SANTA MARIA LA FOSSA(Ce)- ( di Raffaele Raimondo) – Al grido di “Mo Basta!”, nell’ assolato pomeriggio di domenica 10 aprile è ripartita, da Piazza Europa, la lotta sociale ed istituzionale per la difesa dell’ambiente più oltraggiato della provincia di Caserta. Uniti i coraggiosi esponenti dei Comitati “Terra Pulita” e “Terra Felice”, sindaci ed amministratori di Santa Maria la Fossa e di San Tammaro, battagliere rappresentanze di Serre (Salerno) ed Acerra (Napoli), nonché vari altri paladini della riscossa contro lo strapotere economico che della gestione-rifiuti ha fatto finora un megaffare, sulla pelle dei cittadini inermi e costretti all’ubbidienza, anche con la forza. Ma vistosa e davvero incomprensibile è stata l’assenza di autorità e cittadini dei viciniori Comuni di Grazzanise, Cancello ed Arnone e Castelvolturno che hanno preferito disertare. Ma perché? Per quali arcane ragioni, nel giorno in cui si trattava di appoggiare un pubblico confronto ed una civile azione di contrasto a decisioni, ancora una volta gravi, che stanno per essere assunte sulla tenuta confiscata La Balzana, le popolazioni di questi tre centri del Basso Volturno ed i loro sindaci-vicesindaci-assessori hanno ritenuto di non dover partecipare? Neppure i cittadini che rivendicano il loro spiccato e dimostrato “senso civico” si son fatti vivi! Allora bisogna dedurre che la delibera giuntale n.48 del 1° aprile 2011 sia stato un parto voluto dall’individuale insistenza dell’assessore all’ambiente di Grazzanise, Vito Gravante, e non il segno di una incisiva inversione di tendenza.. che, quando arriverà, sarà comunque in ritardo. Una delibera, la 48, che ha formalizzato l’istanza per un inserimento nell’Accordo operativo di cui al Programma strategico per le compensazioni ambientali nella regione Campania di cui alla legge 123/2008: un atto che, soprattutto, cerca soldi. Tale l’impressione che si ricava all’indomani della plateale assenza al serrato dibattito fossataro di domenica 10 aprile. A buon fine (cioè l’attivazione di bonifiche e messe in sicurezza), ma cerca soldi, senza il supporto di un’azione politica corale e congiunta con le municipalità confinanti cointeressate a mobilitarsi per evitare il peggio che ancora sta per sopraggiungere. Delle due l’una, quindi: o ci si batte insieme con tenace lungimiranza o la storica debolezza di un’area rischierà, nell’immediato futuro di prestare il fianco ad aggiuntivi scempi di un territorio già abbastanza martoriato. Non si sfugge. Del resto, è risaputo che in Consiglio regionale è aspro, proprio in questi giorni, il “braccio di ferro” tra i napoletani che vogliono abbattere i legiferati vincoli della “provincializzazione dei rifiuti” ed i consiglieri delle altre province campane che denunciano la prostrazione di cittadinanze già troppo caricate dei problemi che nell’area partenopea tardano a risolversi per colpa di una massa di faccendieri che, con l’avallo di frange istituzionali, hanno combinato disastri che potranno sanarsi soltanto nei decenni che verranno. E’ auspicabile che il forte segnale ripartito a Santa Maria la Fossa abbia un’eco, cioè che si faccia seriamente il punto – davanti alle cittadinanze di Castelvolturno, Cancello ed Arnone e Grazzanise – sulla complessa articolazione delle iniziative da porre doverosamente in essere. Di ricorsi al Tar se ne son presentati tanti e pochi sono arrivati a buoni capilinea. “Mo basta!”: c’è bisogno di fleboclisi di democrazia e di politica. Il resto è solo fulmine a ciel sereno…che non porta pioggia rigenerante e ossigenante… (Articolo a cura del giornalista Raffaele Raimondo)

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”

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