L’Aquila, in una perizia l’atto d’accusa “Inspiegabile la scelta di non dare l’allarme”.  Nelle carte anche le intercettazioni: il capo della Protezione civile chiese di denunciare Giampaolo Giuliani L'Aquila, in una perizia l'atto d'accusa  "Inspiegabile la scelta di non dare l'allarme"

ROMA – (di Attilio Bolzoni) Quante furono le scosse prima della grande tragedia? E cosa raccontavano agli esperti quei violenti movimenti della terra? Tutto? Niente? Si poteva prevedere il crollo dell’Aquila? Si sarebbero potute salvare delle vite? C’è uno studio che dà risposte a ciascuna di queste domande, una relazione che i procuratori hanno “acquisito agli atti” – insieme ai report della Protezione civile, ai pareri di sismologi, alle analisi dei geologi – come fonte di prova per la loro indagine. Il mistero dei terremoti ha sempre spaventato e affascinato, questa volta però quelle quattrocento scosse che avevano annunciato l’Abruzzo raso al suolo si sono trasformate nel “corpo del reato” dell’ultima inchiesta su 308 morti. Dopo i disperati telegrammi del sindaco Cialente alla Presidenza del Consiglio, dopo le proteste dei sopravvissuti, dopo gli sbeffeggiati allarmi di Giampaolo Giuliani, qualcuno ha ricostruito tutta la vicenda e ha concluso: “Resta inspiegabile il fatto che i responsabili della Protezione Civile, oltre a scegliere l’opzione allerta-no (scelta legittima se pur criticabile dal punto di vista metodologico), abbiano potuto assumersi la responsabilità di scoraggiare le iniziative di prevenzione che molti cittadini suggerivano o autonomamente assumevano”. L’indagine giudiziaria è partita da uno studio che ha per titolo “Prevedere i terremoti: la lezione dell’Abruzzo”, è firmato da Giuseppe Grandori e da Elisa Guagenti – il primo professore emerito e la seconda ex professore ordinario del Politecnico di Milano – e che ha affrontato il prima e il dopo del sisma all’Aquila. Relazione tecnica ma neanche tanto. Comincia così: “È opinione largamente condivisa che non esistano attualmente teorie e modelli matematici che consentano di affrontare utilmente il problema della previsione a breve termine dei terremoti… Su questa tema, il messaggio passato attraverso l’informazione dopo il terremoto del 6 aprile è stato: la previsione dei terremoti non è possibile”. I due professori del Politecnico esaminano la scelta che avrebbero dovuto prendere i capi della Protezione civile – allerta sì, allerta no – ragionando sui costi, sui disagi, sulle conseguenze dei falsi allarmi e poi indicano cosa non è stato fatto da chi aveva il dovere di fare: 1) non hanno tenuto conto che “la regione dell’Aquilano risulta, fra le 20 regioni considerate, quella con la maggiore probabilità di un forte evento nel ventennio 1995/2015”; 2) la “presenza di danneggiamenti alle ricostruzioni provocata dalle scosse di scarsa magnitudo dei giorni precedenti induceva a ritenere particolarmente pericoloso un eventuale forte terremoto”; 3) “A favore dell’allerta vi era, un importante elemento indipendente: il costo sociale di un eventuale allerta falso era prossimo allo zero”. I due studiosi sostengono in pratica che la Protezione civile avrebbe dovuto individuare dei luoghi di raccolta, organizzare l’evacuazione dagli ospedali, provvedere all’abbandono delle case danneggiate, ordinare l’arrivo di mezzi di trasporto. Insomma, la protezione avrebbe dovuto proteggere. Ma non l’ha fatto. Nello studio si fa riferimento all'”annuncio cautelativo” del terremoto del 23 gennaio 1985 in Garfagnana, “zona che era stata allertata a seguito di una scossa di magnitudo 4,2”. Agli atti dell’inchiesta è finito anche il libro “L’Aquila non è Kabul”, scritto da Giuseppe Caporale, la cronaca di una tragedia annunciata dove si racconta che Giuliani è stata la prima vittima del terremoto. Insultato e denunciato per “procurato allarme”. Una campagna denigratoria, partita quando lui ha cominciato a lanciare i suoi Sos. Telefonata intercettata dai carabinieri del Ros, quelli che già indagavano sui grandi affari della “cricca”. Sera del 12 marzo 2009, il funzionario Fabrizio Curcio chiama Guido Bertolaso: “Volevo solo avvertirla che… c’è di nuovo quello scemo che ha iniziato a dire che stanotte ci sarà il terremoto devastante”. Guido Bertolaso: “Ma chi è questo?”. L’altro: “Questo è Giuliani che ogni tanto se ne esce con queste dichiarazioni”. Bertolaso: “Ma che stai dicendo? Succede una cosa del genere, uno lo denuncia per procurato allarme e viene… viene massacrato”. E così è andata. (04 giugno 2010)*(Fonte: Repubblica)

Leggi articoli correlati:

TERREMOTO: COSTANTINI (IDV), VERGOGNOSO ACCUSARE MAGISTRATI

Giuliani: non sono uno sciacallo, ma ora se ne vadano

Leggi altro articolo correlato:

Terremoto L’Aquila, mancato allarme: indagati Boschi, Barberi e vice Bertolaso

ROMA – Ci sono i vertici della Commissione grandi rischi e il vice capo del Dipartimento della Protezione Civile tra i sette indagati della procura dell’Aquila nell’ambito dell’inchiesta sulla mancata evacuazione della città prima del terremoto del 6 aprile 2009.

L’avviso di chiusura indagini, condotte dalla squadra mobile dell’Aquila che ha inviato nei mesi scorsi un dossier alla procura in cui, tra l’altro, si parlava di «negligenze fatali», sarebbe in corso di notifica al professor Franco Barberi, presidente vicario della Commissione, al professor Enzo Boschi, presidente dell’Ingv, al vice capo del settore tecnico-operativo della Protezione Civile Bernardo De Bernardinis, al direttore del Centro nazionale terremoti Giulio Selvaggi, al direttore della fondazione Eucentre Gian Michele Calvi, all’ordinario di fisica terrestre dell’Università di Genova Claudio Eva, al direttore dell’ufficio rischio sismico del Dipartimento della Protezione Civile Mauro Dolce.

Omicidio colposo: è l’accusa rivolta dalla procura dell’Aquila ai membri della Commissione Grandi rischi che il 31 marzo scorso, 6 giorni prima del terremoto che sconvolse L’Aquila, parteciparono alla riunione che si tenne nel capoluogo abruzzese.

Il procuratore della repubblica dell’Aquila, Alfredo Rossini ha spiegato: «Abbiamo indagato sulla Commissione grandi rischi perché ci sono state denunce di persone che hanno subìto questa situazione. Ci sono stati decessi e dovevamo seguire questo filone. I responsabili sono persone molto qualificate che avrebbero dovuto dare risposte diverse ai cittadini. Non si tratta di un mancato allarme, l’allarme era già venuto dalle scosse di terremoto. Si tratta del mancato avviso che bisognava andarsene dalle case». Quanto ai prossimi sviluppi, Rossini ha chiarito che «abbiamo fatto tutte le indagini e depositato gli atti. La fase successiva – ha concluso – sarà portare gli atti davanti ai giudici. Le ipotesi di reato sono omicidio colposo e altri collegati».

Il sindaco Cialente: Boschi disse “il terremoto prima o poi arriva”. «Io in quella sera del 31 marzo ero il vaso di coccio che faceva domande, ma ricordo molto bene le parole di Enzo Boschi dell’Ingv: ma che volete, all’Aquila prima o poi un terremoto arriva…». Così il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente ricorda la riunione della Commissione grandi rischi a 6 giorni dal terremoto. «Non so nulla, ma se venissi indagato sarei proprio cornuto e mazziato…». Il sindaco ricorda che la risposta data alle sue paure fu decisa «e io, dopo essermi arrabbiato per la risposta, mi preoccupai subito, anche perchè in quei giorni stavo mettendo in sicurezza delle scuole che avevo chiuso per colpa delle scosse precedenti senza avere i soldi per farlo». Qualche giorno prima del sisma, il 6 aprile, Cialente aveva scritto a Bertolaso segnalando che il quadro era allarmante e chiedendo risorse e fondi.

La Protezione Civile: incomprensibile l’attività della Procura. «Davvero non si comprende quale sia l’obiettivo della magistratura aquilana» afferma il Dipartimento della Protezione Civile sottolineando che «non può infatti che auspicarsi che l’operato della magistratura inquirente non sia diretto, come invece afferma il procuratore capo, ad un risultato conforme a ciò che la gente si aspetta». E questo perchè così facendo «si arriverebbe all’assurdo che la giustizia non persegue l’applicazione delle norme popolazione, seppur colpita da lutti e sofferenze ma gli umori e i desideri di una parte della enormi».

Allora evacuiamo Bologna. «Se si dovessero prendere in considerazione alcune dichiarazioni rilasciate oggi dai magistrati aquilani, dovrebbero essere evacuate Bologna, Isernia ed innumerevoli comuni delle provincie dell’Aquila e di Rieti. Azione che, a quanto risulta, non è mai messa in atto preventivamente in alcuna parte del mondo, compresi Giappone e California – continua la Protezione civile – In queste ore alcune zone del territorio nazionale sono interessate da sequenze sismiche che perdurano da giorni, più precisamente la zona di Bologna, quella dei monti reatini e quella della provincia di Isernia. Alla luce di quanto ipotizzato dalla magistratura aquilana, ci si chiede allora se debba essere l’analisi scientifica a guidare l’azione dello Stato o le voci di probabili sciagure che, da sempre, vengono annunciate come imminenti».(Fonte: Il Messaggero)

Leggi articoli corelati:

L’Aquila, in una perizia l’atto d’accusa

Terremoto L’Aquila, i rischi furono sottovalutati

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”