L’ Intervento a cura di Luigi Antonio Pezone.  ” CECITA’ A CANCUN?” In questi giorni sto sintetizzando sempre di più cinque anni di lavoro per far arrivare il messaggio a Cancùn prima che i delegati tornino a casa a mani vuote, come nelle passate occasioni. Scusate la presunzione ma di fronte ai silenzi con i quali sono state accolte, fino ad ora, le mie proposte avrei dovuto deprimermi oppure reagire. Preferisco la seconda possibilità.  L’attuale incremento annuo di CO2 nell’ambiente è di circa 15 miliardi di tonnellate,di cui soltanto un 20% è di sicura origine fossile, il resto è dovuto a fenomeni naturali o all’inquinamento non fossile. L’ obiettivo del vertice è quello di ridurre le emissioni antropiche di CO2 di circa il 30%. Per antropiche gli addetti ai intendono quelle fossili ( dovute alle centrali termiche, trasporti eccetera), le altre non sono state nemmeno prese in considerazione. Quindi, al massimo, se i Paesi buoni vinceranno le opposizioni dei Paesi cattivi ridurremo le emissioni soltanto di 1 miliardo di tonnellate. Gli altri 14 miliardi dove li mettiamo? E il problema dell’acidificazione degli oceani come si risolve? A queste domande nessuno risponde. Non ci vuole molto a comprendere che se tutto andrà bene la montagna partorirà un topolino, altrimenti sarà un aborto. Comunque, il topolino ci verrà ingigantito come un elefante, ma la quantità di CO2 continuerà a crescere e l’acidificazione procederà sempre più velocemente. Il mio personale vertice ambientale sui cambiamenti climatici è iniziato circa 5 mesi fa sulla mia pagina di facebook . Da allora parlo di depurazione globale sfidando chiunque voglia confrontarsi su questo argomento, dagli scienziati di fama mondiale ai progettisti che parlano di impianti sostenibili, agli assessori all’ambiente, comunali, regionali, provinciali, ai ricercatori a qualsiasi livello. Non ho trovato un solo interlocutore. Che ci creda o no la maggioranza silenziosa del nostro paese, e probabilmente mondiale, continuo ad affermare che possiamo azzerare tutti i 15 miliardi di Tonnellate annue di CO2, a prescindere dalla provenienza, risanando contemporaneamente anche l’acidificazione oceanica e conseguentemente riducendo i problemi climatici dovuti all’uomo e non solo. Ma più tardi partiremo con le soluzioni giuste più grandi saranno le opere necessarie. La crescita di queste opere, purtroppo, sarà esponenziale, come i processi di acidificazione in corso negli oceani e nell’atmosfera. La depurazione globale si basa sulla suddivisione del processo depurativo in varie fasi distribuite lungo il percorso delle acque di scarico. Basti pensare che i pretrattamenti domestici e fognari potrebbero arrivare ad abbattere il 50% del carico organico, chiarificando le acque nello stesso percorso fognario. I nuovi depuratori, o una parte importante del processo, sarebbe utile che stessero in pieno centro, nelle zone di maggiore traffico per utilizzare l’aria inquinata dal traffico automobilistico, come aria di ossidazione, che sottratta all’ambiente si depurerebbe depurando anche l’acqua. Questo sarebbe possibile perché la depurazione, anziché contare sui processi a fanghi attivi che vanno facilmente in crisi con picchi di carichi idraulici e organici, si baserebbe principalmente sulla combinazione di più processi aerobici contemporanei, resi possibili grazie alla chiarificazione fatta a monte e alla copertura delle vasche che consentirebbe di introdurre la fotosintesi clorofilliana intensiva nei bacini di ossidazione che, insieme al processo di nitrificazione, potrebbe neutralizzare una notevole quantità di CO 2, gli ossidi di combustione CO, NOx, SOx, HC, polveri sottili e nutrienti come il fosforo, azoto, presenti nei detergenti o nei concimi agricoli. Il trattamento potrebbe essere completamente interrato e completamente inodore, grazie all’utilizzo della calce per l’immediata stabilizzazione dei fanghi estratti verticalmente dal sottosuolo. In assenza di carichi organici sarà lo stesso ciclo di vita del plancton coltivato e la relativa materia organica prodotta a tenere in vita i batteri che consumeranno i nutrienti tossici contenuti nei gas di scarico, in un regime di respirazione endogena. Grazie alla stabilizzazione con calce insita nel processo stesso di disidratazione, i fanghi potranno essere conservati per diversi mesi senza sviluppare germi patogeni e cattivi odori in attesa delle lavorazioni o della termodistruzione. Il sistema di depurazione globale (dell’aria e dell’acqua insieme), trova la sua naturale applicazione nel trattamento di grandi portate con bassissimi carichi inquinanti come acque fluviali e marine che, per quanto possano essere inquinate, sono sempre sufficientemente chiare per utilizzare la fotosintesi, la nitrificazione, l’alcalinizzazione e addirittura la carbonatazione, come descritto negli appositi articoli. Se si pensa che il semplice impatto tra acque fluviali dolci e acide, e le acque marine salate e alcaline, lungo le coste, diluendo la soluzione tampone oceanica e riducendo l’alcalinità, libera milioni di tonnellate di CO2 e acidifica i mari anche in assenza di un vero e proprio inquinamento, sembra evidente che la soluzione migliore per ridurre le emissioni di CO2 e, contemporaneamente, l’acidificazione oceanica è quella di aumentare l’alcalinità delle acque costiere realizzando una quantità di impianti alcalinizzatori, fluviali e marini sufficienti a raggiungere gli obiettivi che ci prefiggiamo. D’altra parte questo sistema è utilizzato dalla stessa natura che tramite i fiumi non inquinati trasporta carbonati agli oceani. Oggi i fiumi sono inquinati e il sistema non funziona come dovrebbe, ma pur funzionando sarebbe insufficiente, considerando anche l’inquinamento dell’aria e fenomeni naturali. Ma perche cambiare strada nella lotta al riscaldamento globale invece di potenziare il sistema che usa la natura? Se vogliamo prevenire anche le future emissioni, dobbiamo combattere l’inquinamento, depurando le acque e l’aria nei depuratori coperti diffusi sul territorio, urbani, portuali, fluviali, marini. Questi impianti, un domani potrebbero svolgere un ruolo importante anche nella produzione energetica, a prescindere da quella solare, già prevista con le coperture degli impianti . In un futuro, probabilmente non troppo lontano, il plancton previsto potrebbe essere sostituito da alghe che potranno essere utilizzate per produrre idrocarburi di nuova generazione. Se è vero che la Exxon Mobil Corporation, il gigante del petrolio, ha firmato un accordo con la Synthetic Genomics Inc.(SGI), una delle società leader nel campo delle biotecnologie, per contribuire a produrre biocarburanti a partire dalle alghe foto sintetiche (http://www.chimici.info/Dalle-alghe-il-carburante-del-futuro) quali impianti saranno più adatti dei depuratori coperti per realizzare tale produzione? Questi già prevedono sia le serre di coltivazione, sia il sistema di estrazione dei fanghi, la disidratazione e la stabilizzazione degli stessi; sia il sistema di ricircolo del CO 2; sia il sistema di sedimentazione e alcalinizzazione delle acque in uscita dall’impianto. In questi depuratori, che potranno essere coperti con pannelli solari e dotati anche di pale eoliche, per produrre più energia di quanti ne consumino, ci saranno alcuni processi biologici e biochimici che sviluppano CO2 e altri, più numerosi, che lo consumeranno; ci sarà la possibilità di abbattere gli ossidi di zolfo e nitrati; ci sarà, soprattutto, la fotosintesi e l’effetto serra artificiale che accelererà il processo di produzione del plancton artificiale per consumare CO 2 e i nutrienti indesiderati (fosforo e azoto) che provocano eutrofizzazione, acidificazione e di nuovo CO2, interrompendo la spirale perversa. Ma la cosa più importante è che i processi depurativi si accompagnano all’alcalinizzazione di una parte di acque costiere oceaniche, o di acque dolci ad esse destinate, dove si manifestano i maggiori cedimenti della grandissima soluzione tampone costituita dagli oceani e dove l’alcalinità somministrata andrà a contrastare la curva di acidificazione con la stessa legge logaritmica secondo la seguente espressione che è detta equazione di Henderson e Hasselbach: pH=pKa+Log[HCO3¯] /H2CO3], dove pka è il logaritmo negativo della costante dell’acido carbonico e vale 6,37. Quindi, non è vero che l’utilizzo della calce compenserà soltanto le emissioni necessarie per la produzione della calce. Il rendimento di questa somministrazione sarà minimo esponenziale in base 10. Dico minimo perché è stato accertato che la velocità con la quale procede l’acidificazione degli oceani sta superando di circa 10 volte i modelli matematici predisposti dagli scienziati che ben conoscono l’ equazione di Henderson e Hasselbach. Quindi nessun investimento avrà un rendimento migliore della calce, soprattutto se la produzione della stessa, come ho già scritto, sarà abbinata ai depuratori stessi le cui acque serviranno per il raffreddamento dei fumi che successivamente saranno immessi direttamente nelle serre di copertura dei bacini di trattamento senza nemmeno venire a contatto con l’atmosfera. Nessun sistema di cattura e riduzione delle emissioni di CO 2 potrà avere rendimento migliore della coltivazione in serra di un plancton artificiale in acque costiere, con estrazione di fanghi stabilizzati con calce e alcalinizzazione delle acque in uscita dall’impianto.  Un depuratore di acqua e aria alcalinizzatore fluviale o marino, alimentato con energia solare. richiede uno spazio di circa 6.000 m2 per ogni m3/s di acqua trattata. Per ridurre la dimensione delle opere e i consumi di calce c’e un solo modo: partire subito alla realizzazione degli impianti, locali, urbani, fluviali, lacustri, marini. Ogni ora che perdiamo aumenta il fabbisogno di calce e la dimensione delle opere. Come ho scritto in altre occasioni, questi impianti di depurazione globale terrestri e marini diventerebbero la più grande industria del mondo, oltre alla protezione ambientale, creerebbero grandissime opportunità di lavoro per la costruzione, la gestione, le attività indotte. Le opere realizzate nel mare potrebbero essere utilizzate come strutture di base utilizzabili per creare porti con acque non inquinate, che aumenterebbero gli scambi commerciali e turistici, riducendo ulteriormente l’inquinamento dovuto ai trasporti su strada. Per ridurre maggiormente la dimensione delle opere si potrebbero obbligare le navi che solcano gli oceani di dotarsi di silos per la calce in polvere dotati di un sistema di trasporto pneumatico e dosaggio delle polveri nelle onde provocate dalla stessa navigazione della nave che fungerebbero da miscelatrici. Naturalmente in ogni porto dovrebbe essere previsto il carico gratuito della calce. Tuttavia, a Cancùn non si parlerà di depurazione globale e nemmeno della riduzione del CO 2 attraverso la fotosintesi e alcalinizzazione delle acque marine, ne tantomeno dell’utilizzo delle navi che solcheranno gli oceani. Fino ad ora i vari vertici hanno espresso soltanto soluzioni palliative. Cosa rappresentano le attuali proposte di riduzione delle emissioni attraverso il nucleare, l’interramento del CO2, la commercializzazione delle quote virtuali delle emissioni di CO2? Se non soluzioni che pensano soltanto alla riduzione di una modestissima percentuale di CO 2, non utilizzano sistemi ecocompatibili e dimenticano completamente il problema oceanico. Queste soluzioni ritardano i tempi di attuazione del vero risanamento globale eco compatibile che riguarda tutti i territori, tutte le acque, tutta l’atmosfera. Lo stesso dossier del WWF “For a living planet” non è altro che un elenco di comportamenti virtuosi che gli uomini trascurano da sempre, ma allo stato attuale, anche se iniziassero per magia a seguirlo alla lettera occorrerebbero diverse migliaia di anni per risanare il pianeta, mentre è opinione comune che al massimo entro la fine di questo secolo raggiungeremo un punto di non ritorno che nemmeno l’applicazione integrale della “depurazione globale” e la dotazione dei tutte la navi di dosatori di calce potrà risanare. Per uno strano senso del pudore, i nostri delegati a Cancùn preferiranno essere additati come quelli della “Monnezza”(che non è solo di Napoli ma di tutti noi), anziché esserlo per coloro che per la prima volta a un vertice mondiale portano dei progetti (non semplici proposte) all’altezza della gravità dei problemi: la depurazione globale. Questa “Cecità” ricorda il libro di Josè Saramango, dove una violenta epidemia di cecità colpisce una grande città, rendendo gli uomini ancora più cattivi di quando ci vedevano. Tutti contro tutti nella lotta per la sopravvivenza. Uno dei personaggi del libro dice: Se non siamo capaci di vivere globalmente come persone, almeno facciamo di tutto per non vivere globalmente come animali. Come al solito, la realtà supera la fantasia, I vertici ambientali hanno dimostrato di essere bravissimi a fare le denunce, ma per quanto riguarda le soluzioni non vedono a un palmo dal loro naso. Più alte sono le cariche occupate, maggiori sono le colpe e gli addebiti che dovrebbero pagare per non aver tentato di tutto per fermare il disastro annunciato. Invece, pagheremo tutti, o meglio, pagheranno i nostri figli.

a cura di “Luigi Antonio Pezone” *   Info luigiantoniopezone@libero.it

Note(1): Il casertano Luigi Antonio Pezone (di S. Maria Capua Vetere) é  esperto  in impiantistica ambientale ed inventore ambientale. I suoi progetti propongono sistemi semplici e sostenibili orientati verso la protezione ambientale globale.

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”