Pomigliano D’Arco(NA)- «È ovvio che io faccio il mio dovere, e quindi tengo i contatti necessari, e che il governo nel suo complesso è straordinariamente interessato all’ investimento di Pomigliano». Lo ha detto oggi, a Treviso, il ministro del welfare, Maurizio Sacconi. «Siamo interessati – ha concluso – non solo per la realtà, per i lavoratori coinvolti, ma per l’intero Mezzogiorno, perchè l’investimento può e deve rappresentare una svolta per la capacità del Mezzogiorno di attrarre investimenti».
VENDOLA: «IN GIOCO LA DEMOCRAZIA» A Pomigliano è in gioco unaquestione di democrazia, e non solo sindacale. Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, che sta partecipando al corteo della Cgil, a Napoli, in occasione dello sciopero generale. Vendola sta mostrando una maglietta con la scritta «Pomigliano non si tocca». «Anche un manager intelligente e planetario come Marchionne – ha detto – deve sapere che c’è un limite alle prerogative del sistema di impresa. Quel limite si chiama dignità dei lavoratori». «Qualcuno pensa che sia una strana questione sindacale. La partita che si è giocata a Pomigliano riguarda invece per intero l’idea di democrazia che c’è nel nostro Paese. Se la democrazia si ferma davanti ai cancelli di una fabbrica e se il diritto alla vita e alla salute valgono di meno, oltre i cancelli di quella fabbrica, vuol dire che si sta tracciando una storia, quella che per esempio riguarda l’articolo 1 della Costituzione. Una repubblica democratica fondata sul lavoro: questa è l’Italia che qualcuno vorrebbe seppellire», ha concluso.

BERSANI: “UN ANNO PER SALVARE FABBRICA” «La Fiat confermi l’investimento a Pomigliano e poi si cerchi una chiave di dialogo per rimuovere alcune preoccupazioni sull’accordo e sulla sua applicazione». Pierluigi Bersani, segretario del Pd, in un’intervista alla Stampa sottolinea che è necessario cercare un dialogo per «rendere più agevole il cammino di un investimento che va confermato» e al ministro Sacconi chiede di abbandonare schemi ideologici per dare un contributo vero. «Ci sono mesi per garantire una prospettiva a Pomigliano», dice Bersani, che definisce la vicenda «un caso eccezionale e non esemplare». Sull’accordo, Bersani ricorda che la Fiom non accetta due punti, «se fossi al governo – prosegue – incoraggerei un punto di incontro. Magari anche a riflettori spenti, se necessario». Quanto alla pluralità di posizioni sul caso Pomigliano emerse dal Partito Democratico, Bersani replica: «siamo un partito che non avrà mai il bavaglio. Ma sia l’assemblea nazionale, sia la manifestazione di sabato scorso, che la direzione hanno sancito una linea univoca». Quanto all’ipotesi Newco, Bersani risponde al Mattino di non volerne nemmeno sentir parlare e invita a rispettare gli impegni presi. E sul risultato del referendum fra gli operai osserva: «ha ribadito quello che ho sempre sostenuto. E cioè che l’investimento va fatto, ma tenendo a mente le preoccupazioni delle persone». E ricordando che nella vicenda si sta parlando di lavoro, realtà industriale, invita il governo a non fare esperimenti «sulla pelle della gente»

CAMUSSO: “SÌ AD ACCORDO FIAT-FIOM”  C’è tutto il tempo per riflettere e trovare una soluzione con la Fiat ai problemi che pone la Fiom. Ne è convinta Susanna Camusso, vicesegretario generale della Cgil, intervistata dal Corriere della Sera. La decisione del Lingotto di fare a meno della Fiom è «più frutto dell’irritazione per un risultato nel referendum inferiore alle attese – dice Camusso – che una scelta ponderata. La Fiom è fortemente rappresentativa e non credo che se ne possa fare a meno», anche perchè «non poniamo mille problemi ma due: non è giusto penalizzare i malati veri se c’è assenteismo e non si deve intaccare il diritto di sciopero. La Fiat dice che non è sua intenzione? Lo espliciti».

OPERAI: “MARCHIONNE NON PORTERÀ PANDA”
A due giorni dal referendum, tra gli operai del ‘Giambattista Vico’ c’è chi non è affatto convinto che Marchionne abbia intenzione di portare la Panda a Pomigliano d’Arco. A cancelli chiusi, i lavoratori stanno cercando di capire le reali intenzioni dell’azienda, anche alla luce dell’unico commento della Fiat al voto. «Marchionne non vuole portare la Panda qui – dice qualche lavoratore – lo dimostra il fatto che nel comunicato dell’azienda non fa riferimento alla produzione. Abbiamo votato ‘sì, ora rispettasse l’accordo». Nel centro storico del paese i cittadini discutono della formazione della nazionale, del rischio di uscire dal mondiale di calcio, e della Fiat: «Lippi mette Gattuso», dice un anziano in piazza Primavera. «Ci vorrebbe un difensore anche al Vico», gli fa eco un altro pensionato. «La Fiat se chiude distrugge un paese – sostengono poi – sono 15mila famiglie a rischio. Sta giocando sulla pelle delle persone per i soli interessi degli Agnelli. Dovrebbero vergognarsi». E nel frattempo qualche operaio, anche in compagnia dei propri figli, si reca nello stabilimento, dove sono al lavoro i soli addetti alla manutenzione, semplicemente per riscuotere contanti dal bancomat: «Sappiamo che ci sono altri bancomat, ma preferiamo l’azienda anche solo per respirare l’aria della fabbrica e discutere della vertenza».

COSI’ SACCONI Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi si dice convinto che la Fiat passerà la produzione della Panda a Pomigliano, come previsto dal piano. «No, assolutamente no, non ne vedo la ragione», ha risposto, intervistato da Sky, alla domanda sull’ipotesi di un mancato trasferimento della produzione della Panda nello stabilimento campano. «C’è la conferma del percorso ipotizzato», ha spiegato, precisando che saranno «le parti firmatarie del contratto a verificare i vari passaggi» per l’attuazione del piano. «In Italia c’è una componente, un pezzo di establishment, a cui quando le cose vanno bene secca tanto, mi dispiace, mi dispiace, rischiamo di avere davvero la Panda a Pomigliano». Lo ha destro il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, assicurando che la posizione di Fiat è a favore dell’investimento: «È stata inequivoca, ha preso una posizione netta, ha detto io procedo per attuare l’accordo con i firmatari».

LA NOTA DELLA FIAT «La Fiat ha preso atto della impossibilità di trovare condivisione da parte di chi sta ostacolando, con argomentazioni dal nostro punto di vista pretestuose, il piano per il rilancio di Pomigliano». Lo afferma in una nota nella quale «apprezza il comportamento delle Organizzazioni Sindacali e dei lavoratori che hanno compreso e condiviso l’impegno e il significato dell’iniziativa di Fiat Group Automobiles per dare prospettive allo stabilimento Giambattista Vico di Pomigliano». «L’azienda lavorerà con le parti sindacali che si sono assunte la responsabilità dell’accordo al fine di individuare ed attuare insieme le condizioni di governabilità necessarie per la realizzazione di progetti futuri». È quanto si legge in un comunicato della Fiat a commento dei risultati del referendum su Pomigliano.

A LUGLIO ALTRA CIG A TERMINI IMERESE Impianti fermi con una settimana d’anticipo rispetto alla chiusura estiva per la Fiat di Termini Imerese. L’azienda ha comunicato ai delegati sindacali che farà ricorso alla cassa integrazione nell’ultima settimana di luglio. La Cig scatterà il 26 luglio. Ad agosto i 1.500 operai saranno in ferie come nel resto degli stabilimenti del gruppo di Torino.

MARCEGAGLIA: UN SINDACATO NON CAPISCE «Supportiamo e apprezziamo la posizione della Fiat e siamo soddisfatti che decida di andare avanti con i lavoratori e i sindacati che condividono quelle scelte. Ribadiamo ancora una volta che c’è un sindacato che non comprende le sfide che abbiamo davanti». Lo ha detto il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, commentando i risultati del referendum svoltosi a Pomigliano e la posizione assunta dal gruppo torinese.

FIOM DURISSIMA «Noi facciamo gli accordi alla luce del sole altrimenti scioperiamo: altre cose non ci appartengono, né nei linguaggi né nei comportamenti». Lo ha detto il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, precisando la posizione dei metalmeccanici della Cgil a proposito di possibili boicottaggi per protestare contro la nuova intesa allo stabilimento di Pomigliano. Per ritrovare il consenso chiesto dalla Fiat per avviare gli investimenti a Pomigliano, è necessario «riaprire il negoziato. Noi siamo pronti ad assumerci tutte le responsabilità, ma non si può ottenere il consenso a comando, ma attivo e partecipato». Lo ha detto il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini.

BERSANI: «NIENTE INCERTEZZE» «Ora la Fiat senza tentennamenti, senza se e senza ma, ribadisca l’investimento su Pomigliano». Lo chiede il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, in piazza Navona dove è in corso la protesta dei sindaci contro la manovra, dopo il successo dei sì al referendum che si è svolto allo stabilimento Fiat. «Nei prossimi mesi – dice Bersani – si trovi un modo per comprendersi meglio. La disponibilità alla flessibilità è universale ma si sono toccati punti delicati su cui va trovata una comprensione migliore». «Mi sembra – conclude il segretario del Pd – che si possa dire che avevamo visto giusto, nel dire che l’investimento va fatto e nel dire che c’erano dei problemi». 

FIAT: «NON CI ASPETTAVAMO TANTI NO» Non c’è ancora alcun commento ufficiale da parte della Fiat, ma certamente l’azienda non si aspettava tanti no dai lavoratori di Pomigliano. La percentuale di voti contrari non sembra raggiungere la «soglia minima» auspicata per gestire l’intesa. Il referendum non è mai stato considerato dalla Fiat il momento conclusivo della partita Pomigliano visto che neanche la valanga di sì, auspicata nel giorni scorsi dall’azienda, sarebbe stata di per sè una certezza. La Fiom ha sempre considerato illegittimo il voto e ha detto che in tutti i casi non avrebbe firmato l’accordo, contro il quale ha continuato a minacciare azioni legali. Un atteggiamento ancora più ostile di quanto Marchionne avesse previsto e, per questo, la Fiat ha anche valutato la possibilità di blindare l’intesa qualora il consenso fosse stato molto alto. Il numero di no così elevato potrebbe tuttavia, a questo punto, spingere il Lingotto anche a considerare altre ipotesi.

BONANNI: «NIENTE RIPENSAMENTI» Se Marchionne volesse fare un passo indietro sul piano per Pomigliano, la Cisl «sarà contro con forza». Lo dice, senza mezzi termini, il segretario generale Raffaele Bonanni. «Mi rifiuto di pensare che Marchionne non garantirà l’accordo – ha detto Bonanni – se si dovesse verificare un’ipotesi del genere con la stessa forza con la quale abbiamo difeso i posti di lavoro, così saremo contro ad un abbozzo di ripensamento».

SACCONI: «MARCHIONNE RISPETTI L’ACCORDO» «Non voglio nemmeno ipotizzare che Fiat cambi idea, ho fiducia nella nota determinazione di un manager come Marchionne che saprà certamente rispettare il patto siglato con le organizzazioni che hanno avuto il coraggio di decidere». Lo afferma il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, a proposito del risultato del referendum allo stabilimento di Pomigliano, dove ha vinto il sì all’accordo non sottoscritto dalla Fiom. «Ora che l’accordo con il referendum è stato inequivocabilmente approvato, io penso che sia una logica conseguenza l’investimento», aggiunge Sacconi, a margine di una conferenza stampa all’Istat. «Il mio auspicio – conclude – e che ora si applichi l’accordo in tutti i suoi aspetti e che anche coloro che non lo hanno sottoscritto vogliano accettare la logica della saturazione degli impianti».  «Pomigliano fa scuola nella disponibilità delle parti sociali a trovare sempre più specifiche soluzioni nelle condizioni aziendali», altrimenti «succede che solo lo sciocco guardi il dito e non la luna». Lo afferma il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, parlando dell’accordo sullo stabilimento napoletano della Fiat e sottolineando il metodo. «Il dito – aggiunge – sarebbe guardare il merito». Alla domanda se l’accordo possa essere esteso ad altre aziende, Sacconi a margine di una conferenza stampa risponde: «questa è una sciocchezza. Ogni stabilimento ha una sua storia». Per il ministro «i fatti sono così duri e veri che i problemi causidici vanno in secondo piano». «Le mie informazioni sono che il risultato del referendum è stato apprezzato dal Lingotto» e «non ci sono gli elementi per dire che l’azienda cambierà idea». Ad ogni modo, «un’ipotesi diversa dal rispetto dell’accordo sarebbe assurda». È quanto ha sottolineato il ministro del lavoro Maurizio Sacconi, ribadendo: «Fiat deve rispettare l’accordo. Credo che debba farlo, non solo dopo questo travagliato percorso, ma credo che lo voglia anche fare. Non voglio nemmeno pensare ad un’ipotesi diversa, non ce ne sono le ragioni e sarebbe un’ipotesi assurda e molto grave».
 
BONANNI: «ORA NIENTE SCHERZI» «La Fiat ora non scherzi e proceda con gli investimenti su Pomigliano». A dirlo è il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, che proprio a Pomigliano aggiunge: «il sì ha vinto e quindi ora non ci sono scuse».

FIOM: «NO DA OLTRE IL 40%»  «Oltre il 40 per cento degli operai addetti alla catena di montaggio hanno votato ‘nò al referendum»: lo ha detto il segretario provinciale della Fiom di Napoli, Andrea Amendola, commentando il risultato dei referendum nello stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco. «Senza contare l’urna degli impiegati – ha sottolineato – il dato emerso è che oltre il 40 per cento degli operai, quindi i diretti interessati alla produzione della Panda, hanno votato ‘nò. tutto l’accordo proposto dalla Fiat, infatti, è spostato sulle linee di produzione, ed è lì che c’è stato un forte dissenso. Ma ci sono stati anche 16 impiegati e capi ‘coraggiosì che hanno scelto di andare contro l’accordo». Per Amendola, inoltre, «oggi è un bel giorno»: «I lavoratori di Pomigliano – ha aggiunto – hanno dimostrato che vogliono l’investimento, vogliono lavorare, ma soprattutto vogliono tutelare i propri diritti». Il segretario della Fiom, infine, ha sostenuto che i ‘nò, hanno smentito le previsioni fatte dal segretario regionale della Uilm, Giovanni Sgambati: «Se non ricordo male – ha concluso – Sgambati alla vigilia del referendum e dell’apertura delle urne, parlava di 500 ‘nò al massimo. Mi sembra che il dato sia triplicato».

BORSA GIÙ DOPO REFERENDUM 
Fiat in Borsa cede l’1,16% a 9,4 euro dopo la vittoria del si al referendum a Pomigliano. Il titolo del Lingotto che ha iniziato la seduta in leggero rialzo, è in linea con l’indice di settore europeo (Dj stoxx auto) che cede l’1,08 per cento.

 

IL ‘SI’ DI POMIGLIANO Oggi Pomigliano ha votato. E ha deciso. Le tute blu dello stabilimento Fiat del Napoletano hanno affrontato una prova inedita, forse la più importante della loro vita lavorativa votando in larga maggioranza per il sì. Quando lo scrutinio di circa il 20% dei voti consegna quasi il 77% dei consensi a favore dell’accordo separato del 15 giugno il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi interviene per sottolineare la svolta a suo dire epocale, paragonabile all’accordo di San Valentino che portò all’abolizione della scala mobile. «Da oggi il paese si rivela ancora più moderno» dice Sacconi e esorta la Fiat a riconoscere «che vi sono tutte le condizioni per realizzare il promesso investimento in un contesto di pace socialè. Dire sì o no ad un’intesa con l’azienda e sulla loro vita è stata comunque dura per gli operai di Pomigliano. Ma sono andati a votare praticamente tutti. Su 4.881 aventi diritto hanno consegnato la scheda nell’urna 4.642 operari, il 95%. Un’adesione altissima, dice la Uilm. »Un robusto viatico per il futuro della fabbrica«, aggiunge la Fim Cisl. Ma nessuno, allo stabilimento Fiat di Pomigliano, oggi aveva voglia di sorridere. Volti scuri, sia all’entrata sia all’uscita dei turni. Tute blu silenziose, molte a testa bassa. In un giorno in cui anche la cassa integrazione Š stata annullata, proprio per consentire la partecipazione alle votazioni, la rabbia era tanta. E la preoccupazione ancora di più. Lina, 30 anni in Fiat da 9, arriva davanti ai cancelli alle 14. Occhialini tondi, sembra quasi una prof. È diplomata e la scorsa notte, ammette, non ha chiuso occhio. »Sono in ansia ma voglio essere ottimista, devo esserlo per forza, qui si sta parlando del nostro futuro«, ammette. Futuro, appunto. Lo urlano a squarciagola i sostenitori del no al referendum, coloro che se la prendono con »Marchionne, l’infame, che vuole cancellare i diritti costituzionali« e che si oppongono all’intesa siglata lo scorso 15 giugno tra la Fiat e tutte le sigle sindacali, tranne la Fiom, inveendo anche contro i sostenitori del s. Al centro di tutto il ‘progetto Pandà a Pomigliano, vale a dire 700 milioni di investimenti e quindi la salvezza dello stabilimento. Questo Lello lo sa bene. Ecco perché, con una moglie in attesa di due gemelli oggi confessa di aver votato sì. Cita la nonna e un proverbio napoletano: »O mangi questa minestra o ti butti dalla finestra«. Come dire »per noi che vogliamo lavorare non c’era altra scelta che per il si«. E sono proprio alcune tute blu a difendere l’accordo messo sotto accusa dalla Fiom, anche oggi. Escono dai cancelli e a testa alta dicono: »Sulla Fiat sono state dette solo bugie. Non ‚ vero che sono violati i diritti costituzionali«. Giuseppina Castaldi, 21 anni in azienda, spiega: »È un piano più rigoroso ma a noi sta bene«. Carlo De Simone, reparto verniciatura, dal 1990 in azienda, va anche oltre. »I nostri diritti sono tutelati e poi abbiamo anche un ritorno economico grazie al turno di notte, 3mila euro lordi l’anno«. In tanti, per la verità, lasciano intendere di aver votato sì, »perch‚ non abbiamo altre scelte«. »Dopo che ti hanno lasciato per due anni morire di fame con la cassa integrazione, ora come fai a scrivere no su quel foglio?«, dice ancora Lello. Ma c’è‚ chi, chiaro e tondo, dice di aver votato no. È Mario Di Costanzo, da 11 anni a Pomigliano, rsu della Fiom. Descrive un clima di intimidazione, forte, che oggi c’è stato all’interno dello stabilimento. »Qualche capo ha chiesto di fotografare il voto e poi hanno mandato sms ‘Se voti no perdi il lavorò«. Nel pomeriggio, quando il cielo si riempie di pioggia, dai cancelli escono Bruno e Salvatore, entrambi alla catena di montaggio. »Gli operai della Fiat sono coraggiosi«, premettono e poi dicono: »Abbiamo votato no. Non abbiamo paura di perdere il lavoro e non ci sentiamo nemmeno in colpa«. Qualcuno canta Bella Ciao quando gli operai entrano. E intanto, a tarda serata, davanti allo stabilimento arrivano i pullman blu, pronti a riportare gli operai a casa. Qualcuno prova a chiedere all’uscita dai turni: come è andata, oggi è stato il vostro giorno? Ciro, tuta blu da 20 anni, si gira e sorride. Poi si ferma un attimo e risponde: »Noi siamo lavoratori, mica siamo quelli che decidono…«.

SI’ VINCE MA NON SFONDA Vince ma non sfonda il sì al referendum che si è svolto oggi allo stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco: un voto che è servito ai lavoratori per esprimere il proprio consenso o meno all’intesa siglata lo scorso 15 giugno tra la Fiat e la sigle sindacali, eccetto la Fiom. I sindacati si dicono soddisfatti del 63% dei consensi circa conquistato dal sì mentre il ministro Sacconi afferma che adesso il paese è più moderno. Ma nella fabbrica campana della Fiat sono tutti consapevoli che a pesare nel prossimo futuro sarà anche il 36% raggiunto dal fronte del no. Ora è tutto nelle mani della Fiat e qualcuno, come la Fiom, teme che questo risultato possa non bastare al Lingotto e che l’azienda possa giocare sulla percentuale negativa registrata nella consultazione per tirarsi indietro e negare gli investimenti, ovvero i 700 milioni per il progetto nuova Panda a Pomigliano. Poco dopo i primi scrutini, che in verità sembravano profilare una vittoria del sì con oltre il 76%, il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi aveva esortato la Fiat a riconoscere che «vi sono tutte le condizioni per realizzare il promesso investimento in un contesto di pace sociale». C’è poi l’altro fronte dei sindacati con la Fim e la Uilm in primo luogo, che se da un lato si dicono soddisfatte del successo ottenuto, dall’altro chiedono alla Fiat di ratificare presto l’accordo e, quindi, di tener fede agli impegni. Saranno quindi giorni altrettanto decisivi quelli che seguiranno al referendum di ieri. Il sindacato più critico all’accordo, la Fiom, anche stanotte ha ribadito il suo no all’intesa, ma secondo quanto sottolineato dal segretario della federazione napoletana, Massimo Brancato, «se la Fiat apre una trattativa e si predispone ad una mediazione che rispetti la costituzione, le leggi dello stato e il contratto, ci sediamo a un tavolo e siamo disponibili a fare un negoziato». E a chiedere di riaprire le trattative, quando il risultato già sembrava offrire ai contrari all’accordo un risultato per così dire affatto deludente, arriva anche la vice segretaria nazionale della Cgil, Susanna Camusso: «la partecipazione al voto era prevedibile come la prevalenza del sì – spiega la sindacalista – Chiediamo a Fiat di avviare l’investimento e la produzione della nuova Panda a Pomigliano e di riaprire la trattativa per una trattativa condivisa da tutti». E se il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, subito dopo l’esito del voto sottolinea che in questo referendum «ha vinto il lavoro e il buon senso», il segretario della Uil Campania, Giovanni Sgambati mette in evidenza come «una percentuale così elevata di partecipazione non si era mai registrata in un referendum sulla flessiblità nel settore metalmeccanico». Un buon risultato, avvertono, anche se stasera, all’uscita della fabbrica alcuni lavoratori dello stabilimento, con in mano solo le primissime proiezioni hanno comunque già avvertito: «anche se vince il sì la lotta per i nostri diritti continua».(Fonte: LEGGO)

Pubblicato da red. prov. ” Alto Casertano-Matesino & d”

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