Mestieri in estinzione nella piccola Italia. Pastorali natalizie nel Dna di un operaio specializzato dell’industria metalmeccanica La sua famiglia, da tre generazioni costruisce lo strumento tipico dei pastori. LO STRADIVARI DELLA ZAMPOGNA. Giacomo Ianniello, con il figlio Vincenzo, oltre a costruire, suona con successo il tradizionale strumento Pelli di capra, canne, fusti d’ulivo e ciliegio, per ottenere la sempre attesa colonna sonora del Natale

San Clemente (Caserta)- (di Giuseppe Sangiovanni)  Zampogna, dal greco synfhonia, che vuole significare sinfonia, concerto. Strumento musicale ad ancia, simile alla cornamusa, tipico dei pastori dell’Italia centro-meridionale, costituita da una sacca di pelle, con funzione di mantice, dove l’aria viene immessa mediante un’apposita canna, e in cui sono innestate una canna ad ancia, per eseguire la melodia e una o più altre con funzione di bordone. Questa la sintetica descrizione del termine, tratta da un comune vocabolario. Per capirne di più, abbiamo incontrato, uno dei pochi costruttori di zampogne. Lo abbiamo trovato a San Clemente, una frazione di Caserta, che sorge ai piedi dei Monti Tifatini, rosicchiati malamente da grandissime cave di pietrisco.

ATELIER DELLA ZAMPOGNA

Altro che bottega di Mastro Geppetto! Il suo è considerato un vero e proprio atelier della zampogna. Uno strumento semplice, rivalutato e griffato da Giacomo Ianniello, 51 anni, fisico massiccio, occhi azzurri, nome conosciuto tra i pochissimi addetti ai lavori, sparsi nell’intera penisola. Una splendida famiglia la sua, formata dalla moglie Michela, tre figli, Vincenzo, 14 anni, Anna Lucia, 13 anni(due piccoli geni a scuola, hanno la media del 10) e Gabriele quasi 4 anni, cresciuti a colpi di biberon e ciaramella(fedele compagna della zampogna). Tutti affetti dalla “zampognite”, contratta in tenera età. Operaio specializzato, in una fabbrica della zona- dove si costruiscono treni di ultima generazione, con una grande passione: costruire e suonare zampogne, portate in tour nel periodo natalizio. Passione ereditata, con il fratello Ciro, da papà Vincenzo e nonno Giacomo- trasmessa in seguito ai rispettivi figli, rigorosamente, chiamati come il nonno. “Il mio amore per la zampogna-sottolinea Giacomo- sbocciò che ero bambino: ricordo in particolare una ciaramella, quasi completamente distrutta- resa funzionante, grazie all’impegno e la forza di volontà. Da allora è stato un crescendo continuo”-rileva lo stilista delle pastorali natalizie- acclamato musicista in coppia con il fratello Ciro. Binomio che si ripete con i due Vincenzo(cugini)- spesso accompagnati da Anna Lucia, la secondogenita, che suona la ciaramella, oltre al clarinetto in una banda musicale della zona. “A casa mia è sempre Natale- dice Giacomo- la zampogna e la ciaramella- sono sempre montate- pronte all’uso: la novena, la zampogna e le ciaramelle, rappresentano la nostra vita”. La regina della casa è lei, la zampogna- adagiata dolcemente sul salotto, dal primogenito, che “sale in cattedra con papà Giacomo”, mostrando a seguire il vasto campionario di ciaramelle, canne e doppie ance, otre, campane(pezzi da assemblare dello strumento) “che non esistono in commercio- è tutto personalizzato”-precisano in sincronia. “La pelle di capra- spiegano i due- serve per fare l’otre, utilizzabile dopo la conciatura ed essiccazione- servono poi le canne, il fusto d’ulivo, il ciliegio per la campana, l’ancia, che produce la dolce melodia-sinfonia”. Personaggio straordinario, ex campione di culturismo(foto a lato), nel palmares, cinque campionati d’Italia vinti consecutivamente, terzo classificato agli europei, due film girati diretti da altrettanti noti registi, Giacomo- da molti è definito “Lo Stradivari della Zampogna” .

TRONCHI STAGIONATI E DOLCI MELODIE

Da anni, costruisce strumenti di eccellente qualità, zampogne doc(il violino dei poveri), che deliziano, chi assiste ai suoi spettacoli, richiesti da organizzatori di feste, associazioni ed esponenti di Rotary Club. Innumerevoli le partecipazioni a gare e manifestazioni: una vetrina che scoppia di coppe, trofei, medaglie e riconoscimenti, ottenuti in diverse località dello “Stivale”. Nel suo “atelier”, prossimo al trasloco: spiccano il tornio, i trapani, scalpelli, cartavetro ed altri utensili, per Giacomo non fotografabili, perché non allineati come lui predilige. “Mi piace l’ordine, che adesso manca perché il laboratorio è in via di trasferimento”- dice- dirigendosi all’esterno, in un angolo del giardino, usato per stagionare tronchi di legno d’ulivo, ciliegio e canne- che vedresti più ardere in un camino: “Trasformati con olio di gomito- sottolinea Giacomo- in luccicanti strumenti, che uniti alle pelli di capra, anch’esse a ventilare, emetteranno dolci melodie, per la prima novena, programmata per la Festa dell’Immacolata, che cade come di consueto l’otto dicembre. Tra qualche giorno cominciamo la nuova stagione- conclude il patron dell’atelier della zampogna: si comincia con il legno, sarà poi la volta delle pelli, per arrivare a fine novembre, con gli strumenti accordati e pronti all’uso, per la pastorale di Natale, preceduta da esibizioni in manifestazioni, feste e concerti”.(Articolo a cura del giornalista casertano Giuseppe Sangiovanni)
Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”

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