MEMORIA, IDENTITA’ E SVILUPPO . A cura del Prof. Alessandro Marra (storico dell’ economia Università di Napoli “Federico II” )

Castel Morrone(Ce)- La memoria del passato potrebbe divenire un progetto di sviluppo per il futuro. Le radici e l’identità di una comunità, le ragioni comuni dello stare insieme di un territorio, senza storia e memoria condivisa con il tempo si indeboliscono, fino a scomparire. Senza innovazione è difficile giungere ad un moderno generale sviluppo nella ancora inesplorata stagione della globalizzazione dei mercati. Per molti versi diventa obbligatorio investire su entrambi i fronti. I nostri territori di «frontiera» hanno urgente bisogno di sviluppo economico e di innovazione, ma anche dell’azione silenziosa della memoria, del consolidamento delle proprie radici per contribuire a rafforzare  identità e valori condivisi. Senza una cornice comune di riferimento, l’identità delle comunità svanisce o finisce sempre più per coincidere con una forma di empirismo quotidiano, se non con le attese consumistiche.E’ noto come la «catena di sviluppo» abbia origine dalla conoscenza e dalla
ricerca di un prodotto nuovo o, forse, anche di un evento «innovativo». Dalla  ricerca sorgono poi imprese innovative che, godendo di una duratura competitività sul mercato, favoriscono la crescita economica, una maggiore occupazione ed una più condivisa prosperità. Per competere è sempre più difficile scegliere la strada del basso costo della manodopera come un tempo, sembra necessario lo sviluppo della conoscenza «creativa»in ogni settore. Anche dallo studio scientifico della memoria del passato potrebbero sorgere imprese innovative ed a competitività duratura. In occasione del 150° anniversario della Unità del nostro Paese, in alcuni «luoghi della memoria nazionale», spesso trascurati, potrebbero venire alla luce delle iniziative di  sviluppo. Uno di questi luoghi della memoria, oggi ancora poco conosciuto, è il castello di Morrone, a poco più di dieci chilometri dal capoluogo di Terra di Lavoro. Sorge su un’altura dolce e silenziosa tra la natura mediterranea dei colli Tifatini, a pochi chilometri da Caserta (10) e da Napoli (30). Nel 1860, con la resistenza ed il sacrificio di Pilade Bronzetti e di parte del suo battaglione bersaglieri, nelle cui fila militavano anche Giuseppe Mirri e Matteo Renato Imbriani, questa altura divenne la «Termopili d’Italia» (G. Garibaldi). La resistenza all’avamposto di Morrone consentì, a parere dei protagonisti della giornata e degli storici più autorevoli, la vittoria garibaldina sul Volturno. Il successo garibaldino al Volturno, cinque mesi dopo, permetteva la costituzione dell’Unità nazionale. Di questa azione al castello di Morrone così importante e decisiva per la storia nazionale, oggi poco conosciuta, scrissero, oltre agli storici più noti, tra i più importanti poeti dell’Ottocento e del Novecento, da Giuseppe Cesare Abba («Taccuino inedito», 1860) a Luigi Mercantini («Palestro», 1861; «Le Rupi del Dodismala», 1865), da Giosuè Carducci («Saluto Italico», 1879) a Gabriele D’Annunzio («Ode alla memoria di Narciso e di Pilade Bronzetti», 1900), per citare soltanto i più conosciuti. Tra i ruderi di un antico castello medievale, si erge un piccolo ma prezioso santuario con annesso eremo di inizio Cinquecento, dove si venera la statua lignea di S. Maria della Misericordia del Seicento, un’antica devozione radicata anche nel territorio circostante. L’altura è al centro di un esteso patrimonio naturalistico, verde immerso nella circostante area metropolitana della provincia, che giunge ormai senza interruzione fino a Napoli. Con la natura ancora in gran parte incontaminata, resistono il privilegio della tranquillità, una certa «genuinità» paesana ed una orgogliosa «specificità» che si esprimono nelle tradizioni culturali, in varie manifestazioni popolari, e soprattutto nella cucina e nei prodotti tipici del territorio. Su questa altura si potrebbe cercare di costituire un parco storico, letterario, religioso ed ambientale, volàno di sviluppo per favorire una possibile vocazione turistica. Accanto alle infrastrutture già esistenti, potrebbero trovare posto, sull’altura o nel centro, dei piccoli musei dell’ Unità nazionale, della ricca devozione di fede mariana, delle tradizioni e del lavoro contadino. Si potrebbero così coniugare sapere, sapori, tradizione ed ambiente. Potrebbe emergere un «prodotto» innovativo, nato anche dalla ricerca scientifica, capace di duratura competitività e di produrre crescita e sviluppo, oltre a rafforzare l’identità del territorio. Memoria, identità e  sviluppo. Occorre, tuttavia, creare una sinergia tra intuizioni e capacità organizzative. Con delle scelte, sapere costruire opportunità e speranza. L’intraprendenza dovrebbe avere la meglio sul torpore e sulla rassegnazione. Si potrebbe provare a divenire parte del mercato, anche di settore, anziché subire il mercato globale. E’ evidente che il governo delle autonomie locali, e soprattutto il comune, dovrebbero essere capaci di assumere l’iniziativa e di guidare il processo di sviluppo. Creatività ed intraprendenza dovrebbero venire dall’intera società, anche in un territorio a scarsa vocazione imprenditoriale per varie e note ragioni. La stagione della sfida per uno sviluppo legato alla memoria potrebbe  essere largamente condivisa. (Articolo a cura del prof. Alessandro Marra)

Pubblicato da red. prov. ” Alto Casertano-Matesino & d”