AL CASTELLO DI FONDI: MARIA CRISTINA D’ABROSCA HA CONQUISTATO LA CORTE DI GIULIA GONZAGA. Il soprano d’origine grazzanisana incanta il pubblico dell’Ensemble Jucundus Cantus

Grazzanise(Ce)- (di Raffaele Raimondo)  “Alla corte di Giulia Gonzaga, l’amor sacro e l’amor profano in musica, danza e teatro”: così è stato denominato l’elegante spettacolo rinascimentale offerto dall’Ensemble Jucundus Cantus, sabato 16 ottobre, nella nobilissima sede fra le cui ampie sale un tempo si muoveva la “bellissima” e sfortunata contessa immortalata da Ariosto nell’Orlando. E là il soprano d’origini grazzanisane Maria Cristina D’Abrosca (nella foto é la 2^ da sx) , in prima fila nell’Ensemble, ha conquistato gli appassionati del bel canto insieme con l’omologa Federica Carducci, il contralto Anna D’Acunto (anzitutto impegnata come direttore artistico e coordinatrice della formazione), il contraltista Marco Paganelli, il tenore Fabrizio Giovannetti, il basso Eugenio Di Lieto ed il controtenore Giorgio Carducci. Eppure i raffinatissimi canti interpretati non avrebbero sortito lo stesso incantevole effetto al quale invece hanno contribuito i valenti musicisti Paola Ghigo (direttore dello Jucundus Cantus), Orlando D’Achille, Anna Maria Gentile, Tommaso Capuano e la compagnia di danza Etade Harmonica, nonché gli attori Fatima Scialdone (con profonde radici a Vitulazio) e Juan Valdes: tutti sapientemente presentati dal giullare-regista Janos Agresti. Nello splendido auditorium del castello baronale, finemente arredato, la voce della D’Abrosca si è infatti levata stupenda fra le altre ad eseguire canti, sacri e profani (da “Speme Amorosa” del Marenzio alla ”Salve Regina” del Monteverdi) di rara ed articolata elaborazione estetica, riscuotendo apprezzamenti manifestati a più riprese dal pubblico plaudente. Gli stessi che sono stati tributati ad Antonella Simeone che ha recitato il “Prin d’oro crespo” di Pietro Bembo. L’appuntamento artistico si è tradotto insomma in un magico tuffo nell’epoca del Rinascimento italiano, quasi una forte rivincita dell’anima sulle odierne pochezze sociali e politiche capace di portare in alto i cuori degli interpreti (autentici artisti) e degli astanti estasiati. In altre parole, una medicina vieppiù consolante per lo spirito afflitto in questa tremenda fase di materialismo, vandalismo e relativismo dilaganti. Ma, a conclusione, v’è stato anche il tempo per ristorare il corpo, con un buffet predisposto da Angela Carcaiso della società archeologica Crysos srl, leader nella preparazione di eventi gastronomici di valore storico: così cento “privilegiati” han potuto degustare una speciale pasta realizzata secondo una cinquecentesca ricetta, ceci e cotiche, piadine con gustosa porchetta e varie altre vivande assaggiate con lignee posate ed accompagnate da vino-nettare. Indi, noci, castagne, altra porporina frutta autunnale ed eccezionali “clementine” di Fondi. Per finire alla grande, naturalmente, dolci al miele che più buoni…in giro non si trovano. (Articolo a cura del giornalista Raffaele Raimondo)

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”