Caserta – (Di Giampiero Casoni) Clan sessani e mondragonesi con le mani nella marmellata, anzi, nel cemento. Dolce come confettura l’oggetto dell’ ultimo “affaire” che, secondo un’ inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Santa Maria Capua Vetere, vede i sodalizi alto campani impegnati nell’imposizione dell’acquisto dell’ indispensabile materiale edilizio agli esercenti di settore. Dolce e remunerativo oltremodo, dato che le attenzioni degli inquirenti di Polizia Giudiziaria in pettorina bleu avrebbero finora accertato un giro che supera il milione e mezzo di euro l’anno. Il fascicolo, protocollato presso il Registro Notizie di Reato nel 2010, parrebbe ormai maturo per sfociare nei famigerati 415/bis, le notifiche per mezzo delle quali il magistrato inquirente avvisa l’ indagato che le ricerche a suo carico sono concluse e che da quel momento può presentare memorie difensive e nominare, qualora non l’avesse fatto, un legale. Un’altra via, in casi simili, è quella dell’ordinanza di custodia cautelare, dell’arresto chiesto dalla Procura ed eventualmente convalidato dal
Gip, il Giudice per le indagini preliminari, ma allo stato dell’arte è via ipotetica e sola ipotesi di scuola. L’ipotesi di reato per cui si procede è per 416/bis, associazione a delinquere di stampo camorristico finalizzata alla minaccia e all’estorsione. Tutto ebbe inizio dopo che un ex affiliato del clan La Torre, un soldato del boss storico Augusto “O Chiuovo”, chiese ed ottenne di collaborare con la giustizia. La sua levatura all’interno della gerarchia fece si che ben due Pm si interessassero alle sue “cantate” ed, oggi, proprio in clima sanremese, quelle starebbero dando frutti interessanti. S.Z., protagonista nel ’90 della gambizzazione a Mignano Montelungo di un sindacalista scomodo, vive in una località protetta del Sud e ha tracciato la mappa del “cemento a mano armata”. Quantitativi spropositati prodotti e pronti a farcire betoniere che, con la celerità tipica di chi trasporta un materiale che deteriora subito (la cautela è d’obbligo, data la natura e preliminarietà dell’inchiesta –ndr) offrivano a condizioni vantaggiose alle ditte l’acquisto del cemento. Offrire è un eufemismo, dato che chi si rifiutava si vedeva minacciato di ritorsioni calibro 9 lungo o, quanto meno, di ritrovarsi il cantiere puntellato dai fuochi appiccati a camion e baracconi dei reticenti. In un caso, si sarebbe arrivati addirittura a far trovare un pitone dinnanzi la porta di un imprenditore che non ne voleva sapere, una sorta di avvertimento strisciante che lo invitava, coi suoi sibili, ad accettare l’affare. Sul caso comunque, prescindendo dalle informazioni che in questa sede forniamo, blindate dal diritto-dovere di cronaca e dallo stato procedurale degli atti, pubblici dopo il 415/bis, vige un riserbo strettissimo. Al vaglio degli inquirenti vi sarebbe una lista di cementifici, da cui scremare i tacciabili, in formula procedurale, di complicità (parte dell’associazione) o di vessazione subita, stante la forza degli “argomenti” con caricatore bifilare di questi nuovi capomastri del terrore. (Articolo a cura del giornalista Giampiero Casoni)

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”