S. Pietro Infine(Ce)- (di Giampiero Casoni) La fondazione Museo parco della Memoria Storica a San Pietro Infine punta ad interfacciarsi con non meno di cento enti simili, per arricchiere il suo patrimonio d’offerta, eccelso ma relativamente giovane e creare una rete di collegamenti fra i luoghi che, del Secondo Conflitto Mondiale, sono oggi simbolo educativo. Ecco il testo della lettera inviata dal Presidente Vecchiarino ad esordio di una iniziativa che vedrà come prima tappa una visita esplorativa al Museo di Piana delle Orme, nel Pontino. “Rappresentando anche noi un Museo di Storia legato alla Seconda Guerra Mondiale, non possiamo che esordire con un pacifico “Salve”, aggiungendoci il motto che troverete sul cartiglio all’ ingresso della nostra struttura: “Jamais plus de guerre”. Questa, al plurale, era la comunità di San Pietro Infine che, per mio tramite, sono il Sindaco, Fabio Vecchiarino, intende creare salde “teste di ponte” con Enti Museali,  Fondazioni, Onlus, Emeroteche (a trovarne!), Associazioni combattentistiche riconosciute a vario titolo, Archivi, Biblioteche interattive e tutte le possibili macchinazioni sul web che riguardano l’ Orrore che partì, almeno ufficialmente, il primo settembre del 1939 e si concluse, almeno ufficialmente e per la parte nippo-statunitense, il 7 agosto del 1945. Noi, io e i miei concittadini, siamo una Fondazione, di cui mi onoro essere il Presidente, il Museo-Parco della Memoria Storica di San Pietro Infine dove, il 17 dicembre del ’43, venne combattuta una delle battaglie cardine della Campagna d’Italia e, soprattutto, una delle meglio documentate, dato che l’allora capitano di Fanteria John Houston, già grande movie-director Usa, ebbe la saggia e pazza idea, con un gruppo di combat cameraman più pazzi di lui, di filmare l’intera battaglia. Tanto crudamente lo fece, che una prima presentazione del film “The Battle of San Pietro” divenne un caso in negativo per molti generali, dato che non nascondeva nulla dell’imparzialità degli orrori verso i soldati americani, in un clima definito di disfattismo. Quello che il film racconta è invece una battaglia fra le truppe alleate in organico alla V Armata del generale Clarck e la 36ma del General Von Vietinghoff, che ha annichilito completamente la popolazione del Vecchio Centro, oggi eretto a Monumento Mondiale alla Pace e quello che qui abbiamo ricostruito dopo aver rifatto le nostre case più a valle, al rendez vous fra tre Regioni, Campania (siamo in provincia di Caserta), Molise e Lazio, all’innesto fra la Statale Casilina e la Statale molisano-venefrana Nunziata Lunga, interpretato e riportato alla luce, mixandolo col genio visionario dell’ immenso Carlo Rambaldi, è qualcosa di speciale, come specialmente orribile fu quello che vedemmo e che ora vorremmo tanti, tutti vedessero. Una onesta precisazione: annichiliti dal burocratese italico siamo partiti tarduccio, ma alla grande. E’ per questo che cerchiamo non solo interazioni standard, ma anche consigli pratici, protocolli, metodologie, piani lavoro, tutto lo scibile su come si fa risorgere un momento importante, rievocandolo in maniera ineccepibile ed emozionante per Il Visitatore, il nostro Obiettivo Morale. L’area museo-parco è in realtà una sinergica creatura, in cui il locale che ospita le meraviglie di Rambaldi si fonde, letteralmente, con l’impianto urbanistico del vecchio centro, sottoposto alla più nobile delle manutenzioni: la conservazione così com’era quando il tritolo lo stritolò. Il percorso è suddiviso in tre tronconi: la visita guidata al Museo vero e proprio, la visita sempre guidata al sito urbanistico, ai suoi splendidi scorci ed alle sue testimonianze lapidee intrise di memoria e speranza, la possibilità di effettuare stages a tema, manifestazioni a carattere storico e/o pertinente presso lo splendido resort adiacente l’aera museale, edificato in perfetta, e si sottolinea perfetta, sintonia urbanistica e storica con l’ambiente che circonda il tutto. All’ interno del percorso museale vero e proprio poi, il Capolavoro Rambaldiano, l’Evocazione onirica: un percorso che, partendo idealmente dallo scorrere dell’acqua, fonte e simbolo di vita che va, in una full immersion di suoni evocativi, inquietanti, quasi psichedelici, conduce all’epopea di un popolo che è rappresentazione dell’Epopea di Tutti i Popoli; foto dell’epoca, scatti eccezionali sulla battaglia e con un occhio di riguardo ai veri protagonisti di quella tragedia, la popolazione sanpietrese. Volti di vecchi piangenti, di bimbi speranzosi o annichiliti da quella stessa malta da cui i loro genitori venivano riesumati a pezzi, la fuga nelle grotte tufacee appositamente scavate per sfuggire ai mortai dei combattenti, le donne dignitosamente inquadrate ed impetosamente riprese con tutte le lacrime del >mondo ormai spremute. E poi la fame, piccole nicchie dove, attraverso filastrocche locali, nobilissimi dialetti in futuristici ologrammi-diorama il passaggio dalla serenità del desco al terrore del piatto vuoto è un attimo. La musica si mescola ai suoni in un unico spartito di terrore che canta la morte di un popolo e si arriva in una saletta di proiezione dove un filmato inedito del War Department Usa mostra, fra elmetti, vestigia cupe delle teste che non protessero, i momenti strategici ed umani di quella tremenda e meravigliosa cosa che è la vita, tremenda perché la follia dell’Uomo a volte la trasforma in morte, meravigliosa perché, altre volte, dalle macerie della civiltà umana risorge un’esigenza di ricordo che porta un nome più corto, più netto, più bello:” Pace. E’ questa Pace e con questo spirito di Pace, sorella della cooperazione e figlia della Memoria, che chiediamo a voi, “totem” fratelli di epoche che insegnano la Vita, di accoglierci in un club che non ha soci, ma solo ostinati e un po’ pazzi credenti. Crediamoci insieme, che la Pace sia pianta da coltivare… e sconfiggiamo il deserto dell’ indifferenza diventiamo foresta di comprensione“. Il Sindaco/Presidente la Fondazione Fabio Vecchiarino(Articolo a cura del giornalista Giampiero Casoni)

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”