APPELLO AL PRESIDENTE NAPOLITANO

Teano(Ce)-A TEANO esiste questo ed altro. Le baraccopoli del sud. Malati e disoccupati dimeticati dallo Stato. La storia dei sig. Bruno e Lucrezia Laurenza. All’ Appello fatto pervenire persino al  Presidente della repubblica Giorgio Napolitano non é sopraggiunta ancora alcuna risposta. E le istituzioni locali che fanno? Il giornalista Giuseppe Sangiovanni ha documentato attraverso questo reportage foto la drammatica storia di questa famiglia dimenticata da tutti. Unappello alle istituzioni competenti a scendere in campo e risolvere questo grave caso sociale che viola i diritti dell’uomo. …No comment..(Da red. cronac. Alto Casertano. Vedi il resto delle foto e l’articolo di Sangiovanni in coda)

il comune di Teano

LUCREZIA MARTINO 54 anni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

la baraccopoli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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 Teano(Ce)- (di Giuseppe Sangiovanni)Teano, teatro del fatidico incontro del 26 ottobre 1860, fra Garibaldi ed il re d’Italia Vittorio Emanuale II- è oggi location di una storia di degrado, incuria e abbandono. A pochi passi dal centro storico, all’entrata del paese, un poco edificante biglietto da visita, che sicuramente mette in cattiva luce gli amministratori del comune casertano. Una situazione degradante, quella vissuta da Lucrezia Martino, 54 anni e Bruno Laurenza,59 anni- domiciliati da 22 anni in una vecchia baraccopoli(abitata anche da altri due nuclei familiari). Nel container, la sfortunata coppia, sposatasi nel 1980 ci fini, dopo alterne vicende nel lontano 1987. Sistemazione che doveva durare poco, in attesa di un alloggio dell’IACP(Istituto Autonomo Case Popolari). Così non è stato, dopo oltre due decenni, gli sgangherati container sono ancora qui ad ospitare questi figli di nessuno, privati dalle istituzioni di diritti e dignità. In Via Gradavola: il degrado in primo piano. La baraccopoli dei disperati costeggia la strada principale- che immette nel centro storico di Teano.  Una favela costruita dal comune e dimenticata. Lamiere, amianto- ed erbacce . Tutto ammucchiato, in un groviglio di immondizia e degrado dove razzolano topi, serpenti . Pochi passi e spuntano Lucrezia e Bruno. “Siamo qui dal 1987-raccontano sincronizzati i due- dopo esserci sposati nel 1980, abbiamo vissuto per sette anni in una casa-che seppure modesta era una vera casa”. Poi la parabola discendente, una serie di problermi economici per i due. “E siamo finiti qui con altre famiglie disagiate come noi, che negli anni hanno avuto una vera casa: diritto a noi negato. Siamo stati penalizzati nelle graduatorie, anche perché non abbiamo figli e il nostro nucleo familiare era ridotto rispetto agli altri”. Inutili negli anni le proteste: gli amministratori avrebbero risposto che non avevano diritto all’alloggio in quanto “benestanti”! Ma i guai per i due, entrambi molto malati si sono moltiplicati. “Nel 2004 – racconta Bruno a cagione dello stato di disoccupazione(dopo un periodo di lavoro prestato nell’edilizia)- ricevetti l’indennità prevista dalla legge- che non dichiarai, perché non sapevo che tale reddito dovesse essere dichiarato”. Di conseguenza il comune visionata l’autocertificazione si accorse della mancata denuncia del reddito percepito. “ E così abbiamo perso anche il reddito di cittadinanza che ci consentiva almeno di comprare il pane(ora si sfamano grazie all’aiuto di qualcuno, mangiano spesso le verdure prodotte nell’orto antistante il container). Con l’aiuto di un conoscente hanno inviato un ricorso-appello al Presidente della Repubblica Napolitano, avverso il provvedimento di esclusione dalla graduatoria per il reddito di cittadinanza. L’interno della stamberga è da dimenticare: povere cose, oggetti poveri ammucchiati alla meglio, una rudimentale stufa per riscaldarsi d’inverno, il pavimento sprofondato. L’unico lusso visibile, un vecchio televisore- che trasmette la supplica alla Madonna di Pompei. “Sono devotissima alla Madonna, solo lei può darci una mano- dice commuovendosi la donna .Tra poco- questa baracca diventerà un forno, un inferno di fuoco che toglierà noi il respiro. Useremo come al solito la pompa dell’acqua per refrigerare un poco il tetto che diventerà rovente. Nel campo risiedono altre due famiglie. “Lì ci abitano altri due nuclei familiari- indicando due container. Ma ora in casa non c’è nessuno”. Un eufemismo, chiamarla casa. Ma il sindaco, vice sindaco, assessore ai servizi sociali e assistenti sociali- cercati inutilmente dal cronista presso la casa comunale- sono a conoscenza della baraccopoli della vergogna? Hanno mostrato sensibilità per la sfortunata popolazione abruzzese colpita dal sisma, dimenticando paradossalmente gli sfollati accampati da 22 anni a pochi passi dal municipio!

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”