Ciorlano(Ce)- (di Lino Martone) “Eccezionale strana coincidenza e Ironia della sorte, sono le due insostituibili esclamazioni che si devono gridare a voce alta di fronte allo scandalo di sversamento dei liquami zootecnici direttamente nel Volturno in località Torcino di Ciorlano (leggi quì art) , denunciati ieri e con appropriato provvedimento del sostituto Ceglie. Coincidenza che mette in ridicolo la mala fede e la evidente stupidità dell’ex ministro Zaia e dei suoi lacchè casertani, insieme agli opportunisti di diverso schieramento che, nella foga di vedere come frenare il nuovo protagonismo degli allevatori di bufale insieme al SIAAB esploso tra il 2006 e tutto  il 2007, nel 2008 lo invitarono a Torcino, come giullari di corte,  inventandosi una goffa esaltazione mediatica del futuro della mozzarella biologica in un grande scenario ambientale  e strappando illusorie promesse governative, che poi sono state ripagate addirittura con il commissariamento del Consorzio di Tutela. Insomma il ministro lo portarono in una cloaca, pur di frenare la rabbia del basso Volturno e della pianura Alifana. Adesso l’ex ministro venga qui e venga a chiedere scusa e il nuovo ministro sappia correggere gli errori individuando le forze produttive reali che hanno a cuore le sorti dell’agricoltura. Ironia della sorte perché questo volgare scempio avviene, manco a farlo apposta, a 15 giorni dal 150° dell’Unità d’Italia  con l’incontro tra Garibaldi e Vittorio Emanuele, avvenuto appunto il 26 di ottobre 1860 a Taverna della Catena. Non tutti sanno che quella taverna di Vairano si chiamava “della catena” perché vi era appunto una catena che chiudeva la strada venafrana e si apriva quando il re Borbone si recava alle riserve di caccia di Stato appunto di Torcino e Mastrati. Annesso il Sud, il Re fellone che in luogo dei contadini fece l’alleanza con gli interessi agrari più retrivi del Mezzogiorno, vendette per danni di guerra e a “quattro soldi” quelle tenute a un prestanome tedesco il quale, dopo poco tempo, cedette sempre per quattro soldi le tenute di Stato alla famiglia del principe Pignatelli di Napoli. Questo è quanto risulta dagli atti di una inchiesta parlamentare che fece fare il senatore Caso(della DC) nel primo dopoguerra e che fu poi recuperata dall’on. Paolo Broccoli del PCI durante il suo incarico di parlamentare. La storia e l’ironia della sorte non finisce qui. La tenuta Torcino fu poi venduta alla SME che acquisì poi tutta la CIRIO anche con le sue tenute agricole del Matese, Caiatino e Santa Maria la Fossa, con idee faraoniche di piani agro alimentari. La SME era a totale capitale IRI, insomma lo Stato paga a peso d’oro una cosa che gli era stata rubata. Poi inizia la fase della smobilitazione della presenza pubblica in economia, nonostante la SME avesse bilanci attivi e Torcino viene rivenduta un’altra volta a quattro soldi. Negli anni tra l’84 e l’86  con il prefetto Sergio Gibilaro ci furono molteplici incontri per evitare la smobilitazione dello Stato in agricoltura e la svendita di questa grande azienda. Si introdusse surrettiziamente nella vicenda anche l’allora UNICOOP con il chiacchierato gruppo dirigente di allora. Gli sponsorizzatori della vendita sbrigativa dell’azienda erano tanti, di destra e di pseudo sinistra. Feci personalmente notare al prefetto Gibilaro che con il prezzo con cui l’intera azienda Torcino fu poi ceduta a Visocchi(di Marcianise) avrebbero pagato a prezzo di mercato, anche agevole, solo la terra pianeggiante subito coltivabile mentre altri circa 2000 Ha tra montagna e terreno da bonificare gli venivano regalati. Il prefetto mi pregò di fargli giungere una nota circostanziata da consegnare solo direttamente  nelle sue mani poiché si era consolidato il sospetto che il prezzo stracciato era funzionale ad altri possibili rimborsi di camorra. Ma poco dopo al Prefetto fu trasferito. Lo Stato dunque ci rimette per la terza volta e poi ancora una quarta e una quinta quando Visocchi rivende ad altri e si formano le tre grandi aziende agricole attuali di Via Lattea, Ponte reale e Vitale che hanno attinto ad altrettanti progetti pubblici di finanziamento per innovazione. Adesso lo Stato ci ha rimesso tutto, la sua faccia e la sua credibilità, perché da un suo grande possedimento pubblico è venuto l’attacco più volgare alla sua insostituibile risorsa:IL VOLTURNO. Al buon ministro Brunetta bisognerebbe ricordare che il cancro tra Caserta e Napoli lo ha seminato il suo Re, adesso venga qui e paghi il danno. Tuttavia, nonostante l’indiscutibile condanna e la giusta punizione per chi ha commesso quell’odioso reato di sversamento nel Fiume, non posso non spezzare una lancia in favore dell’agricoltura, oggi in profonda crisi e a tutti i livelli. Non basta una condotta statuale puramente punitiva e poliziesca  nei confronti delle campagne. Non basta dettare le Norme circa il carico zootecnico per Ha in relazione ai nitrati. Lo Stato può e deve fare di più, assuma direttamente come opera pubblica urgente e indifferibile, la costruzione di vasche per la digestione anaerobica dei reflui nelle aree di alta concentrazione zootecnica; in questo modo ci guadagna grande energia rinnovabile, aiuta l’agricoltura, protegge l’ambiente e recupera in breve tempo i costi. Al giudice Ceglie e al suo encomiabile impegno gli vorrei ricordare ancora di mantenere fede a quel grande obiettivo alla fine del libro che insieme ad altre quattro Procure produsse alcuni anni fa: “ridiamo al Volturno la dignità di Fiume”. Per questo non basta porre l’attenzione alle stalle ma è urgente prestare nuova attenzione al sistema fatiscente delle centrali idroelettriche sul suo bacino idrografico e al sistema dei depuratori comunali che di certo non molto è cambiato. Caserta 11/10/2010 . Per il coordin. campano  Lino Martone – Altragricoltura e CICC (Costituente Imprenditori Coltivatori Campani)

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Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”