Caserta e prov.- Anche i dati sulla balneazione per il 2009, non sembrano lasciar intravedere grandi miglioramenti nella difesa e nella tutela delle nostre spiagge e dei nostri mari. I dati raccolti dall’Arpac, dimostrano che la situazione resta molto preoccupante anche in provincia di Caserta. Molto di più della metà del mare delle nostre coste non è balneabile. Ci avviciniamo al settanta per cento. Per la precisione, dai dati Arpac emerge che ben il 66% della costa casertana non è assolutamente balneabile. Eppure parliamo di una zona ricca di depuratori, il problema è che i nostri depuratori anche se ci sono non funzionano come dovrebbero o non funzionano affatto. E così in riva al mare del litorale domitio arriva acqua inquinatissima. Da precedenti dati sarebbe emerso che ogni minuto l’equivalente di sei metri cubi di liquido inquinato finisce nel mare delle nostre coste. Ogni anno, prima dell´inizio della stagione balneare, come si sa, la Regione emana un decreto dirigenziale con l´elenco dei tratti di costa in cui è diviso il litorale campano e per ognuno individua il punto di prelievo, rappresentativo dell´intera zona. Le zone definite non idonee ad inizio stagione, ex art.7 del D.P.R. 470/82, a differenza di quelle chiuse ex art.6, possono essere riaperte in seguito all´esito favorevole delle analisi nel corso di sei mesi di controllo e, nei casi indicati della messa in opera di misure di miglioramento. I dati relativi al primo periodo del 2009 non sono confortanti anche se, paragonati a quelli degli anni precedenti, si registra un piccolo miglioramento. Nel 1996 i chilometri di costa non balneabili in Campania erano 128,4: 45 in più rispetto ad oggi. Per quel che riguarda la provincia di Caserta, i dati sull’inquinamento del mare fanno registrare ancora un segno negativo rispetto ai chilometri di costa balneabile. Se il dato in generale campano migliora, quello casertano sembra, quantomeno, rimanere costante, con tendenza al peggioramento. Insomma, nonostante le continue denunce ed il crollo del turismo, per il litorale non sembrano intravedersi prospettive stabili di miglioramento. Un vero peccato. Domenica scorsa abbiamo personalmente visitato alcune spiagge di Mondragone, ed il mare ci è apparso abbastanza pulito. Probabilmente se si attuasse un programma di recupero, nel giro di qualche anno tornerebbe anche il turismo. La provincia di Caserta resta all’ultimo posto in Campania come balneabilità. Coste off limits il 66 per cento, abbiamo detto. Molto meglio la provincia di Salerno con il 7, ed anche quella di Napoli con il 17. I prelievi dell’Arpac sono stati effettuati nel mese di gennaio in diversi punti del litorale. Altre analisi sono in corso per monitorare costantemente lo stato di salute del nostro mare. Sperando che arrivino notizie migliori. (Comunicato da red. cronac prov)

L’altro gravissimo problema si chiama erosione

Caserta e prov– «Il problema dell’erosione va assumendo forme molto serie – sostiene Stefano Guerzoni, ricercatore del Cnr esperto di gestione ambientale della fascia costiera -, decisioni come quella di Palm Beach (ricreata spiaggia ndr) non sono prese valutando il rischio ambientale, ma l’aspetto economico dell’erosione». L’operazione Palm Beach si chiama in gergo tecnico: ripascimento, e se ne ha un esempio anche con la spiaggia cittadina di Cagliari. Quello dell’erosione, provocata anche dalle intense piogge, riguarda diverse delle spiagge di Castelvolturno e persino del Litorale laziale. Non a caso, qualche mese fa, proprio il sindaco di Castelvolturno Nuzzo, ha lanciato un grido di allarme. «Quello dell’erosione delle spiagge sarebbe un fenomeno naturale – spiega Guerzoni nel corso di un’intervista sul sito web di Cinzia Torrini, giornalista molto attenta alle problematiche ambientali -; perché così come le mareggiate portano via la sabbia sarebbero in grado di riportarla a riva. Questo se alle spalle delle spiagge non ci fosse una artificializzazione delle coste che rende impossibile il ciclo naturale. Ormai le spiagge sono tutte urbanizzate, per cui non hanno più le condizioni naturali per un “rifornimento” anche da terra. Gli studi fatti in aree dove le coste non sono state cementificate, hanno dimostrato che il restringimento e l’allargamento delle spiagge sono fenomeni naturali, in grado di autoregolarsi. Il tema del ripascimento è molto dibattuto – conclude Guerzoni – ma è sicuro che non esiste quello perfetto, pur se la tecnologia sta mettendo a punto sistemi meno cruenti del semplice trasporto di altra sabbia dove era stata portata via». (Fonte: Comunicato stampa da red. cronac prov)

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”