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Caserta- Se c’è qualcuno che in questa brutta storia ci ha guadagnato è la “Hydrogest Campania spa“, la società a cui la Regione Campania ha affidato la gestione degli impianti di depurazione di Villa Literno, Marcianise e Orta di Atella: 250 milioni euro l’anno per inquinare i Regi Lagni (nella foto), lasciare nel degrado gli impianti e distruggere una terra diventata ormai infelix. Gravissime le accuse mosse dalla Procura alla società: per aumentare i guadagni avrebbe lesinato sugli interventi di manutenzione degli impianti.

 In questo modo i depuratori, col passare del tempo, sono diventati inefficienti e inservibili, tanto che l’acqua di uscita risultava più inquinata dell’acqua di entrata. Inoltre, per risparmiare i costi dello smaltimento dei fanghi, la società li avrebbe scaricati in mare. L’Enea è stato nominato custode giudiziario dell’ impianto di Marigliano e dovrebbe essere nominato nei prossimi giorni custode anche degli altri tre impianti sotto sequestro. In questo modo, ha sottolineato il procuratore di Nola, Paolo Mancuso, la magistratura potrà controllare direttamente gli interventi sui depuratori, dal momento che di recente la Regione Campania ha stanziato 50 milioni di euro per le bonifiche. Ma c’era anche un altro sistema per guadagnare senza troppa fatica: Da una informativa della Guardia di Finanza redatta il 18 giugno 2009 risulta che i responsabili della Hydrogest e del depuratore di Villa Literno hanno fatto finta di non accorgersi che i comuni di Casal di Principe, San Cipriano d’Aversa e Casapesenna scaricavano direttamente nei Regi Lagni senza passare per l’impianto di depurazione. In questo modo, hanno ottenuto che i comuni continuassero a versare la tariffa per la depurazione delle acque reflue. Tra gli indagati ci sono anche alcuni dirigenti regionali tra cui: Giuseppe Iazzetta, Manlio Ingrosso, Carmine Pepe, Gianpaolo Rotondo, Francesco Paolo Ventriglia, in qualità di membri esterni della Commissione di esperti gestione impianti depurazione regionali; Carlo Giri, dirigente regionale di Gestione del depuratore di Napoli Nord; Pasquale Fontana, dirigente del settore del ciclo integrato. Tra gli sversamenti abusivi contestati dalla Procura, ma non dal giudice, ci sono anche quelli del Centro Commerciale Campania, per il quale è indagato Ermanno Niccoli, legale rappresentante. Dall’informativa della Guardia di Finanza del 6 luglio 2009 sarebbe emerso che il complesso commerciale, pur avendo a disposizione un proprio impianto di depurazione, scaricava i suoi reflu industriali nelle acque superficiali del canale Gorgone-Lagno Vecchio affluente dei Regi Lagni, senza alcuna autorizzazione.( Si.Mi.-Il Denaro)

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L’Inchiesta. Casapesenna, San Cipriano, Grazzanise: così inquinano i canali

Concluso il monitoraggio choc dell’Arpac 597 scarichi illegali e 888 mini discariche. Il censimento condotto nell’area degli ex canali borbonici. Senza controllo e prevenzione, l’opera di bonifica è inutile 

CASERTA – Casapesenna, San Cipriano d’Aversa, Grazzanise e parte di Casal di Principe immettono direttamente le proprie fogne nei Regi Lagni. Mancano i collettori, quelli che dovrebbero portare le acque nere ai depuratori gestiti da Hydrogest. Quegli scarichi sono completamente abusivi e finiscono nel mare di Castelvolturno, non a caso da anni interdetto alla balneazione. Si scopre anche questo osservando la mappa che è stata stilata dall’Arpac dopo un censimento di cinque mesi condotto nell’area degli ex canali borbonici. Complessivamente gli scarichi individuati sono 597 e sono indicati in giallo, con una esse. Tra essi ci sono quelli abusivi dei Comuni e quelli, altrettanto illegali, delle attività produttive, delle officine, delle abitazioni e degli alberghi. Tutti insieme costituiscono un fiume di veleni che deturpa inesorabilmente la costa casertana. Sempre sulla mappa, ma in verde, ecco i punti di abbandono illegale di rifiuti. In totale, ne sono stati censiti 888: balle di stoffe semicarbonizzate o quasi intatte, lastre di eternit, scarti edili, pneumatici, carcasse di auto abbandonate, plastiche di ogni natura, bidoni di pittura e di vernici. È sufficiente cliccare sul sito www.regilagni.it realizzato dall’Arpac, per percepire con immediatezza la fotografia del disastro. Una cartina raccoglie i frutti del censimento che è andato avanti da novembre a marzo, è stato condotto dai dipendenti dell’Arpac Multiservizi ed ha riguardato le aste principali dell’opera che fu realizzata dai Borbone. 1405 pallini, per altrettanti punti di criticità ambientale rilevati all’interno del canale e sugli alvei. Senza considerare, insomma, le porzioni di terreno più lontane dal corso d’acqua, ma non meno devastate. Il censimento, finanziato con 600.000 euro dalla Regione Campania, in particolare dall’assessorato all’Agricoltura di Gianfranco Nappi, restituisce con crudezza l’immagine di un’area devastata. «La seconda parte del progetto» — dice Alfonso De Nardo, responsabile unico del procedimento e dirigente dell’Arpac — dovrebbe consentire di eliminare i rifiuti, portandoli a discarica, e gli scarichi illegali privati. È finanziata con undici milioni e mezzo di euro». Per gli scarichi abusivi pubblici, quelli dei Comuni, si dovranno attendere almeno quattro anni, il tempo stimato affinché Hydrogest realizzi finalmente i collettori, così come prevede la finanza di progetto da 140 milioni di euro che fu varata alla fine del 1990 proprio per portare a regime la depurazione in Campania, e che a tutt’oggi resta ancora in larga parte inattuata. Rimossi i rifiuti, bisognerà poi impedire che si ricominci a versare ogni sorta di materiale. Negli ultimi anni, nel versante dei Regi Lagni in provincia di Napoli, sono state installate telecamere ai principali incroci. I risultati non è che siano stati eccezionali. Un altro progetto prevede di posizionare gli occhi elettronici anche in altre aree degli ex canali borbonici. La sorveglianza del territorio, insomma, è la sfida da vincere. «Eppure— commenta Geremia Cavezza, il comandante della Forestale di Marigliano — oggi chi abbandona abusivamente materiali nei Regi Lagni rischia relativamente poco. Con la cessazione dell’emergenza rifiuti, non è più passibile di arresto. C’è la sanzione amministrativa di alcune centinaia di euro o, nel caso si riesca a ricondurre il camion ad una ditta, il sequestro del mezzo. Nulla di più». Senza controllo e prevenzione, rischia di diventare inutile anche l’opera di vera e propria bonifica dei siti contaminati. Quella, in sostanza, di rimozione delle matrici ambientali (innanzitutto la terra) contaminate da sostanze inquinanti, per esempio dagli scarti di fonderia. Un intervento, va detto, ancora agli inizi, nonostante il lungo commissariamento e le centinaia di milioni di euro stanziati negli anni per ripulire la Campania dai veleni. Ce n’è abbastanza, insomma, per guardare con uno stupore che provoca una stretta al cuore il filmato girato nell’area dei Regi lagni nei primi anni sessanta dal documentarista Folco Quilici, copia del quale è conservata presso il consorzio di bacino del Volturno. Quel territorio era quasi incontaminato. «Lo ricordo benissimo — racconta Quilici dalla sua casa romana — era un paradiso. Girai quel filmato su commissione della Cassa per il Mezzogiorno. Acqua per il sud mi pare fosse il titolo. Un documentario sui lavori di realizzazione dell’acquedotto che stava portando avanti all’epoca la Casmez». Cemento illegale, rifiuti, scarichi abusivi hanno completamente cancellato quel paesaggio. (Articolo di Fabrizio Geremicca, Corriere del Mezzogiorno)

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Scandalo Hydrogest disastro ambientale, nei Regi Lagni decine di carcasse di auto

Caserta-  Nei Regi Lagni, che confluiscono direttamente in mare, sono state ritrovate decine di carcasse di auto, carcasse di animali ormai putrefatte e tonnellate di rifiuti pericolosi. E’ questa la scoperta fatta dagli investigatori della Guardia di finanza del comando provinciale di Caserta coordinati dalle Procure di Santa Maria Capua Vetere e Nola nell’ambito dell’operazione ‘Acque chiare’ che ha portato all’emissione di 26 ordinanze applicative di misure cautelari personali. Le misure personali hanno riguardato imprenditori attivi nella gestione dei grandi impianti di depurazione delle acque reflue urbane e titolari di aziende che sversano i loro reflui inquinanti nei canali affluenti la rete idrica pubblica. Risultano destinatari di misure interdittive dagli uffici direttivi dalle persone giuridiche ed imprese gli amministratori delegati e i dirigenti della soc. Hydrogest Spa concessionaria della Regione Campania per l’adeguamento e la realizzazione dei depuratori, poi sequestrati dalle Fiamme gialle. Le misure reali hanno invece interessato quattro impianti pubblici di depurazione situati a Villa Literno, Marcianise, Orta di Atella (tutte localita’ del casertano) e Marigliano (Napoli) di proprieta’ della Regione Campania, di cui, i primi tre affidati in concessione alla Hydrogest Campania Spa e il quarto gestito dal consorzio di imprese ‘Dondi-I.B.C.-Inpec’ nonche’ 25 aziende zootecniche, ritenute tra le piu’ significative fonti inquinanti del sistema idrico monitorato. (Iam/Pn/Adnkronos)

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Pubblicato da red. prov. Alto Casertano-Matesino & d”