Test diossina, i risultati nei cassetti del ministero

NAPOLI — (di Fabrizio Geremicca) Gennaio 2008: la Regione Campania promuove lo studio Sebiorec. Prevede il prelievo di campioni di sangue di 780 persone e del latte materno di 50 donne, in 13 Comuni delle province di Napoli e Caserta, per analizzare il contenuto di diossine e di metalli pesanti. Il progetto nasce al culmine di mesi di preoccupazioni, allarmi e timori circa i danni alla salute dei cittadini campani provocati dalle discariche abusive, dai roghi dell’immondizia, da decenni di sversamenti di sostanze pericolose e nocive da parte delle ecomafie.

Una manifestazione contro il rischio diossina

« La lista delle persone coinvolte nel monitoraggio sarà composta casualmente, in modo proporzionale alla popolazione locale, in una fascia di età che va dai 20 ai 64 anni e in Comuni scelti per diverso livello di rischio ambientale», informa all’epoca il Consiglio nazionale delle ricerche, scelto per realizzare l’indagine, insieme all’Istituto Superiore di Sanità, con l’Osservatorio Epidemiologico, Registro Tumori della Asl Napoli 4 e con cinque tra le Aziende Sanitarie Locali della Regione Campania. Giugno 2010: dopo due anni ancora nulla si conosce riguardo ai risultati. Lo studio resta un mistero. «Eppure— protesta Tommaso Esposito, il sindaco di Acerra — ricordo bene che a dicembre dell’anno scorso, nel corso di una riunione alla quale parteciparono anche rappresentanti dell’ Istituto Superiore di Sanità, si disse che i dati di Sebiorec sarebbero stati resi noti entro poche settimane. Come sindaco e come medico chiedo che si sappia al più presto cosa c’è in quei documenti o, almeno, ci si dica perché non sono stati ancora resi pubblici». Nell’incertezza, infatti, crescono le preoccupazioni e le ansie. Motivate o immotivate che siano, certo giustificabili. Quelle, per esempio, di una ventina tra associazioni e comitati, che hanno promosso una mobilitazione a suon di messaggi di posta elettronica. «Abbiamo lanciato un appello— dice Gennaro Esposito, medico per l’ambiente e presidente dell’associazione Campaniafelix— affinché siano inoltrate mail e telefonate ai colleghi delle aziende sanitarie locali i quali si sono occupati dello studio. Chiediamo loro di sapere dove sono finiti i risultati del Sebiorec, che dovevano essere pubblicati entro la fine del 2009». Insomma, circola il timore che le autorità sanitarie stiano cercando di nascondere qualcosa, che in quei dati ci siano cifre e risposte particolarmente allarmanti. Fabrizio Bianchi, uno dei ricercatori del Centro nazionale delle ricerche i quali hanno condotto l’indagine, garantisce, tuttavia, che i campani dovranno aspettare ancora poco, per conoscere quel che gli studiosi hanno trovato nel sangue di chi si è sottoposto alle analisi. «A fine giugno, al più tardi a inizio luglio — spiega— il rapporto sarà trasmesso dall’Istituto Superiore di Sanità alla Regione Campania. Quest’ultima deciderà, poi, modalità e tempi per renderlo noto. In questa fase si stanno scrivendo le conclusioni». Anche Bianchi, peraltro, è convinto che sia opportuno mettere quanto prima la popolazione a conoscenza dell’esito del progetto Sebiorec: «Purtroppo nel campo sanitario ambientale ci sono posizioni che tendono aminimizzare i rischi ambientali o che esagerano i danni sanitari in assenza di dati certi, alimentando le paure della popolazione già preoccupata. Fare chiarezza in questo senso è doveroso ed è la prima buona azione che lo studio si propone nei confronti della comunità».Intanto, però, evita di fornire anticipazioni: «Sono dati complessi e vanno letti in maniera organica. Sono, inoltre, dati delicati. L’unica cosa che posso dire è che gli allarmismi forsennati di due anni fa erano ingiustificati. Meglio aspettare la pubblicazione integrale del rapporto». Nella speranza che, dopo tanti rinvii, quella di fine giugno sia davvero la volta buona.

COMUNICATO STAMPA a cura dei Medici per l’Ambiente

Acquisite le dichiarazioni a mezzo stampa in data odierna concernenti i drammatici ritardi nel completamento e nella pubblica disponibilità dei risultati dello studio di biomonitoraggio tossicologico su matrici umane definito SEBIOREC, in corso dall’ormai lontanissimo 2007, i sottoscritti Dottori, iscritti Medici per Ambiente (ISDE) della sezione di Napoli e Provincia che, a proprie spese, si sono sottoposti ad analisi di biomonitoraggio tossicologico risultando contaminati da livelli non insignificanti di sostanze come diossine e diossino-simili come i PCB (policlorobifenili), ritengono certamente poco consone al ruolo, e al limite dell’ ingiuria, le affermazioni di “forsennati allarmismi” rese dal Prof Bianchi alla stampa. Appare ormai a tutti bene evidente il significato implicito sia dei gravissimi ritardi che dei sin troppo ovvi ottimistici risultati previsti,  grazie ad un biomonitoraggio fatto “a pool di sieri”, e cioe’ con una analisi ed un solo risultato ogni dieci sieri raccolti (quindi 78 analisi per 780 prelievi di siero messi insieme a gruppi di dieci e sole 5 analisi di latte materno su 50 campioni di latte materno raccolti) sovvenzionati dallo Stato per una cifra non inferiore a 2.5milioni di euro nel lontano 2007. Nostro ruolo e nostro preciso dovere deontologico, fatto a nostre spese, è stato solo quello di tentare (inutilmente!) di accelerare tali indispensabili accertamenti da parte degli organismi competenti preposti, specie regionali. Di “forsennato” appare ormai  chiarissimo  che ci sono stati solo ritardi e sottovalutazioni del problema che esigeva interventi, anche di biomonitoraggio tossicologico,  piu’ mirati e scientificamente non criticabili (ad esempio abbiamo speso milioni di euro per dosare la diossina nei cassonetti in fiamme e non lo abbiamo fatto nei Pompieri esposti ai roghi ai sensi vigente DL 81/08, ed il disegno dello studio SEBIOREC  è stato definito errato dal Prof Donato Greco e non da noi) e di certo analizzando campioni individuali e non “a pool”, dati i gravissimi dati degli ormai lontanissimi e sempre lentissimi studi di epidemiologia ambientale, successivamente  ampiamente confermati dalle analisi disposte dalla Magistratura inquirente e persino da organismi terzi e indipendenti come la Marina degli Stati Uniti (US NAVY) . Noi abbiamo eseguito le analisi su noi stessi nel giugno 2007, dopo averne fatto pubblica comunicazione in un consiglio comunale ad Acerra, proprio e soltanto per accelerare il SEBIOREC nella infinita stima di Ricercatori insigni come il Prof Bianchi, ed i risultati li abbiamo resi pubblici e disponibili nel settembre 2007, negli stessi tempi e modalità di quanto fatto dal Comune di Brescia nel “caso Caffaro “ di pochi anni prima. In data 16 gennaio 2008, per obbligo di legge concernente il doveroso allarme da parte di un medico in caso di conoscenza diretta di grave rischio per la  salute pubblica, ne abbiamo fatto anche pubblica Comunicazione al Senato della Repubblica Italiana.Successivamente abbiamo dovuto assistere, impotenti ma interessati, al prezioso intervento persino della US NAVY a tutela dei propri cittadini.  In pochissimi mesi (marzo 2008-ottobre 2009) la US NAVY ha svolto, elaborato, pubblicato ben 4000 pagine di analisi ambientali ed epidemiologiche ed ha  conseguentemente fatto allontanare  i propri cittadini e militari dalle zone controllate sulla base del principio di precauzione, che, per i cittadini campani, evidentemente non esiste!  Riteniamo pertanto inaccettabile ed offensivo, ed ormai del tutto inutile, tentare di giustificare ritardi ed omissioni con accuse di “allarmismi forsennati” . Come nel caso del terremoto dell’Aquila, a nostro avviso appare semmai un penalmente rilevante comportamento omissivo e di assoluta “mancanza di allarme” da parte degli organismi (specie regionali) istituzionalmente preposti alla tutela della salute pubblica in una Regione, come la Campania, che da oltre trenta anni è l’epicentro nazionale del “terremoto”  del pericolosissimo e turpe commercio di rifiuti tossici industriali che ha avvelenato, e continua ad avvelenare,  con obbligati, conseguenziali  e certi riflessi sulla salute pubblica (di ben oltre 370 cittadini come a L’Aquila),  il territorio della Regione Campania! Che poi nei nostri corpi ci siano veleni come diossine, PCB o metalli pesanti dipenderà soltanto da quello che la camorra avrà ormai abbondantemente sversato,  da quello che gli organismi preposti a tutela non avranno controllato, e da quello che nostro Signore avrà eventualmente provveduto, miracolosamente, a non farci assumere. Napoli, li 5 giugno 2010 

Dottor ANTONIO MARFELLA , ISDE Napoli; Dottor GENNARO ESPOSITO, ISDE Nola; Dottor LUIGI MONTANO, ISDE Acerra

 Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”