Il prof. Franco Ortolani, geologo, ha partecipato alla visita dei siti di Campagna e Serre e, come tecnico indipendente, alla discussione a Benevento dove ha ricordato che la presenza della Commissione è stata sollecitata dalle petizioni inoltrate dai cittadini tra il 2005 e il 2008 e che alcuni siti (Basso dell’Olmo, Macchia Soprana, Chiaiano, Terzigno, Acerra) sono stati osservati in condizioni diverse rispetto a quelle esistenti quando sono state inoltrate

Napoli- ( A cura del prof. Franco Ortolani  Ordinario di Geologia Università federico II Napoli) Dal 28 al 30 aprile c.a. si è svolta la missione d’informazione in Campania della Commissione per le petizioni della Comunità Europea. L’obiettivo della missione è consistito nel verificare le affermazioni contenute nelle petizioni ricevute e precedentemente discusse dalla commissione sia durante la scorsa legislatura sia più recentemente, a dicembre 2009 e a gennaio 2010, in relazione alle ripercussioni sull’ ambiente e sulla salute della crisi dei rifiuti in Campania delle discariche di Basso dell’ Olmo nel Comune di Campagna (discarica chiusa dal 2006), di Macchia Soprana nel Comune di Serre (chiusa dallo scorso anno), di Valle Masseria nel Comune di Serre (sito previsto dal DL 90/08), di Chiaiano (discarica ancora attiva), di Terzigno (discarica attiva ex SARI e discarica da attivare nell’ex cava Vitiello) e dell’ inceneritore di Acerra. I membri della delegazione hanno incontrato i cittadini firmatari e le comunità locali che risentono maggiormente di questa situazione, assieme alle imprese che gestiscono i diversi siti di trattamento dei rifiuti oggetto della visita e alle autorità responsabili a livello locale, regionale e nazionale. Per avere un parere indipendente è stata chiesta l’opinione di esperti competenti e “indipendenti” in ambito scientifico (geologi, epidemiologi, sociologi). Sono state individuate le seguenti questioni da esaminare con particolare attenzione: applicazione generale della direttiva quadro sui rifiuti e della direttiva sulle discariche nonché, potenzialmente, della direttiva IPPC; condizioni delle discariche esistenti, diossine, infiltrazioni, scarico illegale di rifiuti a terra e in mare; aspetti relativi ai rifiuti tossici, riciclaggio dei rifiuti; conseguenze per la salute dei depositi di rifiuti nelle località colpite, incenerimento, compreso il costo dell’inceneritore e la conformità alle norme in materia di appalti pubblici.

Vedi foto in alto: Discariche e inceneritori in Campania (DL61/07 e DL 90/08). Discariche attive: 1 Sant’Arcangelo Trimonte, 2-Savignano Irpino, 3-Chiaiano, 4-Ferrandelle, 5-San Tammaro, 6-Terzigno SARI. Discariche non ancora attive: 7-Terzigno Vitiello, 8-Cava Mastroianni (Caserta), 9- Perso Spaccone (Andretta), 10-Valle masseria (Serre). Inceneritore attivo: 1-Acerra, in corso di collaudo. Inceneritori non ancora attivi: 2-Salerno, 3-Napoli est, 4-Santa Maria la Fossa, 5-Taverna del Re (giugliano). Accumuli di rifiuti imballati nella pianura del Volturno, Marigliano, beneventano, avellinese, foce del Sele.

La figura (vedi foto in alto)  sintetizza la situazione attuale relativa a discariche e inceneritori. In base ai ritmi attuali di produzione e conferimento dei rifiuti agli impianti attivi si prevede che gli impianti attuali possono garantire una autosufficienza regionale nello smaltimento dei rifiuti di circa un anno e mezzo. Rifiuti imballati: circa 7 milioni di balle accumulate impropriamente nella Pianura tra Caserta e Napoli, alla foce del Sele e nel beneventano. Impianti in Provincia di Napoli: – Discarica attiva di Chiaiano: capacità ancora per 1 anno circa di conferimento allo stesso ritmo di quello attuale; – Discarica attiva SARI di Terzigno: capacità ancora per 12 mesi circa di conferimento allo stesso ritmo di quello attuale; – Seconda discarica Vitiello di Terzigno: poco probabile la sua realizzazione; – Inceneritore di Acerra in corso di collaudo: il suo funzionamento nel rispetto delle vigenti leggi è incerto; – Inceneritore di Napoli Est: previsto dal DL 90; la sua realizzazione è incerta. Impianti in Provincia di Caserta: – Discarica attiva di San Tammaro: volume di rifiuti ancora accumulabile circa 1.500.000 mc; la durata del funzionamento dipende dal previsto trasferimento in essa di circa 700.000mc di rifiuti ora accumulati impropriamente a Ferrandelle: da 1 a 2 anni;- Cava Mastroianni: discarica prevista dal DL 90; sito non idoneo perché già inquinato; indagine magistratura in corso. Improbabile la sua attivazione; – Inceneritore di S. Maria la Fossa: previsto dal DL 90; la suam realizzazione è incerta. – Inceneritore di Taverna del Re. Impianti in Provincia di Benevento: – discarica di Sant’Arcangelo Trimonte: in esaurimento. Impianti in Provincia di Avellino: – discarica di Pero Spaccone (Andretta), sito previsto dal DL 90/08, difficilmente realizzabile. Impianti in Provincia di Salerno: – discarica di Valle Masseria prevista dal DL 90/08, difficilmente realizzabile. Sant’Arcangelo Trimonte: in esaurimento.

Che si può fare

Cosa occorrerebbe per le province di Caserta, Napoli e Salerno, che non hanno territorio idoneo per discariche e impianti da realizzare in sicurezza preservando le risorse idriche, ambientali e produttive? Sintetizzo due proposte (ma non le sole).

1- un progetto speciale che riduca drasticamente i rifiuti da accumulare in discarica avviando una raccolta selezionata e facilitando imprese di trasformazione e riciclaggio dei materiali riutilizzabili; l’avvio di imprese con adeguati sostegni economici e tecnici sarebbe auspicabile per garantire che i rifiuti verranno selezionati e avviati al riutilizzo. Si darebbe lavoro duraturo perchè i rifiuti si produrranno sempre.

2- l’individuazione a scala regionale di tutti i siti idonei per la ubicazione di impianti (discariche per RSU, discariche per rifiuti speciali, pericolosi ecc. (la Campania non ha discariche per tali rifiuti). Entro 18 mesi le Province di Caserta e Napoli (e tutta la Regione) si avvierebbero all’autosufficienza e rientrerebbero nelle leggi nazionali ed europee relative al ciclo dei rifiuti. Sembrerà strano ma dopo 15 anni di emergenza rifiuti nessun commissario con i poteri speciali ha mai realizzato una discarica per rifiuti speciali, pericolosi ecc. che la Campania produce e che non si sa dove siano attualmente smaltiti; pensando male si può ipotizzare che essi siano impropriamente smaltiti nelle discariche attive con un notevole risparmio economico per i produttori di rifiuti e con un incremento notevole dei pericoli ambientali che ciò determinerebbe.

I lavori della Commissione UE

Lo scrivente ha partecipato alla visita dei siti di Campagna e Serre e, come tecnico indipendente, alla discussione a Benevento dove ha ricordato che la presenza della Commissione è stata sollecitata dalle petizioni inoltrate dai cittadini tra il 2005 e il 2008 e che alcuni siti (Basso dell’Olmo, Macchia Soprana, Chiaiano, Terzigno, Acerra) sono stati osservati in condizioni diverse rispetto a quelle esistenti quando sono state inoltrate. La documentazione prodotta dallo scrivente e dai cittadini, spesso, rappresenta una documentazione storica non più rilevabile direttamente e consente di ricostruire lo stato dei luoghi prima e durante la realizzazione degli impianti quando, cioè, sono stati rilevati problemi e reati ambientali commessi da coloro che li hanno costruiti e gestiti. Sorprende che solo i cittadini abbiano rilevato problemi e reati ambientali mentre per i rappresentanti delle istituzioni campane tutto è stato ed è regolare. Anzi, durante le vicende di Valle Masseria nella primavera 2007 quando il Tribunale Civile di Salerno mise sotto sequestro il sito perché la realizzazione di una discarica era palesemente un pericolo per le acque e la salute umana, il governatore Bassolino appoggiò il ricorso del Commissario di Governo per l’Emergenza Rifiuti Bertolaso contro la sentenza. L’atteggiamento ancora tenuto dai rappresentanti delle istituzioni campane è quanto mai deplorevole in quanto essi vengono meno allo Statuto della Regione (TITOLO I, Dichiarazioni identitarie, ARTICOLO 8 – Obiettivi, punto s) che prevede “la tutela e la valorizzazione dell’ambiente, del territorio, delle risorse naturali e del patrimonio rurale; la tutela degli ecosistemi e della biodiversità; la difesa della vita delle piante e il rispetto e il riconoscimento dei diritti degli animali come previsti dalle Convenzioni internazionali e dalla normativa comunitaria”. Durante l’intervento lo scrivente ha fatto presente che i cumuli di rifiuti costituiranno nuovi giacimenti geologici che rimarranno sul suolo e nel sottosuolo (nelle cave a fossa) per l’eternità. Dal momento che i rifiuti non sono selezionati e che costituiscono una miscela di rifiuti urbani, rifiuti speciali e pericolosi autoctoni e alloctoni, ne discende che hanno una palese pericolosità per l’ambiente e la salute in quanto da essi possono disperdersi nel sottosuolo, nelle acque superficiali e sotterranee, metalli pesanti ed altri elementi poco salutari che possono entrare nel ciclo biologico e danneggiare la salute umana oggi e domani. La stabilità e validità della impermeabilizzazione alla base dei rifiuti deve essere garantita, pertanto, per tempi geologici (secoli e migliaia di anni); invece l’isolamento realizzato alla base delle discariche, anche se fosse stato realizzato alla perfezione, non durerebbe più di 15-20 anni, poi si deteriorerebbe a contatto con il percolato particolarmente aggressivo che è in grado di modificare la struttura delle argille e distruggere il telo, prima ancora del tempo garantito dalle ditte costruttrici. Ne discende che le discariche in genere e quelle a fossa in particolare, realizzate all’interno di cave abbandonate scavate nel sottosuolo per decine di metri, rappresentano dei “tumori ambientali maligni” che nel corso delle prossime decine di anni ammorberanno il sottosuolo e le acque sotterranee in seguito alla dispersione di percolato contenente sostanze nocive di vario tipo. Dal momento che anche in futuro il territorio regionale sarà abitato e che la popolazione userà l’acqua per bere e per l’agricoltura, le varie discariche abusive e realizzate dalle pubbliche istituzioni in aree aventi una falda idrica nel sottosuolo, progressivamente continueranno a minare la salute dei cittadini. La documentazione fornita alla Commissione è relativa ai vari siti visitati ed evidenzia molti aspetti, oggi non più verificabili, rilevati e fotografati durante la costruzione delle discariche di Basso dell’Olmo e Chiaiano e dell’ inceneritore di Acerra. E’ stato sottolineato che i siti in cui sono stati realizzati gli impianti sono stati scelti sempre senza alcuna indagine geologica ed ambientale preventiva. Per fare meglio capire quanto tale dato sia assurdo e preoccupante è stato spiegato che equivale all’azione di un chirurgo che decide il tipo di intervento da effettuare senza avere analisi e radiografie varie del paziente; solo dopo la sua decisione fa fare le analisi ammonendo i tecnici di laboratorio che il risultato che deve scaturire deve assolutamente avvalorare la sua scelta. Durante la visita ai siti di Basso dell’Olmo, Valle Masseria e Macchia Soprana nella valle del fiume Sele è stata illustrata l’eccezionale e strategica importanza ambientale e socio-economica della zona dalla quale dipende l’economia della piana tra Salerno ed Agropoli. In pratica la zona dell’Oasi di Persano rappresenta il cuore dell’economia della piana in quanto rifornisce l’acqua per l’irrigazione. In relazione all’affermazione che la realizzazione della discarica di valle Masseria, ubicata sopra i prelievi idrici, avrebbe evitato la realizzazione di altre dieci discariche per cui il sacrificio sarebbe molto conveniente per la Campania si è fatto notare che anche il corpo umano ha molti organi e che per fare un sacrificio non si può prendere un organo a caso. Ad esempio, alcuni organi sono doppi per cui la perdita di uno di questi non decreta la morte di un individuo. Se invece si toglie il cuore l’individuo non può sopravvivere. E’ evidente che l’inquinamento delle acque del Sele a Persano, sotto le discariche, decreterebbe il degrado ambientale ed economico della piana da Salerno ad Agropoli. Sempre a proposito di Valle Masseria sono circolate voci maliziose e banali che facevano notare che l’idoneità del sito era avvalorata dal fatto che il substrato è argilloso, senza considerare il quadro ambientale ed economico nel quale è inserito il sito. Si è fatto presente che non si può prendere in considerazione solo il tipo di roccia; ho fatto l’esempio che basandoci solo su questo parametro potrebbe accadere che in seguito al preavviso di una forte tempesta marina il sindaco di Capri per rinforzare il molo del porto, costituito da roccia calcarea, faccia smantellare i famosi Faraglioni che in fin dei conti sono costituiti da roccia dello stesso tipo. Se lo facesse commetterebbe uno scempio ambientale rovinando un monumento della natura. La realizzazione della discarica a Valle Masseria, come previsto dal DL 90/08, rappresenterebbe uno scempio ambientale e socio-economico dal momento che il sito è ubicato nel contesto di un monumento ambientale.

In pratica, la Commissione UE ha dato ragione ai cittadini verificando varie “singolarità” e irregolarità, venendo a conoscenza anche di veri e propri “reati ambientali” commessi con disinvoltura e in maniera impunita dalla struttura pubblica di “intoccabili”, veri e propri appartenenti ad una specie di “struttura extraterritoriale”, parallela e superiore alle normali istituzioni, con licenza di spendere e spandere disinvoltamente denaro pubblico senza risolvere in 15 anni di attività straordinaria la normale incombenza di avviare un ciclo dei rifiuti nel rispetto delle leggi italiane e comunitarie. Ricordiamo che la “struttura extraterritoriale” chiamata Commissariato per l’Emergenza Rifiuti in Campania è istituita dal Presidente del Consiglio dei Ministri direttamente e quindi sotto la sua alta sorveglianza: eventuali “reati ambientali” e irregolarità ricadono anche sui vari presidenti succedutisi dal 1995 che hanno alimentato con un notevole flusso di denaro pubblico le attività commissariali. Si ricorda ancora, che i vari Commissari hanno goduto della facoltà di spendere senza i normali vincoli che sovrintendono alla spesa pubblica. Diverse azioni della Magistratura hanno evidenziato vari reati commessi da esponenti di spicco dei vari commissariati molto più interessati a prolungare la vita della “struttura extraterritoriale” che a risolvere adeguatamente il ciclo dei rifiuti.

La Commissione UE ha accertato la veridicità delle denunce dei cittadini; ha appurato anche che se i vari Commissari governativi in 15 anni di attività si fossero prodigati per attuare la differenziazione e il riciclaggio dei rifiuti la Campania non starebbe più sulle soglie di una continua emergenza rifiuti. Un aspetto inquietante è certamente rappresentato dalle discariche in aree ambientalmente protette da leggi regionali, nazionali e comunitarie. Tali discariche sono state imposte dalla dal Governo Nazionale e dalla “struttura extraterritoriale” ben sapendo che tale scellerata azione avrebbe procurato sanzioni comunitarie all’Italia. Propongo di incentrare l’attenzione su due punti significativi:

1-L’inosservanza delle leggi nell’ubicare le discariche nelle aree protette è una prerogativa dei governi che le hanno imposte con leggi nazionali, dei Commissari di Governo che hanno realizzato gli impianti, dei rappresentanti delle istituzioni elettive campane che non hanno difeso il loro territorio sostenendo la raccolta differenziata e il riciclaggio dei materiali al fine di ridurre drasticamente i rifiuti da smaltire in discarica ben sapendo che il territorio regionale è ricco di risorse naturali e idriche che possono essere compromesse da discariche eseguite in luoghi inadeguati e per di più commettendo “reati ambientali”. E’ giusto che le eventuali sanzioni siano indirizzate e pagate dagli autori delle scorrette azioni. E’ troppo comodo, per chi ha speso ingenti quantità di denaro pubblico favorendo progettisti, direttori dei lavori e imprese grazie alla disinvoltura con la quale hanno speso risorse finanziarie pubbliche per realizzare interventi in aree protette, fare pagare le sanzioni ai cittadini che facevano presente che le discariche erano “fuori legge”.

2- Che valore ha lo statuto della Regione Campania? Sembra che ora sia solo un “pezzo di carta” per cui chi non lo rispetta rimane impunito. Si deve fare in modo che lo statuto acquisisca il valore della costituzione italiana per cui, ad esempio, i cittadini campani che non la rispettano devono essere puniti con la ineleggibilità in incarichi pubblici regionali, nazionali ed europei. Se così si facesse, ad esempio, un consigliere regionale o assessore della Campania che non ha difeso il territorio regionale dalla aggressione parassitaria che ha caratterizzato gli scorsi anni della emergenza rifiuti non rispettando lo statuto della Campania (ed in particolare il TITOLO I, Dichiarazioni identitarie, ARTICOLO

8 – Obiettivi, punto s) non potrebbe ricoprire il ruolo di europarlamentare.

Relazione a cura del prof. Franco Ortolani, Ordinario di Geologia Direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio Università di Napoli Federico II -2 maggio 2010