Rompiamo il circolo vizioso di povertà e violenza!Tagikistan: donne a un corso di formazione©Archivio privato

(foto a dx:  Tagikistan: donne a un corso di formazione ©Archivio privato ) 

In occasione del 25 novembre, Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza sulle donne, Amnesty International dà un rinnovato impulso alla campagna “Mai più violenza sulle donne“, promuovendo nuove azioni per garantire a tutte le donne il diritto a vivere una vita dignitosa e libera dalla violenza. Questa data è stata scelta dal movimento internazionale delle donne in onore delle sorelle Mirabal, attiviste della Repubblica Dominicana assassinate il 25 novembre del 1961 perché si opponevano al regime dittatoriale del loro paese. Il coraggio e la forza dimostrate dalle sorelle Mirabal hanno contribuito a renderle delle eroine internazionali; la loro storia è stata scelta a simbolo della grave violazione dei diritti umani rappresentata dalla violenza sulle donne. L’azione di Amnesty International si concentra quest’anno sul legame tra povertà e violenza, per spezzare questo circolo vizioso in cui moltissime donne nel mondo sono costrette a vivere. Le donne e le ragazze che vivono in povertà spesso vedono violati i loro diritti umani. Le loro vite sono segnate dalla violenza sessuale, dallo scarso accesso a un’istruzione adeguata e dalla mancata protezione dai rischi collegati alla gravidanza e al parto.  I loro diritti devono essere protetti e le loro voci ascoltate.

Povertà e istruzione

La violenza spesso impedisce alle donne di sfuggire alla povertà. L’istruzione può essere una via di fuga dalla povertà, perché accresce le possibilità di scelta delle donne e riduce la loro dipendenza economica, ma discriminazione e violenza negano alle ragazze l’accesso all’istruzione.

L’istruzione è un diritto umano. Ad oggi più di 55 milioni di bambine e ragazze in tutto il mondo non frequentano alcuna scuola. In Tagikistan, molte famiglie non possono affrontare le spese basilari per l’istruzione dei propri figli, quali libri scolastici, vestiti e trasporto. Raramente le bambine e le ragazze vengono mandate a scuola, perché viene data la precedenza ai figli maschi, nella convinzione che potranno guadagnare di più.  Molte ragazze non terminano il proprio percorso formativo, perché si prendono cura della famiglia, lavorano nei campi o al mercato, oppure si sposano in età precoce. Lo scarso accesso all’istruzione rende le donne estremamente vulnerabili a sfruttamento, matrimoni precoci e violenza domestica.

Firma l’appello “Tagikistan: rimuovere le barriere che ostacolano l’istruzione delle ragazze”

Povertà e mortalità materna

 Perù: centro sanitario di Huancavelica © Amnesty International
(foto a dx- Perù: centro sanitario di Huancavelica © Amnesty International)

Il Perù ha il tasso di mortalità materna più alto di tutto il continente americano. La profonda iniquità della società peruviana è rappresentata dalla grandissima differenza del tasso di mortalità materna delle donne delle aree ricche e quelle delle aree povere. Secondo il ministero della Sanità peruviano, le donne nelle aree rurali hanno il doppio della probabilità rispetto a quelle delle aree urbane di morire per problemi legati alla gravidanza. Centinaia di donne incinte povere, appartenenti a popolazioni native o che vivono in aree rurali, muoiono per complicazioni evitabili, perché viene negata loro l’assistenza medica garantita invece alle donne in tutto il resto del paese.

Approfondisci il tema della mortalità materna

In Sierra Leone una donna su otto rischia di morire durante la gravidanza o il parto. Partecipa all’azione di solidarietà per le donne della Sierra Leone sulla community www.iopretendodignita.it

Povertà e mancanza di potere

(foto a sx: Una donna trasporta della legna nel campo per sfollati di Nyala, nel sud del Darfur © Evelyn Hockstein/Polaris )

Non c’è una società nel mondo dove le donne non rischino violenze basate sulla discriminazione di genere, violenze che impediscono alle donne di prendere parte alla vita sociale e di realizzare i loro diritti umani. Nonostante lavorino due terzi delle ore lavorative mondiali e producano la metà del cibo del pianeta, le donne guadagnano il 10 per cento del reddito mondiale e posseggono meno dell’1 per cento della proprietà mondiale. A casa o nella società in generale, le donne e le ragazze svolgono i compiti più umili e la loro voce ha una bassissima probabilità di essere ascoltata. Molte soffrono ulteriori discriminazioni a causa della loro etnia, religione, stato civile, disabilità. La discriminazione e la violenza di cui sono vittime si aggravano in situazioni di conflitto quando le donne, private di ogni bene, scappano dalle loro terre, per vivere in campi profughi dove sono ulteriormente esposte a violenze e abusi, come accade per le tante darfuriane nei campi profughi del Ciad orientale.

Appello “Ciad: ancora violenza per le donne in fuga dal Darfur” 

(Fonte:Amnesty International)

Ascolta canzone e vedi video: ” Tutti i Diritti Umani per tutti”

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Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”