Giuliano Ferrara: “Guadagnerò tremila euro al giorno per difendere il Cav”. Il direttore del Foglio spiega a Repubblica come sarà la sua Radio Londra al posto di Biagi dopo il Tg1

Lo spiega a Goffredo De Marchis di Repubblica, Giuliano Ferrara, quello che farà nella sua Radio Londra, che dopo il Tg1 prenderà il posto di Enzo Biagi per una trasmissione che si annuncia goduriosa come poche:

Lei va Palazzo Grazioli quando si riuniscono i direttori dei giornali amici, una sorta di consiglio di guerra. Questo è un fatto.

«Di che parliamo? Posso andare a pranzo con chi mi pare? Montanelli non andava a pranzo con Spadolini, con i segretari dei partiti? È assolutamente normale per un giornalista andare dal premier, quando viene invitato».

Quanto guadagnerà?

«Tremila euro a puntata, 15 mila euro a settimana. Contratto di due anni, opzione per il terzo».

Queste parole provocano il voltastomaco. Con la paga giornaliera si pagherebbe lo stipendio mensile (inadeguato) di due ricercatori. Nel silenzio delle opposizioni perfino il premier ha tentato di cavalcare la tigre degli insegnanti malpagati (da chi ?) . Oggi concede al suo gazzettiere preferito questo trattamento economico scandaloso. Ma possibile che nessuna organizzazione di massa prenda l’iniziativa di un movimento per la lotta contro la povertà provocata ?

Costituzione italiana, art. 36.

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

Rossella Zelioli, insegnante precaria: il paese sia all’altezza della Costituzione

“Ci sono in gioco i ragazzi e le ragazze che sono il nostro lavoro e che sono il futuro del nostro Paese. Sappiamo che una scuola di precari è una scuola precaria, che ogni anno viene impoverita perché le si sottraggono risorse vitali”. Lo afferma Rossella Zelioli nel suo intervento al Circo Massimo. “Di fronte a quello che succederà nei prossimi mesi a causa del governo ci chiediamo infatti: chi potrà continuare ogni anno a studiare, ad aggiornarsi, a sperimentare e ricercare, a motivarsi se ogni anno dovrà cambiare sede, dovrà cambiare scuola, dovrà cambiare città? Chi potrà continuare a dedicare anima e corpo, energie intellettuali e cuore? Perché questa è la scuola, cervello e cuore – a questi o a quei ragazzi straordinari, con il loro talento da aprire alla vita, con il loro merito da premiare e da coltivare? Oppure chi potrà e vorrà dedicarsi anima e corpo a quel bambino o ragazzo difficile, ai suoi bisogni speciali, al suo posto nel mondo che gli spetta di diritto, se ogni anno a giugno lo si deve guardare in faccia e dire: spera che l’anno prossimo qualcun altro si occupi di te? Chi potrà ancora farlo? Di questo si tratta, quando si parla di scuola precaria, o meglio è di questo che si tratta quando si parla oggi di scuola. Lo sappiano i ministri Tremonti, Brunetta e Gelmini. Sappiano che chi continuerà a scegliere di fare questo lavoro come ho scelto di farlo io, è perché crede nella scuola pubblica e nel suo quotidiano dovere di «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana (…). Queste sono parole della nostra Costituzione – conclude -, e queste sono il vincolo di mandato cui guardo ogni giorno da insegnante: per questo dicevo che chi come me è precario della scuola abita anche il mondo della speranza. La speranza in un paese che sia all’altezza dei valori che lo fondano”.

Insegnante precaria, viviamo nel mondo della paura

“Il mondo della paura si spalancherà per tutti quelli che come me hanno fatto della scuola la propria ragione di vita e di lavoro: 42mila persone… che da settembre non lavoreranno più, schiacciate dalla logica brutale e stracciona di chi svende il futuro del Paese, che è la scuola nel suo essere pubblica e di qualità. Perché davvero, e so che voi che siete qui ci aiuterete a gridarlo al governo e al mondo, la scuola è il futuro che ci attende, l’unico che abbiamo”. Lo dice Rossella Zelioli, insegnate precaria sta parlando al Circo Massimo. “Ecco perché essere precari a scuola significa abitare due mondi, quello della paura e quello della speranza. Perché attraverso la scuola e la sua dimensione pubblica passano i nodi dello sviluppo economico e civile del nostro Paese! Noi che amiamo chiamarci lavoratori della conoscenza sappiamo bene infatti che ad essere precari non sono solo i nostri posti di lavoro e le nostre aspettative individuali”.

Insegnante precaria, molti di noi presto spariranno

“Dico questo – spiega Rossella Zelioli, insegnante precaria – perché a scuola, nei prossimi mesi, non andrà affatto bene. Per me e per migliaia come me. Non andrà bene affatto perché a scuola scompariranno d’un colpo i posti occupati da decenni dai precari, che, come me, hanno contribuito a reggere la scuola tra bufere più o meno forti, hanno lavorato in classi con un numero di alunni sempre crescente fino all’insostenibile cercando di garantire comunque una buona scuola, hanno favorito l’accoglienza, l’integrazione e un progetto di vita a ragazzi con difficoltà e bisogni speciali… Spariranno docenti, ausiliari, tecnici e amministrativi, così, nel buio. Questo succederà”.

Ho passione e amore per la scuola, ma ogni anno spero che il 30 giugno arrivi un po’ più tardi e il primo settembre un po’ prima; ogni anno spero che questo nostro strano Paese abbia ancora bisogno di gente come me. Sono infatti una delle centinaia di migliaia di precari della scuola, che uniscono in questa definizione due grandi mondi: il mondo della paura e quello della speranza. Essere precaria, a scuola come nei call centers, nel pubblico impiego o in ogni altra azienda, è il mondo della paura”. Rossella Zelioli, 28 anni, “insegnante per scelta”. Laurea, abilitazioni, punteggi, sedi da scegliere e posti in graduatoria da scalare ogni anno, racconta oggi la sua storia dal palco del Circo Massimo. Ecco una parte del suo discorso: “A 28 anni, con i titoli e la voglia in tasca, sai benissimo che un altro anno passerà prima di poter fare un figlio o accendere un mutuo per comprare casa. Passerà questo, il successivo, passerà l’altro ancora, così, fino a quando ti renderai conto che il figlio e il mutuo non ti saranno più possibili. Non ti sarà più possibile perché nel pieno di una crisi economica spaventosa non è il caso di far posto ai sogni di famiglia e di futuro quando il tuo lavoro si accende e si spegne come una lampadina e il tuo compagno ha di fronte l’esaltante prospettiva della cassa integrazione…. ei prossimi mesi la mia paura crescerà ancora, e i sogni diventeranno sempre più piccoli”.

( Segnalazione a cura del prof. Antonio Parisella)

Pubnblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”