Frattaminore(Na) – (A cura del geologo prof. Franco Ortolani) Il crollo di Frattaminore e il rischio geoambientale nelle aree urbane connesso alle cavità artificiali L’edificio crollato verso le 15,51 del 21 febbraio scorso in Via Liguori, 39 di Frattaminore ha evidenziato il diffuso pericolo nel quale si trovano centinaia di manufatti costruiti al di sopra di cavità artificiali realizzate nel secolo scorso per l’estrazione del tufo. Si fa presente che molte aree abitate ubicate nella pianura compresa tra Napoli e Caserta sono state realizzate su di un sottosuolo minato da centinaia di cavità artificiali, ricavate (fino ai primi decenni del 1900) nel banco tufaceo per l’estrazione di blocchi usati per costruire gli edifici. Tali cavità sono state censite solo in parte per cui di una gran parte di esse non si conosce l’ubicazione né lo stato di conservazione e di stabilità delle volte e dei pozzi verticali attraverso i quali avveniva l’accesso e l’estrazione del tufo sottostante.
Figura 1(vedi in alto): La figura 1 illustra l’urbanizzazione tra il 1954 e 1955. Il cerchio rosso individua l’edificio di Via Liguori dove si è verificato il crollo (figure 2, 3 e 4). La visione delle figure 1 e 4 evidenzia la notevole urbanizzazione che ha interessato l’area (zona A) compresa tra i centri storici di Frattaminore e Frattamaggiore negli ultimi 50 anni. I punti rossi nella figura 1indicano le “località ove si sono verificate aperture di voragini, dissesti e crolli per effetto di cavità del sottosuolo dal 1938 al 1971”, da Domenico Galante -Relazione sulle condizioni del sottosuolo del vecchio centro urbano- a cura del Comune di Frattamaggiore 1971.

Figura 2: Nella figura a sinistra con il rosso trasparente sono schematicamente rappresentate le zone nelle quali in passato sono state realizzate cavità artificiali per l’estrazione del tufo. La figura a destra schematizza la stratigrafia del sottosuolo dell’area a nord di Napoli e la tipica struttura di una cavità artificiale: pozzo verticale (1) attraverso le piroclastiti sciolte (2) fino a raggiungere il tufo (3) ed estrazione della roccia (4) realizzando una cavità (5) successivamente usata come cantina e depositi di materiali vari oppure “tappata”. I censimenti delle cavità finora effettuati hanno individuato circa il 50% di quelle esistenti anche in aree attualmente densamente urbanizzate. Ne discende che nelle zone individuate con il rosso trasparente vi è un reale rischio geoambientale, tuttora sottovalutato, che periodicamente causa danni e a volte anche vittime. Circa le cause del crollo di via Liguori si può osservare che è stato causato dal cedimento parziale di una cavità artificiale presente nel sottosuolo; le indagini riveleranno se si tratta di una cavità aperta nel tufo a oltre 10 m di profondità o nelle piroclastiti sovrastanti. Si ricorda che anche nei centri storici degli abitati confinanti (Casoria, Afragola, Frattamaggiore, ecc.) sono avvenuti negli anni scorsi decine di sprofondamenti di cavità che hanno causato diverse vittime. I dissesti del sottosuolo, del resto, rappresentano una delle cause diffuse di crolli di edifici e di sedi stradali del napoletano in zone abitate e frequentate da circa due milioni di abitanti.
La zona di via Liguori di Frattaminore è caratterizzata da una superficie del suolo pianeggiante e si trova a circa 36 m sul livello del mare. Nel sottosuolo di Frattaminore si rinvengono da circa 10 a 15 m di sedimenti vulcanici sciolti (pomici, lapilli, sabbie) poggianti su un banco tufaceo (Ignimbrite Campana) che è una roccia tenera con buone caratteristiche per ricavare blocchi da usare come materiale da costruzione (figura 2) nelle zone nelle quali il tufo si trova al di sopra della falda che si rinviene a circa 15 m di profondità. Per ridurre i costi della realizzazione degli edifici, fino ai primi decenni del 1900 è stato diffusamente ricavato il materiale da costruzione dal sottosuolo realizzando pozzi verticali (quasi mai rivestiti) fino a raggiungere gli strati di pomici e il sottostante tufo. All’interno degli strati di pomici (a profondità variabile da circa 4m a circa 8m e aventi spessori variabili da circa 80cm a circa 1,50m) sono state scavate vere e proprie gallerie sub orizzontali (tane di lapillo). Raggiunto il banco tufaceo attraverso i pozzi verticali, sono state scavate cavità suborizzontali di altezza variabile da circa 4 m a circa 8 m e larghezza simile. Attraverso i pozzi è stato sollevato il materiale da costruzione (tufo). Finita l’estrazione la cavità veniva di solito usata come deposito di derrate alimentari e come cantina. Gli edifici ubicati nei centri storici venivano costruiti attorno alla cavità in modo da garantirne la stabilità; i pozzi di accesso venivano, di solito, conservati all’interno dei cortili mentre alcuni venivano chiusi tramite assi di legno e calce per cui si perdeva completamente la conoscenza circa la loro presenza nel sottosuolo. L’espansione post bellica delle aree urbane ha determinato la realizzazione di molti nuovi edifici e connessi sottoservizi sia nei centri storici che nelle aree confinanti. Conseguentemente molti manufatti sono stati costruiti al di sopra di cavità quali le tane di lapillo e le “grotte” nel tufo. La disconnessione tra le attività degli abitanti e l’uso delle cavità del sottosuolo ha causato l’abbandono diffuso della manutenzione delle grotte e la dispersione, volontaria o casuale, in esse di liquidi provenienti da tubazioni (figura 3).

Figura 3: A sinistra è schematicamente illustrata una diffusa situazione con edifici o altri manufatti (strade fognature, acquedotti, metanodotti) costruiti al di sopra di cavità ignote. In particolare i sottoservizi privati e pubblici causano, spesso, dispersioni concentrate di acqua che si può infiltrare nelle cavità orizzontali (tane di lapillo) e verticali favorendo l’erosione dei sedimenti sciolti e l’ampliamento delle cavità verticali spesso non rivestite. A destra è rappresentata l’evoluzione del degrado che può causare il crollo parziale delle cavità con il coinvolgimento catastrofico di manufatti ed edifici come è accaduto in via Liguori di Frattaminore.

Le tane di lapillo possono dare luogo a cedimenti istantanei o progressivi di alcune decine di centimetri che si possono rivelare catastrofici per i manufatti sovrastanti.
Le parti più vulnerabili delle cavità nel tufo sono rappresentate dai pozzi verticali che raramente sono stati rivestiti con mattoni di tufo fino in superficie. Le pareti naturali dei pozzi costituite da sedimenti sciolti granulari sono progressivamente interessate da piccoli crolli che causano l’ampliamento del condotto verticale nel tratto compreso tra la superficie del suolo e la sommità del banco tufaceo. Dopo alcune decine di anni dalla loro realizzazione, in corrispondenza dell’imbocco del pozzo verticale chiuso superficialmente, si può originare un ampio scavernamento (figura 3) la cui volta può cedere improvvisamente in seguito all’ulteriore ampliamento. Le dispersioni idriche incontrollate nei pozzi verticali rappresentano una delle cause più diffuse di crollo che può avvenire istantaneamente provocando uno sprofondamento cilindrico (figure 1 e 4). Le cavità possono essere agevolmente individuate mediante l’esecuzione di sondaggi di vario tipo; esse possono essere consolidate o riempite come è stato fatto molte volte. I danni possono essere certamente prevenuti se si conosce il sottosuolo. Quest’ultimo lo si può conoscere se si investe nella sicurezza dei cittadini. Attualmente rimane il pericolo di sprofondamenti delle cavità artificiali che si evidenzierà ancora in futuro. Il drammatico evento di Frattaminore dovrebbe spingere i responsabili istituzionali a elaborare un quadro delle conoscenze relative alle cavità partendo dai Comuni interessati. Potrebbe anche innescare una nuova attività di ricerca scientifica finalizzata e certamente non parassitaria che possa consentire di avere una approfondita conoscenza circa la stratificazione delle attività umane svolte finora sulla superficie del suolo e nel sottosuolo elaborando i dati conoscitivi che possiedono i Comuni e le altre Istituzioni competenti ed eseguendo nuovi studi miranti ad incrementare la sicurezza ambientale e dei cittadini. Si tratterebbe di avviare, finalmente, una attività di Protezione Civile basata sulle più avanzate ricerche scientifiche e finalizzata alla prevenzione delle catastrofi.

Relazione tecnica a cura del geologo prof Franco Ortolani
Ordinario di Geologia
Direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio
Dr. Ferdinando Maria Musto, Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio
23 febbraio 2011

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”