Tragedia sfiorata a Casamarciano (NA): sprofonda un’altra cavità artificiale.

Casamarciano(NA)- (del prof. Franco Ortolani) I quotidiani del 6 agosto c.a. hanno diffuso una scarna notizia relativa all’ improvviso cedimento del suolo, avvenuto a Casamarciano nel nolano, sotto i piedi di due signore che sono precipitate per circa 15 m. Fortunatamente le signore sono state salvate e l’evento non si è trasformato in “notizia” di rilevante interesse. Diciamo subito che per gli inesperti e i disattenti quest’ ultimo sprofondamento non è una notizia importante. Basta ricordare quanto lo scrivente ha scritto su Il Mattino e su Terra e nelle note diramate in internet e rinvenibili in vari siti (che si sono dimostrati sensibili e preoccupati per la sicurezza ambientale e dei cittadini) dopo il tragico crollo (31 luglio scorso) dell’edificio di Afragola per comprendere che l’evento di Casamarciano rappresenta un ulteriore “avvertimento” importante. Mentre per Afragola si può affermare che il cedimento strutturale non è stato provocato dal cedimento di un pozzo verticale di collegamento tra la superficie del suolo e una cavità nel tufo, lo sprofondamento di Casamarciano ne rappresenta l’effetto tipico con una voragine di forma subcircolare che ha inghiottito le due ignare signore fino alla base della grotta artificiale. I dissesti del sottosuolo rappresentano una delle cause diffuse di crolli di edifici e di sedi stradali del napoletano nelle aree delimitate in rosso trasparente nella figura 1, frequentate da circa due milioni di abitanti, dove si rinvengono diffuse cavità artificiali che localmente possono rendere precaria la stabilità e la sicurezza dei manufatti e dei cittadini che transitano e operano sulla superficie del suolo. Le cavità artificiali sono state scavate negli strati di pomici e nel tufo per ridurre i costi della realizzazione degli edifici, fino all’inizio del 1900. E’ stato diffusamente ricavato il materiale da costruzione dal sottosuolo realizzando pozzi verticali (quasi mai rivestiti) fino a raggiungere gli strati di pomici (lapilli) e il sottostante tufo. All’interno degli strati di pomici (a profondità variabile da circa 4m a circa 8m e aventi spessori variabili da circa 80cm a circa 1,50m) sono state scavate vere e proprie gallerie sub orizzontali (tane di lapillo). Raggiunto il banco tufaceo (a profondità variabile) attraverso i pozzi verticali, sono state scavate cavità suborizzontali di altezza variabile da circa 4 m a circa 8 m e larghezza simile. Attraverso i pozzi è stato sollevato il materiale da costruzione; finita l’estrazione la cavità veniva di solito usata come deposito di derrate alimentari e come cantina. Gli edifici ubicati nei centri storici venivano costruiti attorno alla cavità in modo da garantirne la stabilità; i pozzi di accesso venivano, di solito, conservati all’interno dei cortili. Alcuni venivano chiusi tramite assi di legno e calce. I pozzi verticali delle cavità ubicate all’esterno dei centri abitati, come quella del crollo di Casamarciano, di solito venivano chiusi per cui si perdeva completamente la conoscenza circa la loro presenza nel sottosuolo. L’abbandono della manutenzione delle grotte e la dispersione, volontaria o casuale, in esse di liquidi provenienti da tubazioni in aree private e pubbliche e dai campi coltivati può dare luogo a cedimenti istantanei o progressivi. Le parti più vulnerabili delle cavità nel tufo sono rappresentate dai pozzi verticali che raramente sono stati rivestiti con mattoni di tufo fino in superficie per cui i sedimenti sciolti granulari sono progressivamente interessati da piccoli crolli che causano l’ampliamento del condotto verticale nel tratto compreso tra la superficie del suolo e la sommità del banco tufaceo. Dopo alcune decine di anni in corrispondenza dell’imbocco del pozzo verticale chiuso superficialmente si può originare un ampio scavernamento la cui volta può cedere improvvisamente. I danni possono essere certamente prevenuti se si conosce il sottosuolo. Quest’ultimo lo si può conoscere se si investe nella sicurezza dei cittadini. Lo scrivente ha richiamato l’attenzione circa il pericolo di sprofondamenti delle cavità artificiali, scavate dall’uomo nel sottosuolo tra le province di Napoli, Caserta e delle altre aree dove si hanno cavità artificiali scavate dall’uomo nel tufo di cui non si conosce l’ubicazione. Il crollo improvviso di cavità sotterranee, purtroppo, si evidenzierà ancora in futuro per cui è necessario che i responsabili istituzionali promuovano l’elaborazione di un quadro delle conoscenze relative alle cavità partendo dai Comuni interessati. Potrebbe anche innescare una nuova attività di ricerca scientifica finalizzata e certamente non parassitaria che possa consentire di avere una approfondita conoscenza circa la stratificazione delle attività umane svolte finora sulla superficie del suolo e nel sottosuolo elaborando i dati conoscitivi che possiedono i Comuni e le altre Istituzioni competenti ed eseguendo nuovi studi miranti ad incrementare la sicurezza ambientale e dei cittadini. Si tratterebbe di avviare, finalmente, una attività di Protezione Civile basata sulle più avanzate ricerche scientifiche e finalizzata alla prevenzione delle catastrofi.

A cura del prof. Franco Ortolani, Ordinario di Geologia Direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio Università di Napoli Federico II

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”