Terzigno(Na)- (di Fabrizio Geremicca ) Notte di tensione e di tafferugli tra manifestanti e polizia a poche centinaia di metri dalla discarica Sari di Terzigno, in attività da circa un anno, e dalla vicina cava Vitiello, che nelle intenzioni del Governo diventerà un altro sversatoio. Tutto è iniziato alle 22 di venerdì, quando circa 500 persone si sono riunite alla rotonda di via Panoramica, a 200 metri dalla Sari, per partecipare all’assemblea che era stata promossa dal Movimento per la difesa del territorio dell’area vesuviana. Tema dell’ incontro: le iniziative per chiedere la chiusura e la bonifica della Sari e per evitare che la cava Vitiello sia trasformata in una mega discarica destinata a tre milioni e mezzo di tonnellate di rifiuti. Punti di particolare attualità, anche alla luce della visita di un mese fa di una delegazione di europarlamentari, i quali hanno duramente criticato i progetti di realizzare sversatoi all’interno del Parco del Vesuvio, sito di importanza comunitaria tutelato dalla normativa di Bruxelles. Alle undici e mezza di sera, ad assemblea conclusa, imanifestanti hanno improvvisato un corteo in direzione di via Nespole, per sollecitare un incontro col Prefetto. Sono stati bloccati quasi subito. Hanno quindi optato per un blocco stradale all’altezza della rotonda di via Panoramica, piazzando tra l’altro alcune cassette di legno sulla carreggiata. Lungo quella strada, ogni notte, transitano tra i 110 e i 150 compattatori diretti alla discarica col loro carico di rifiuti. All’ una e mezza la polizia è intervenuta per forzare il blocco. A questo punto, le ricostruzioni divergono. La versione della Questura è che i manifestanti hanno risposto all’intervento facendo esplodere una bomba carta, che ha ferito un agente. Un’auto della polizia è stata danneggiata. Ben diverso il racconto di Giacomo Acunzo, ventiseienne studente di Giurisprudenza, che abita a mezzo chilometro dallo sversatoio. Sostiene: «Quando gli agenti ci hanno intimato di spostarci, ci siamo ammassati tutti — eravamo rimasti un centinaio — sulle aiuole al centro della rotonda. Ciononostante, la polizia è salita lì in mezzo e ha spinto e manganellato chiunque si trovasse davanti. Una signora di 64 anni ha riportato la lussazione di una spalla. Un fotografo ha avuto la macchina fracassata da una manganellata. I celerini hanno cercato di sequestrare cellulari e videocamere». Quanto alla bomba carta, dice: «E’ esploso un petardo lontano da noi manifestanti, quando già la polizia ci aveva allontanato. Certo non siamo stati noi a lanciare nulla». A conclusione degli incidenti, le forze dell’ordine hanno fermato tre persone, poi rilasciate: un docente universitario, il figlio ventiquattrenne di quest’ultimo e il titolare di una pizzeria non lontana dalla discarica. Identificate decine di persone, nei confronti dei quali poterebbero scattare le denunce sulla base delle riprese filmate degli scontri. Proprio imanifestanti, tuttavia, si preparano a loro volta a presentare un esposto alla magistratura relativo alle condizioni in cui è gestita la discarica Sari da Asia e da Ecodeco, una partecipata di A2A. In sostanza, dallo stesso tandem al quale è affidato l’ inceneritore di Acerra. «Siamo entrati in possesso della relazione stilata dall’Arpac a inizio maggio, dopo un sopralluogo nello sversatoio», sottolinea Acunzo. «Ebbene — prosegue — i tecnici dell’agenzia per la protezione dell’ambiente hanno scritto nero su bianco che quella discarica non è a norma». In particolare, rilevano: «Si avvertono esalazioni maleodoranti, percepibili in modo evidente all’esterno dell’invaso». Ancora, sottolineano: «Parte dei rifiuti, che hanno già riempito il settimo anello, poggiano sul telo dell’ottavo anello ancora non completato e, in parte, fuoriescono dallo stesso, poggiando direttamente sull’argilla. Si notano ristagni di percolato, in alcuni punti, lungo le sponde dell’ottavo anello». Non basta: «La rete di contenimento della scarpata si presenta lacerata in diversi punti. Non è in funzione l’impianto del percolato, che è trattato fuori sito. Al termine del sopralluogo, nonostante siano terminate le operazioni di copertura dei rifiuti, parte degli stessi risultano scoperti». L’Arpac lancia anche l’allarme per le coltivazioni circostanti la discarica: «Al passaggio degli automezzi si elevano notevoli quantitativi di polveri che potrebbero danneggiare gravemente la produzione agricola». Contro le discariche nel Parco sono da tempo mobilitati anche il presidente della riserva naturale, Ugo Leone, e Legambiente. Il Tar ha accolto un ricorso finalizzato a bloccare i lavori per la realizzazione della strada di accesso alla cava Vitiello. Il consiglio dei ministri, tuttavia, intende procedere. Quanto alla Sari, secondo le previsioni dell’assessore alla Provincia di Napoli, Caliendo, sarà utilizzabile ancora per 12-16 mesi. I comitati, invece, sostengono che, a questi ritmi, sarà esaurita subito dopo .(Art. di Fabrizio Geremicca.Fonte: Napoli )

Articoli correlati:

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”