Castello del Matese(Ce)- (quì sopra il video della giornata) Le stagioni sono una delle meraviglie della natura. Non è solo l’alternarsi dei colori che riscaldano o raffreddano il cuore, ma è proprio il fatto che ognuna ha caratteristiche uniche e inconfondibili. Così, d’inverno, la neve, cadendo in ogni dove, copre di candido e soffice bianco ogni cosa, alterando la nostra visione delle cose, a formare una sola, magica, bianca dominante. Ma la neve vive per una sola stagione, poi, lentamente, si scioglie, e poi scompare. In questo mutamento, incantevoli paesaggi a “macchie” bianche iniziano a mostrare le meraviglie della stagione successiva che con forza cerca di accaparrarsi il tempo che le spetta. Tra queste possiamo facilmente osservare un “crocus” scavare nella neve per uscire a cercare quel sole che lo riscalderà e gli darà la forza di crescere e vivere. Ci si può facilmente innamorare e perdere in quel colore forte e intenso che si riflette nel luccichio del ghiaccio brillante. Così, in cerca di altre meraviglie, lo sguardo si sposta un po’ più in là, avvistando, ahimé, una lavatrice che giace all’ombra di un albero secolare. Queste sono le creature che l’uomo regala alla natura, frutto della sua arroganza e mancanza di rispetto. Dimenticate fiori colorati e profumati, l’erba verde intenso penetrata dal sole e le innumerevoli creature che ci sono tra ogni suo filamento. Dimenticate tutto ciò, e immaginate un campo fiorito di bianche e anonime lavatrici, materassi al posto di pozzanghere, cucine e mobilia varia al posto dei grandi e forti alberi. Nel Parco Regionale del Matese non siamo ancora in questo scenario catastrofico, ma la situazione resta grave. Zone incontaminate uniche e meravigliose, nelle quali gli occhi dovrebbero perdersi e piangere nel solo vedere la natura trasformarsi in ogni periodo dell’anno, si trovano affiancate o infestate da rifiuti di ogni genere, materiali e dimensioni che fanno sì piangere, ma non certo per la loro artificiale, squallida e prevedibile bellezza. Si dice, però, che una volta toccato il fondo non si può fare altro che risollevarsi, e così un gruppo di ragazzi decide di iniziare a smuovere la terra, nel senso più vero e pratico della parola. Decide di dare un nuovo aspetto al proprio patrimonio, e di riportare alla gente e a loro stessi il sorriso di chi rimane a bocca aperta, perdendosi in spazi interminabili e colorati e di eliminare invece il triste ricordo di chi deve ogni volta sottolineare quanto l’uomo sia egoista, stupido e insensibile nei confronti della natura che nulla può obiettare. E mentre prima ci si organizzava in piazza e ci si vedeva per discutere dei problemi e di come poterli risolvere, oggi la nuova frontiera dell’organizzazione è Facebook. Grazie al famoso social network, infatti, è nato il gruppo “Per tutti quelli che vogliono il “PARCO REGIONALE DEL MATESE” pulito!!!! ” che inizia la sua attività mostrando, a tutti, tante, tantissime foto di tutta quell’immondizia che accompagna le passeggiate di ogni escursionista che si trova a camminare nel Parco, rendendo pubblica e globale una situazione altrimenti visibile solo a chi si trova in questi luoghi. Prendere coscienza attraverso questa contrastante realtà, di quanta immondizia invade e rovina i luoghi dei quali tanto ci si vanta, ha scatenato quel senso di orgoglio e “vendetta” nei membri del gruppo, che tengono al parco e che non vogliono più che esso sia trattato come una discarica. Vogliono che il Parco venga conosciuto e apprezzato per la sua bellezza, non denigrato e giudicato per l’inettitudine di qualcuno. E’ così che iniziano le grandi cose: pochi decidono di battersi per una causa che non riguarda solo loro stessi, che non è una battaglia per arricchirsi, ma qualcosa in cui credere, per cui lottare, per tutti. E quando vi è determinazione e convinzione, e vi è un forte denominatore comune, facile è trovare chi appoggia la loro impresa. In soli 3 incontri, uno per settimana, infatti, si è riuscita ad organizzare una prima giornata per la pulizia del Parco Regionale del Matese con il supporto dei comuni di Castello e S. Gregorio Matese, interessati in prima persona dal problema dell’immondizia nelle aree protette. Domenica 16 Maggio 2010 appuntamento alle ore 9.00 a Miralago, distribuzione di guanti e sacchi e inizio della pulizia e della raccolta. Il tempo sembrava aggredire i partecipanti, come se la natura si fosse in qualche modo pronunciata su quanto le era stato fatto. Pioggia e freddo, tipici dell’inverno ormai passato più che della primavera corrente, hanno accompagnato ogni azione dei volontari. Non c’è da meravigliarsi. Perché la natura, così generosa nei suoi doni, avrebbe dovuto favorirci? Le stiamo forse facendo un piacere nel raccogliere quello che noi uomini abbiamo incivilmente e indiscriminatamente gettato tra le sue braccia? Perché doveva venirci incontro quando lei stessa è stata vittima di tali atrocità. Come quando un figlio sbaglia grandemente, il padre sì lo accoglie, ma con giusta rabbia e punizione.Il gruppo di persone contava circa 25 unità che hanno dato veramente tutto per pulire il loro territorio, per rimediare alle inciviltà altrui. 25 persone hanno deciso di ignorare freddo e pioggia perché credono davvero in quello che hanno. Sarebbero dovute essere 250, o più, perché tanti sono i membri di questo Parco, tanti sono i ragazzi forti e in salute che dicono di amarlo, dicono di amare la natura; tanti sono quelli che avrebbero potuto aiutare. Ma i numeri esistono per essere alterati, e i 25 di ieri potranno sicuramente diventare tanti di più, magari in una giornata in cui la natura è più clemente e ci dà una possibilità nuova di rimediare ai nostri errori. Si inizia dalla zona di Miralago, centro nevralgico per il turismo locale, passaggio obbligato per ogni viaggiatore che viene a visitare questi luoghi. La situazione, però, è grave. Pulire i rifiuti tra le foglie non porta alla luce l’erba fresca, ma bensì altri rifiuti. Più si va giù e più viene fuori ogni tipo di immondizia: guaine, tubi di ferro, bicchieri, piatti, addirittura piccoli passeggini, materassi e coperte che insieme festeggiano la naturale barbarie dell’uomo stesi sulla terra, alla vista di tutti coloro che vengono tra queste montagne per prendere una boccata d’aria pulita. Anche il sottoscritto, infiltrato napoletano innamorato di questi luoghi, partecipa all’evento, alternando il reportage fotografico alla raccolta di rifiuti. Sensazione comune: siamo pochi, ma tutto sommato buoni. Avremmo bisogno di altri e di altro. Tutti si danno da fare, ognuno al meglio delle proprie capacità, della propria voglia e volontà di cambiare le cose. La vastità del Parco rende la sua “depurazione” ardua e lunga; richiede l’azione di molte persone, e di tanto tempo, considerando la quantità di rifiuti presenti e le difficoltà del tirarli fuori. Il gruppo ha operato nelle zone di “Miralago”, “Fascetelle”, “Rena Rossa”, “Bufalara” e “le 3 Fontane”, riempiendo a più riprese i mezzi per rifiuti ingombranti e indifferenziati messi a disposizione dalle amministrazioni comunali, che si sono impegnati a raccogliere l’immondizia senza preoccuparsi della zona di appartenenza, senza pensare, una volta tanto, a quello che spetta a te e quello che spetta a me, ma uniti col solo obiettivo di rimediare agli errori fatti, da tutti, fino ad oggi. E’ stato riallacciato il dialogo, precedentemente compromesso, tra i due sindaci dei comuni che hanno partecipato in questa impresa. Le loro idee e il confronto con chi si è sporcato le mani per un parco pulito e meglio gestito lasciano ben sperare che vi saranno altre giornate come questa ma anche cambiamenti che vengono non solo dall’azione di volontari. Bisogna però fare attenzione, perché l’uomo è un buon approfittatore. Non è sempre capace di riconoscere i suoi sbagli e cambiare cercando di evitare di ripeterli. Qualcuno addirittura potrebbe sentirsi incentivato a spegnere ancora i colori profondi di queste zone, pensando che qualche altra giornata di questo tipo ne riporti lo splendore e la lucentezza. Sono i ragazzi di queste terre che devono farsi sentire. Devono accrescere l’orgoglio per quello che hanno. Devono, prima o poi capire quanto è importante prima di tutto amare la propria terra. Devono convincersi che questo territorio, per le mille e più bellezze che ha, potrebbe costituire davvero una nuova risorsa. Bisogna credere davvero che si può tornare a vivere tra queste montagne e che questo è il primo passo per restare. Migliorare e incrementare le visite in questo territorio riporta la speranza di lavorare serenamente, grazie alla propria terra; bisogna capire che ci sono le possibilità per non lasciare i propri luoghi e che non è sempre necessario cercare altrove come vivere. Nessun rifiuto ha le gambe per spostarsi da solo. Nessun frigorifero prende un aereo e si getta col paracadute in cerca di un verde prato nel quale stendersi. Nessun materasso nuota per cercare una pozza che potrà accoglierlo. I rifiuti che sono sparsi per il parco non sono lì per loro volontà, o perché piovuti dal cielo in una giornata come quella di ieri. Gran parte dei responsabili della loro presenza è da ricercare nelle zone vicine al loro ritrovamento. Bisogna denunciare queste azioni, siano essi “piccoli” rifiuti quali piatti e bicchieri di plastica, siano essi rifiuti grandi e pericolosi per la natura ma anche per l’uomo. Bisogna arrabbiarsi con chi, anche solo per un attimo, decide di gettare in terra i contenitori del suo pranzo sul lago. Noi dobbiamo essere orgogliosi delle nostre terre e delle nostre origini. Perché ci appartengono, perché sono la nostra storia, perché, in passato, per ottenere un territorio, bisognava combattere, lottare col proprio sangue! Perché nulla di quello che abbiamo ci è dovuto e nessuno deve mancare di rispetto a quanto ci appartiene. L’incontro tra i sindaci e la volontà di tutti i presenti e anche di chi non ha potuto partecipare ma vuole che le cose cambino, rappresentano la vera ricchezza del momento che non deve andare persa, ma che anzi deve essere coltivata, per raggiungere obiettivi sempre più impegnativi. Bisogna essere in tanti, bisogna ritornare ad amare la propria terra, bisogna imparare a dire no all’inciviltà, bisogna iniziare a fare un po’ di guerra, un po’ di rivoluzione. Le vecchie mentalità, l’ignoranza, i legami col passato, devono essere solo uno strumento per migliorare la situazione, non una scusa per lasciarla inalterata o addirittura per giustificare azioni che ne danneggiano anima e salute. Non può essere una giornata di pioggia a fermare la voglia di rivendicare la propria terra, non può essere la sfiducia nelle amministrazioni a compromettere le proprie potenzialità e non devono essere di certo i giovani attenti ai loro doveri a pagare per la noncuranza altrui. Ieri ho visto persone innamorate del loro Parco, persone che non vogliono più sedersi sulla morbida illusione che nulla si può cambiare, perché tanto nessuno fa niente. Smettiamola! Iniziamo a fare quello che si può fare! Iniziamo ad essere uniti nel nome di un solo grande obiettivo. Così si cambia la storia, così si rivendicano i propri diritti, nel rispetto dei propri doveri. Il vero risultato di quanto fatto è che ieri si è raccolta tanta immondizia, ma soprattutto si è seminata una nuova speranza e si è sviluppata una nuova forza. Tutto nel nome di un obiettivo di tutti, non in nome del mio o del tuo interesse, ma nella volontà comune di lottare per un Parco Regionale del Matese sempre più pulito, sempre più naturale, sempre più nostro. (Comunicato segnalato da Sisto Bucci by Giuseppe Improta )

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”