PAPA PACELLI: SANTO SUBITO! LETTERA APERTA A SUA SANTITA’ BENEDETTO XVI

Fontegreca(Ce)- (di Marco Fusco) Sua Santità, scusi l’ardire. Le scrive un umile servitore di una chiesa locale. E colgo l’occasione per inviarLe il libro “Olocausto: chi ha paura della verità?”, scritto dallo scrivente, insieme a padre Peter Gumpel, relatore per la causa di beatificazione di Pio XII; Antonio Gasperi, giornalista e scrittore, dirige l’agenzia di stampa cattolica su internet “Zenit”; don Claudio Crescimanno, scrive per il mensile “Il Timone”, monsignor Claudio Palumbo, storico e Vicario Generale della Diocesi di Isernia-Venafro. Un libro oramai andato esaurito e che, con ogni probabilità, sarà ristampato a breve. Sua Santità, perché questa mia iniziativa? E’ presto detto. E’ un omaggio incondizionato alla memoria di un grande Papa, fin troppo vergognosamente calunniato che, speriamo presto, di poter venerare coronato del nimbo dei beati. Sua Santità, la nostra professione di fede nella verità suprema che è Cristo, “Unico Salvatore ieri, oggi e sempre”, ci spinge irresistibilmente a percorrere tutti i sentieri della verità in qualunque campo. teologico, religioso, storico, sociologico, culturale in genere. Per questo ci pare di poter proclamare alto che, sulla vicenda dei “presunti silenzi di Pio XII”, è finito per sempre il tempo dei luoghi comuni interessatamente ammanniti alle menti non preparate e acriticamente accettati; è finito il tempo delle mistificazioni di comodo che oltre ad alterare la verità e la storia, offendono nei loro sentimenti i credenti e la loro coscienza. Sua Santità, non è sempre facile trovare una lettura dei fatti che vada oltre la superficie, che tenti di penetrare la corteccia della semplice sociologia o dell’opinione dominante o della riflessione scontata. Andare alle radici, al perché vero di ciò che è accaduto o che accade, è una cosa impegnativa. Ma se l’uomo non fa questo, qual è il suo approccio con il reale? La dignità dell’intelligenza richiede non solo di registrare i fatti, ma di riflettervi per giungere ad un giudizio. Solo così ciò che accade diventa tesoro di vita. Il come si racconta un fatto veicola una serie di principi, esprime un’importanza delle cose, una gerarchia di criteri, quando, in modo esplicito, non detta giudizi precisi. E in questo contesto, sarebbe stato interessante spiegare agli ebrei “calunniatori di Papa Pio XII”, nostri “fratelli diletti”- così definiva gli ebrei Papa Pacelli-, questa verità: “non c’è stato nessun Papa della storia che abbia ricevuto tanti attestati di riconoscenza da parte di rappresentanti ebrei come Papa Pacelli”, definito da Golda Meir( uno dei primi fondatore e dirigenti dello Stato d’Israele) “un grande servitore della pace”. In tanti hanno scritto parole di encomio per l’opera di assistenza di Pio XII. “Soltanto la Chiesa si oppose pienamente alla campagna di Hitler mirante a sopprimere la verità. Non avevo mai avuto un interesse particolare per la Chiesa, ma ora sento per essa grande amore ed ammirazione, perché soltanto la Chiesa ha avuto il coraggio e la perseveranza di difendere la libertà intellettuale e la libertà morale. Devo confessare che ciò che prima avevo disprezzato ora lodo incondizionatamente”. A scrivere questa importante testimonianza di verità storica, non è un prelato o un principe della Chiesa, ma lo scienziato Albert Einstein( Time Magazine 23 dicembre 1940). E chi ricorda le parole pronunziate da Papa Pacelli, all’indomani dell’invasione nazista della Polonia: “Noi dovremmo dire parole di fuoco contro simili cose e la sola ragione che ce ne dissuade è il sapere che, se parlassimo, renderemmo ancor più dura la condizione di quegli sfortunati”; e ancora alla radio Vaticana così si esprimeva :” Esortiamo i potenti ad ascoltarci: non diventino deboli a causa dell’ingiustizia, non facciano che la loro potenza diventi causa di distruzione”. Il 9 ottobre 1958 Golda Meir scrisse: “Quando il terribile martirio si abbattè sul nostro popolo, la voce del Papa si elevò per le sue vittime. La vita del nostro tempo fu arricchita da una voce che chiaramente parlò circa le grandi verità morali.” Isaia Levi, senatore del Regno d’Italia, si salvò dalle discriminazioni delle leggi razziali e dalle persecuzioni nazifasciste grazie alle Suore di Maria Bambina, che su indicazione di Pio XII, lo nascosero in un convento che sta a fianco di piazza san Pietro. Alla fine della guerra, come segno di gratitudine, il senatore Levi regalò a Pio XII la villa Levi, attuale sede della nunziatura della Santa Sede in Italia. E’ impressionante vedere tante e tali manifestazioni di affetto, soprattutto se si considera che si tratta di testimonianze fornite spontaneamente, da gente che ha voluto ringraziare Papa Pacelli per quanto aveva fatto. Esiste qualche altro personaggio del mondo di quegli anni che ha ricevuto così tante onorificenze dal popolo ebraico? Pio XII istruì il clero a salvare gli ebrei con tutti i mezzi. Quando al Cardinale Pietro Palazzini fu consegnata la medaglia dei Giusti tra le Nazioni per aver salvato gli ebrei nel Seminario romano, egli affermò:”Il merito è interamente di Pio XII che ordinò di fare ogni cosa nelle nostre possibilità per salvare gli ebrei dalla persecuzione”. L’opera di assistenza di Papa Pacelli era così nota che nel 1955 quando l’Italia celebrò il decimo anniversario della Liberazione, l’Unione delle comunità Israelitiche, proclamò il 17 aprile “Giorno della gratitudine” per l’assistenza fornita dal Papa durante il periodo della guerra. In un Attestato delle Comunità israelitiche italiane che si trova al Museo della Liberazione in via Tasso a Roma è scritto:”Il congresso dei delegati delle comunità israelitiche italiane, tenutosi a Roma per la prima volta dopo la liberazione, sente imperioso il dovere di rivolgere reverente omaggio alla Santità Vostra, ed esprimere il più profondo senso di gratitudine che anima gli ebrei tutti, per le prove di umana fratellanza loro fornite dalla Chiesa durante gli anni delle persecuzioni e quando la loro vita fu posta in pericolo dalla barbarie nazifascista” Padre Gumpel “giudice istruttore” di Papa Pacelli, relatore di oltre ottanta cause di santi, ha scritto di recente:” Pio XII è solo un’occasione per attaccare la Chiesa. Basta notare un fatto: in tutti i libri scritti contro quel Pontefice, si trovano anche attacchi violenti contro la Chiesa e il Papato in quanto tali; Un esempio classico è l’opera di John Cornwell Il Papa di Hitler : l’ultimo capitolo del libro è una requisitoria contro Giovanni Paolo II, che viene chiamato Pio XII redivivo. Sono dunque arrivato alla conclusione che chi denigra Pacelli in verità vuole attaccare la Chiesa.” Sua Santità, Pio XII ha scritto una pagina luminosa in difesa degli irrinunciabili diritti di libertà della Chiesa ed una pagina piena di passione umana per la libertà e la dignità dell’uomo, di ogni uomo, in qualsiasi situazione. Sua Santità, giunto a termine di queste mie considerazioni, vorrei fare mie due espressioni di autori famosi. La prima è di Charles Peguy in occasione del caso Dreyfuss:”Non si possa mai dire che un cristiano non abbia testimoniato in favore di un ebreo”. L’altra è di Joseph Lichten:”Lasciate pure che alcuni dicano quello che vogliono; la fama di Pio XII come vero vicario di Cristo, come uomo che, per quanto gli fu possibile, cercò di svolgere pienamente e coraggiosamente la missione affidatagli, non ne verrà mai intaccata.” E’ la nostra stessa convinzione. Per questo Sua Sanità sommessamente le chiedo:- Papa Pacelli, santo subito” Referenti ossequi.  MARCO FUSCO. (da prof. Marco Fusco)
Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”