Napoli e Campania – ( di Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco)  In uno dei più bei racconti della Bibbia, si narra della lotta del popolo ebraico contro il Faraone d’Egitto che costringeva tutti gli ebrei in una schiavitù senza fine e senza speranza. Interprete delle rivendicazioni del suo popolo era Mosè, che più volte aveva avvertito il sovrano d’Egitto di non sfidare l’ira divina. Quella lotta, era soprattutto una battaglia di fede, tra gli dei egiziani ed i loro riti e la nuova religione monoteistica degli ebrei che riconoscevano un solo Dio, che li aveva scelti come popolo eletto. Mosè, ispirato dal Signore, spiegò al sovrano riluttante, che se gli ebrei non fossero stati liberi di andare verso la Terra promessa, il suo paese sarebbe stato sconvolto da carestie, alluvioni, distruzioni e morte. Il Faraone, sommo pontefice della sua religione, convinto del sostegno delle sue divinità, irrise Mosè, lo scacciò malamente e fu ancora più crudele verso gli ebrei. Il castigo fu tremendo ed inesorabile: L’Egitto fu sconvolto da sette drammatici eventi che lo misero in ginocchio: “Le sette piaghe d’Egitto”. La moria delle vacche, alluvioni seguite da carestia, cavallette voraci che in pochi minuti distrussero i raccolti, fino alla morte di tutti i primogeniti delle famiglie egiziane; furono questi tremendi e ravvicinati avvenimenti che costrinsero il Faraone a cedere. Il popolo ebraico fu libero di andarsene, ma il Sovrano si pentì presto della sua benevolenza ed organizzò la sue truppe per inseguirli e vendicarsi. Gli ebrei, finalmente liberi, si accamparono sulle rive del Mar Rosso e celebrarono per la prima volta la Pasqua. Il giorno dopo passarono il Mar Rosso le cui acque si erano ritirate per consentire il loro passaggio, mentre sommersero gli egiziani, quando tentarono di inseguirli.

Napoli e la Campania, da qualche anno a questa parte sembrano essere l’ Editto delle “sette piaghe”.

Alluvioni disastrose e frane devastanti, rivolte popolari, spazzatura per strada non raccolta, disoccupazione e licenziamenti, miseria evidente, delinquenza e illegalità diffuse. Il crollo di Pompei, (nella foto il crollo della Domus Gladiatori) rappresenta l’ultimo disastro annunciato, che ci indigna e ci ferisce. Un crollo che rappresenta con le sue rovine le nostre disgrazie, la fine di molte illusioni, una speranza delusa.  La malinconia di quelle pietre rotte, ammasso informe senza più storia, un ricordo perduto, ci hanno offeso più delle parole inutili di chi tra due disastri, definiva il crollo di Pompei secondario.  Sembra quasi che abbiamo provocato l’ira di Dio, ma a differenza del racconto biblico, il popolo da liberare siamo noi. Sono i cittadini di Napoli e della Campania che subiscono senza colpa queste nuove sette piaghe. Siamo noi tutti, che facciamo con attenzione la raccolta differenziata e paghiamo la più alta tassa della spazzatura d’Italia ed abbiamo i rifiuti in strada e la puzza delle discariche che ci ammorba. Siamo noi che paghiamo l’Irpef Regionale più alta d’Italia e dobbiamo sostenere dei ticket onerosi sia per pagare le medicine, che per le visite mediche ambulatoriali, con una Sanità non sempre all’altezza dei nostri bisogni di salute. Siamo noi, che vediamo partire i nostri figli come nuovi emigranti, dopo che abbiamo fatto sacrifici per farli studiare, perché avessero una possibilità diversa da quelle che abbiamo avuto noi. Siamo noi, che appena piove ci troviamo in mezzo a mille problemi,che toccano gli interessi delle aziende, delle famiglie e dei territori. Siamo noi, che lavoriamo da una vita, sempre con il rischio di perdere il posto di lavoro e che siamo additati come sfaticati che chiedono solo assistenza. Ma a chi abbiamo fatto male per vivere in queste condizioni? Quali colpe tremende abbiamo mai commesso? Sta diventando una condanna essere meridionali in questo paese senza solidarietà?  La colpa è nostra, che non sappiamo essere un popolo coeso, unito e solidale, avremmo risolto i nostri problemi senza l’ aiuto di nessuno! Il nostro passaggio del Mar Rosso, sta nel fatto che dobbiamo capire che nessuno, meglio di noi, può risolvere i nostri problemi. Non abbiamo bisogno che altri ci spieghino come dobbiamo vivere, siamo in grado di farlo da soli, a condizione di deciderlo e di mettersi a lavorare tutti insieme. Il Faraone, dalle sette piaghe, fu costretto a liberare il popolo ebraico, noi dobbiamo liberarci da soli, emanciparci, scegliere da soli il nostro destino. Le rivolte sono il segnale che arriva forte dalla Regione, va colto e compreso. La politica non deve essere estranea, deve diventare una parte della nostra vita quotidiana.  Queste sette piaghe ci hanno messo in ginocchio, dobbiamo rialzarci e lottare per riprendere il nostro destino nelle nostre mani. L’insegnamento della Bibbia, in fondo è proprio questo, ogni popolo è libero, quando si sente libero, quando si da delle regole condivise e le applica con rigore ed intelligenza, un popolo è veramente libero, quando ha degli obbiettivi comuni e vuole a tutti i costi raggiungerli. Fino a quando non saremo una vera comunità solidale, ci saranno sempre nuove piaghe a metterci in ginocchio. La nostra terra promessa mon è un obbiettivo lontano ed impossibile da raggiungere, basterebbe solo decidere di mettersi in cammino, insieme. Sogno una città ed una Regione normale, dove si possa lavorare e pensare al proprio futuro, in mondo dove i rifiuti sono raccolti, le manutenzioni sono fatte e per bene e le strade sono percorribili, l’acqua non manca, le scuole funzionino e le fabbriche lavorino. Sogno una Regione in cui si possa uscire la sera e godersi in pace le nostre città meravigliose, una Regione in cui essere sereni e senza l’ansia di essere colpiti, da un momento ad un altro da una disgrazia, un disastro. E’ un sogno impossibile? Penso di no! L’unica condizione per realizzarlo è la libertà, solo con la libertà si può percorrere questa strada. Purtroppo, in questi anni tristi, come gli ebrei in Egitto non siamo liberi, ma soprattutto, non abbiamo ancora trovato il nostro Mosè che ci guidi ad attraversare le acque agitate di questi tempi difficili. (A cura di R. Pirozzi direttore Notizie sindacali)

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”