Si celebra oggi la Giornata mondiale dell’acqua promossa dalle Nazioni Unite ed istituita nel 1992 nell’ambito della Conferenza di Rio.  Il tema di quest’anno riguarda l’acqua nelle città: “Water for cities: responding for the urban challenge“.  Il sottosegretario delle Nazioni Unite Joan Cose ha affermato che: “La sfida dell’acqua urbana deve essere riconosciuta per quello che realmente è, una crisi di governance, politiche inadeguate e cattiva gestione, piuttosto che una crisi dovuta alla scarsità della risorsa”.  L’Onu ha lanciato un vero e proprio “allarme acqua” che riguarda sia l’accesso all’acqua potabile da parte delle popolazioni che vivono nelle città, sia l’incremento dell’inquinamento delle acque stesse. Attualmente sono circa 3,3 miliardi le persone che vivono nelle città, ma tra queste, un abitante su 4 non ha accesso a strutture igienico-sanitarie adeguate.  Nei Paesi in via di sviluppo, il 27% della popolazione non accede alla rete idrica nella propria abitazione.  Completano il quadro una cattiva gestione delle reti idriche urbane che ogni anno subiscono perdite d’acqua fino al 50%, vale a dire una perdita che va dai 200 ai 500 milioni di metri cubi d’acqua all’anno, e l’inquinamento dell’acqua stessa: nei Paesi in via di sviluppo circa il 905 delle acque reflue viene riversato nei mari, fiumi e laghi. Coldiretti ha approfittato della giornata per lanciare un allarme per l’Italia: il 70% dei comuni della Penisola sarebbe a rischio idrogeologico a causa dei cambiamenti climatici.

-Articoli correlati:

22 Marzo Giornata Mondiale dell’ACQUA

Celebrata per la prima volta dall’Assemblea delle Nazioni Unite il 22 marzo 1993, ricorre oggi, 22 marzo 2011, la giornata mondiale tutta dedicata all’acqua. Perchè occorre una giornata per sensibilizzare la gente sulla corretta gestione di questa preziosa risorsa? Qualcuno parla dell’acqua come “oro bianco”, data la sua irregolare distribuzione sul pianeta che determina situazioni di benessere piuttosto che di carestia, ma l’importanza dell’acqua riveste importanza vitale anche nel nostro piccolo.  La responsabile gestione dell’acqua è anche una presa di coscienza individuale così come deve esserlo per le amministrazioni e per i governi di tutti i Paesi del mondo, nessuno escluso. Ecco il perchè di questa giornata commemorativa che vede anche in diverse città italiane iniziative per sensibilizzare la gente su questo importante argomento. Basti pensare che nelle nostre regioni meridionali, ma il discorso potrebbe valere anche per altre zone d’Italia, l’immissione di acqua potabile ad uso domestico fa registrare dispersioni anche fino all’80 per cento a causa della vetustà della rete idrica. La siccità dunque non c’entra. E non c’è certo bisogno della solita inutile ramanzina sui cambiamenti climatici per rendersi conto che una gestione sostenibile delle riserve idriche è compito che parte da ognuno di noi, affinchè al mondo non debba sempre e solo “piovere sul bagnato”.

Giornata mondiale dell’acqua, Coldiretti: 3miliardi di danni per le alluvioni

Solo nell’ultimo anno sono costate almeno tre miliardi di euro e decine di morti le piogge intense che hanno provocato frane e alluvioni lungo tutta la penisola, dal Veneto alle Marche, dalla Toscana all’Abruzzo, dalla Basilicata alla Sicilia.E’ quanto stima la Coldiretti, in occasione della Giornata mondiale dell’acqua, che si celebra oggi, nel sottolineare che in Italia i cambiamenti climatici in atto si manifestano con una maggiore frequenza degli eventi estremi con sfasamenti stagionali e una modificazione della distribuzione delle piogge. Il vero problema dell’Italia, sostiene la Coldiretti, e’ l’alternarsi di periodi di grave siccita’ con quelli di pioggia intensa su un territorio reso fragile dal rapido processo di urbanizzazione. In Italia, ricorda l’organizzazione, ci sono 5.581 Comuni a rischio idrogeologico (il 70 per cento del totale) per 1.700 dei quali il pericolo riguarda le frane e 1.285 le alluvioni, mentre 2.596 sono a rischio per entrambe le calamita’. All’elevata allerta idrogeologica non e’ estraneo il fatto che negli ultimi 40 anni un territorio di cinque milioni di ettari equivalenti, e’ stato sottratto all’agricoltura che, afferma la Coldiretti, interessa oggi una superficie di 12,7 milioni di ettari, con una riduzione di quasi il 27 per cento. Il progressivo abbandono del territorio e il rapido processo di urbanizzazione spesso incontrollata non e’ stato accompagnato da un adeguamento della rete di scolo delle acque ed e’ necessario intervenire per invertire una tendenza che, conclude la Coldiretti, mette a rischio la sicurezza idrogeologica del Paese.

22 MARZO 2011 GIORNATA MONDIALE DELL’ACQUA

Investimenti nel settore e l’introduzione di innovazioni nella gestione dell’acqua in agricoltura potrebbero portare all’Italia benefici complessivi tra i 9,7 e i 17,3 miliardi di euro in trent’anni. Lo dice uno studio di Althesys, presentato a Roma il 22 febbraio scorso, nell’ambito del convegno “Acqua, agricoltura e ambiente. Agricoltura, utilities e industria alleate per la sostenibilità”. La stima, che varia in funzione di diversi scenari di applicazione degli interventi prospettati, è frutto di un lavoro che Althesys ha condotto coinvolgendo i numerosi soggetti interessati alla gestione della risorsa idrica, dall’agricoltura agli usi civili (Istituzioni, Federutility, Anbi, Coldiretti). Il lavoro di Althesys, infatti, ha rappresentato una importante occasione di confronto tra soggetti che, spesso, si trovano ad operare in un contesto caratterizzato da una assenza di coordinamento e di politiche di indirizzo. In questo senso, la partecipazione attiva di Coldiretti ad un progetto sul water saving testimonia un alto grado di consapevolezza circa l’importanza del ruolo che il settore agricolo deve giocare nell’ambito della promozione di un uso razionale dell’acqua, sia attraverso lo sviluppo di sistemi di irrigazione a basso impatto, sia mediante altre innovazioni che possono riguardare, ad esempio, la modifica degli ordinamenti e delle tecniche produttive, l’introduzione di colture o nuove varietà meno esigenti e la creazione di piccoli invasi. Tuttavia, la risorsa idrica resta essenziale per mantenere in vita sistemi agricoli, senza i quali è a rischio la competitività del Made in Italy alimentare, così come la stessa sopravvivenza del territorio. Pertanto, i problemi legati alla scarsità quantitativa della risorsa idrica dovrebbero essere risolti attraverso un approccio sistemico, evitando politiche basate “esclusivamente” su obiettivi di riduzione dei consumi per uso agricolo. La questione, infatti, va riportata nell’ambito più ampio della problematica dei cambiamenti climatici in corso e della necessità di un impegno “generale” (a partire dai comportamenti individuali del cittadino, sino alle fasi politico-istituzionali) per ripristinare condizioni di equilibrio attraverso la gestione responsabile del territorio e delle sue risorse, anche attraverso una modifica complessiva degli stili di vita. Lo studio Althesys, in questo senso, è stato caratterizzato da un approccio equilibrato e rigoroso. Il progetto, infatti, è stato orientato alla valutazione degli effetti di strategie innovative della gestione dell’acqua in agricoltura da un punto di vista economico, ambientale e sociale, in un’ottica di sistema, considerando gli effetti sulla collettività e sull’ambiente, andando, quindi, oltre il bilancio della singola azienda agricola. In agricoltura, tra l’altro, non si possono applicare i comuni criteri di efficienza senza tener conto della multifunzionalità dell’uso dell’acqua e cioè di esternalità positive quali il mantenimento della biodiversità, la ricarica delle falde e il contrasto alla salinizzazione, che rendono particolarmente complessa una rigorosa valutazione economica. L’esigenza di sviluppare nuove politiche di gestione dell’acqua nasce, dunque, da molteplici fattori che possono essere sintetizzati nel problema della scarsità quantitativa, nell’incidenza della risorsa idrica sulla competitività dell’agricoltura italiana, nell’importanza del ruolo dell’agricoltura nella gestione dell’acqua, nella necessità di una regolamentazione più efficace e di un contenimento delle perdite della rete irrigua. I dati del settore confermano quanto, nel nostro Paese, l’irrigazione resti un elemento strategico per la competitività dell’agricoltura. L’agricoltura irrigua, infatti, contribuisce per più del 50% alla produzione totale e per più del 60% al valore totale dei prodotti agricoli. Le produzioni vegetali irrigue, quindi di qualità e a maggior valore aggiunto, costituiscono, inoltre, oltre l’80% delle nostre esportazioni (tra l’altro, negli anni, la superficie irrigata in Italia è aumentata molto rispetto alla superficie agricola utilizzata, raggiungendo un +44%). Altri interessanti dati contenuti nello studio Althesys riguardano i metodi irrigui: in Italia, su circa 2,6 milioni di ettari irrigati, il metodo dell’aspersione risulta essere il più utilizzato (42%). Seguono lo scorrimento (34%), la microirrigazione e la goccia (15%). Per quanto riguarda i vantaggi relativi all’introduzione di innovazioni, lo studio considera un risparmio idrico del 10% attraverso la diffusione dell’irrigazione a goccia e della micro-aspersione. La maggiore resa commerciale, invece, sarebbe del 9%, mentre, a livello di modelli gestionali, introducendo sistemi di supporto decisionali, si possono risparmiare consistenti volumi di adacquamento (-15/-25%), ridurre i consumi e aumentare le rese (sino al +13%). Va segnalato, tuttavia, che queste reti comportano anche esternalità positive (paesaggio, ricarica falde, biodiversità, ecc). Per quanto riguarda le condotte, lo studio ha stimato la possibilità di riduzione delle perdite dell’8% delle reti di adduzione (talora condivise tra settori civile e agricolo) grazie al monitoraggio e interventi di riparazione (il beneficio economico proveniente dalla riparazione delle condotte è stato stimato in 245-564 milioni di euro in 30 anni).
ACQUA BENE COMUNE, Oltre gli slogan
(di Rossella Ciarfaglia, FontanellaChiare, fre­sche e dolci acque, ma… bol­lette salate! È ciò che teme il Codacons (asso­cia­zione per la difesa dei diritti dei con­su­ma­tori), pro­no­sti­cando l’aumento del 30% delle tariffe se i pri­vati inter­ve­nis­sero nella gestione della rete idrica. Attualmente i prezzi ita­liani sono tra i più bassi in Europa: 1,1 euro al m³ con­tro i 6,3 della Germania e i 3,1 della Francia (fonte World Water Forum 2009). Tuttavia que­sti dati, con­fron­tati con i costi del sistema idrico, non con­so­lano più: secondo il Comitato per la vigi­lanza sull’uso delle risorse idri­che, per­dite fisi­che e allac­cia­menti abu­sivi – che rap­pre­sen­tano il 30% dell’acqua immessa – costano ogni anno ben 226 milioni di euro. Soldi sot­tratti al sistema, ovvero alle nostre tasche. Per garan­tire l’efficienza occorre denaro, ma in Italia riu­sciamo a inve­stire appena 107 euro al m³ con­tro una media euro­pea di 274 euro. Questo accade per­ché i ricavi non coprono le spese soste­nute per garan­tire il ser­vi­zio e il ritorno eco­no­mico per il capi­tale inve­stito non supera il 7%.

Non sem­brano aver cen­trato il noc­ciolo della que­stione né la poli­tica –  con il decreto Ronchi – né le folle che si sono mobi­li­tate con­tro le misure intra­prese. “L’acqua non è una merce”, “L’acqua: bene di tutti” sono gli slo­gan che hanno reso reto­rici i toni della mani­fe­sta­zione del 22 marzo scorso a Roma. Accusato di pri­va­tiz­zare il bene pub­blico per eccel­lenza, in realtà il prov­ve­di­mento dà la pos­si­bi­lità ai comuni di affi­dare la gestione della rete a sog­getti pri­vati, come già avviene per il gas e l’energia elet­trica. Tuttavia, a dif­fe­renza di quanto pre­vi­sto per que­sti ser­vizi altret­tanto indi­spen­sa­bili, la nuova nor­ma­tiva pre­senta una grave lacuna: non isti­tui­sce un’Autorità garante a livello nazio­nale. Tale ente avrebbe il com­pito di sta­bi­lire regole tra­spa­renti e uni­formi per la scelta dei for­ni­tori, ela­bo­rare tariffe sociali e pre­ve­dere obiet­tivi di effi­cienza. Tutto que­sto con lo scopo di eli­mi­ni­nare il rischio di mer­ci­fi­ca­zione di un bene indi­spo­ni­bile, il cui uti­lizzo va assi­cu­rato a tutti i cit­ta­dini. Il pro­blema dun­que è che si farà ancora affi­da­mento agli Ato (Ambiti ter­ri­to­riali otti­mali – orga­ni­smi che ope­rano a livello pro­vin­ciale e che non rico­prono l’estensione natu­rale dei bacini d’acqua), inol­tre i gestori avranno buone spe­ranze di influen­zare il loro rego­la­tore poi­ché non ci saranno bandi uni­formi a livello nazio­nale e le tariffe risul­te­ranno diverse per i cit­ta­dini da una zona all’altra del Paese. Neppure le cam­pa­gne refe­ren­da­rie hanno tenuto conto di que­sto dato impor­tante. Ancora una volta lo scon­tro ideo­lo­gico tra chi crede alle pro­messe di effi­cienza del pri­vato e chi pre­fe­ri­sce le garan­zie del pub­blico pre­vale sulla ricerca di solu­zioni in grado di risol­vere dav­vero i problemi.

***********

Sabato 26 marzo il popolo dell’acqua ha indetto a Roma una grande manifestazione nazionale per 2 SI’ ai referendum per l’acqua bene comune, per il SI’ per fermare il nucleare, per la difesa dei beni comuni, dei diritti e della democrazia.
Una piazza per l’acqua, una piazza per la vita.

Questi referendum sono fondamentali per tutte le donne e uomini che guardano ad un altro modello di società, di sviluppo e al futuro del pianeta.

E’ da anni che i movimenti in difesa dell’acqua bene comune si battono per il suo riconoscimento quale diritto umano universale, diritto calpestato da diverse norme che vogliamo abrogare con i referendum.

A questa battaglia contro la mercificazione dell’acqua si unisce la battaglia contro il ritorno al nucleare in Italia.

Il tremendo terremoto che ha colpito recentemente il Giappone e la drammatica situazione venutasi a creare nella centrale nucleare di Fukushima, con il disastro nucleare tuttora in corso e con conseguenze ancora imprevedibili ma in ogni caso tragiche per la popolazione coinvolta e per l’ambiente dell’intero pianeta, rendono l’appuntamento del 26 ancora più importante e urgente.

Per questo chiediamo a tutte le donne e gli uomini di questo Paese, che in queste ore guardano a quegli avvenimenti con crescente angoscia e con altrettanta indignazione, di dimostrare il proprio rifiuto a scelte dettate da interessi economici e di potere che disprezzano e distruggono il diritto alla vita, all’acqua, alla salute e ai beni comuni delle popolazioni e del pianeta.

Anche i comitati antinucleari, impegnati per fermare il ritorno del nucleare in Italia, hanno fatto appello a mobilitarsi e partecipare alla manifestazione di sabato 26 marzo.

Mobilitiamoci tutte e tutti da ogni parte d’Italia, riempiamo le strade e le piazze di Roma con i colori della vita contro le scelte di morte.

Perché solo la partecipazione è libertà, solo la condivisione è speranza di futuro.

Vi aspettiamo.
www.acquabenecomune.org * http://www.referendumacqua.it/

Leggi quì Appello.

VOTA SI’ AI REFERENDUM PER L’ACQUA BENE COMUNE! SI’ per fermare il nucleare, per la difesa dei beni comuni, dei diritti, della democrazia

dal Comitato 2 SI’ per l’acqua bene comune

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”