infinito o è semplicemente venuto il momento di (nella foto il dott. Giuseppe Messina. Autore: Andrea Pioltini) dichiarare chiusa una stagione di distruzione e di rovine ambientali e  volgere lo sguardo al futuro. I fatti. La Cementir con un’incredibile (ossia non credibile) procedura  tecnica e amministrativa ha richiesto alla Regione la possibilità di  continuare a cavare almeno per altri 20 anni stimando in oltre 9 milioni di  mc il materiale da cavare e trasformare in cemento. La cosa singolare è che  un altro incredibile (ossia non credibile) provvedimento della Regione  Campania che ha riclassificato l’area di cave di Maddaloni in area di crisi  e non Zona Altamente Critica come da PRAE (Piano Regionale delle Attività  Estrattive). Il provvedimento è tanto assurdo sul piano tecnico e  territoriale quanto contraddittorio se si pensa che ad appena pochi metri di  distanza l’area dove insiste l’altro cementificio, con annesse cave, la  ditta Moccia, ricade in area ZAC. A tutto ciò si aggiunge che l’area  individuata da Cementir per cavare è soggetta ad una pluralità di vincoli  (ambientali, archeologici, paesaggistici, boschivi, idrogeologici, ecc.) che  avrebbe indotto qualunque amministratore che avesse un minimo di interesse  per il bene comune a negare qualunque alterazione del territorio che non  andasse in direzione della manutenzione e salvaguardia ambientale e  territoriale. E, infine, non certo per importanza altri due circostanze: il  policlinico che, è stato detto e scritto dalle autorità preposte, non aprirà  mai in presenza dei cementifici e delle cave. L’altro fatto per certi versi  più importante (se guardiamo alla democrazia) è la delibera del consiglio  comunale di Maddaloni che ha destinato quell’area scelta da Caltagirone a  Parco Urbano Regionale ed ha addirittura richiesto ben 200.000 euro alla  Regione per procedere alla progettazione. In un paese normale, in una  regione normale tanto basterebbe per mandare a casa ad esempio il sindaco di  Maddaloni che si presenta, senza titolo, alla conferenza dei servizi  dichiarando la disponibilità della sua giunta (in netto contrasto con le  decisioni del Consiglio) a sottoscrivere una specie di accordo con la  Cementir. In una regione, provincia e comune governati dalla stessa  coalizione politica ci si aspetterebbe un minimo di coerenza e di  prospettiva politica e programmatica in uno dei territori più martoriati d’Europa.
Oggi non dovremmo stare qui, allarmati per l’atteggiamento del sindaco, per
l’autorizzazione della provincia (leggi Caiola) a consentire l’incenerimento  dei rifiuti nei forni della Cementir, provvedimento poi sospeso (ma non  revocato) da un altro assessore provinciale all’ambiente (leggi Esposito).  Ci aspetteremmo che l’A.C. di Caserta facesse una fiera opposizione alla  richiesta della Cementir, ne vanno di mezzo il policlinico con i suoi 550 posti letti e le migliaia di posti di lavoro che si realizzeranno. Ma di  tutto questo non vi è traccia e risulta difficile capire in che direzione si  sta andando, cosa si intende costruire per il futuro. Occorrerebbe capire che non si può coniugare tutto: alberghi a cinque stelle e discariche,  ospedali e cave, parchi naturali e cementifici. Occorre uscire da questa confusione e assumersi la responsabilità del futuro. E allora faccio una domanda: da che parte sta il Partito Democratico  e l’Amministrazione Comunale di Maddaloni? Caserta, 15 aprile 2009. (art. a cura del dott  Giuseppe Messina – Legambiente)

Pubblicato da red. prov.”Alto Casertano-Matesino & d”