S. Pietro Infne(Ce)- (Di Giampiero Casoni) Avanti adagio: la campagna elettorale per le amministrative di San Pietro Infine si è aperta con la presentazione su tre interventi a Piazza Risorgimento della lista numero 2, “Uniti per San Pietro Infine” che ha in Mariano Fuoco il suo candidato Sindaco. Disinteresse, trasparenza e lealtà: questi paiono essere i cardini morali di una squadra che, in termini di programma, pare puntare molto su risanamento finanziario, riduzione delle imposte e i soliti interventi che da sempre caratterizzano ogni competizione, questo senza malizia alcuna dato che accade a livello planetario, cioé quelli che puntano ad esaltare quanto siano stati sbagliati gli interventi dei predecessori-avversari. Cronaca in spiccioli: ha aperto, in una scenografia molto “da primarie Usa”, con schermo gigante, tazebao e leziosità multimediali assortite, il candidato Sindaco Fuoco. Ha spiegato come si sia arrivati alla convergenza di “forze politiche di ampio raggio per sedare ogni polemica”, ha ringraziato “gli amici Laino e Venditti” (?) ed ha proclamato di voler “lavorare all’unisono con individui senza interessi personali e familiari. No – ha poi proseguito Fuoco – alle lotte all’ultimo sangue, dato che la nostra non è una corsa per la poltrona ma un’azione di volontariato. Le entrate comunali sono esigue e l’avvento del federalismo municipale deve spingere a contenere nuove tasse. Non utilizzeremo ricatti o minacce, né dimostreremo interessi personali”. A questo punto Fuoco, un tantinello “rigido” per il battesimo di pubblica piazza, un po’ come quando i prugnoli selvatici o un caco (il frutto) troppo acerbo ci legano la lingua, ma che ha dalla sua una figura che pare sparata via dritta dritta dai set di Holliwood, ha presentato i compagni di avventura. Cristian Berlettano, ieri assente, militare, “dinamico”, Alessandro Cenci, operaio “dalle idee geniali”, Lino Fuoco, impiegato “capace e umano”, Luciano Fuoco, operaio e più giovane della lista, Lucio Gatti, operaio, “umile cuore politico”, Domenico Iaconelli, imprenditore dalla nota “tranquillità”, Sergio Masella, dirigente medico “disponibile con tutti”, Peppe Morgillo, “capace e semplice” pensionato e Bernardo Pirollo, “ristoratore attento osservatore della vita pubblica cittadina”. A rosario sgranato è toccata ad Alessandro Cenci dare una scossa ad una faccenda che rischiava, obiettivamente, di scivolare nella narcolessia. Il giovane candidato si è dimostrato sicuro, padrone del “palco” e correttissimo nell’accennare un saluto ai giovani ed ai novizi della lista avversaria. Con voce di un tono più alta del predecessore, ha puntualizzato di essere alla prima esperienza e di voler esser utile al suo “piccolo-grande paese” indicando una svolta nel modo di amministrare. La svolta, per Cenci, passa per i dimenticati di turno: i giovani. Per essi e per l’associazionismo si è impegnato ed ha invitato a sostenere la lista senza concentrarsi troppo sulle preferenze. “Scafato” in senso buono e tonico come un chinotto ghiacciato ad agosto, Cenci è stato il meglio della serata di “Uniti…”. Peppe Morgillo, che fa politica più o meno dall’epoca di Salazar, (non a caso ha citato un famoso “assalto amministrativo alla Bastiglia” del 1975, coi socialisti di allora a fare i sanculotti – nda) ha messo a disposizione, impugnando il microfono, la sua “esperienza per dare una sterzata brusca allo scopo di amministrare con una inversione di tendenza, per sconfessare un nuovo regime di monopolio governativo e cambiare registro. L’equazione paese-bene comune ha fatto il paio con il bisogno, espresso dal candidato, di dire no a persone “attaccate al potere” e ad una continuità che perdura da 10 anni. “Noi siamo competenti, disinteressati ed intenzionati a fare una campagna pro e non contro. Vogliamo collaborare con associazioni di volontariato per lo studio di tematiche di interesse generale, azzerare la distanza fra amministrazione e cittadini e (poteva mancare?) fare del Palazzo Municipale una casa di vetro. Il nostro è un programma concreto che, dopo il dissesto finanziario e con i conti ancora in rosso grazie ad una gestione scanzonata, ci deve spingere a gestire la cosa pubblica come un’azienda, per produrre utili, senza sprechi e con un occhio particolare alla gestione dei rifiuti”. Pistolotto regolamentare ai giovani, “che vanno guidati e incoraggiati per una occupazione duratura e no alle promesse figlie di un attivismo frenetico, con operazioni ad orologeria che, “dopo il 18 maggio, si saprà come andranno a finire”. Infine, si convinto alle Cooperative. Mariano Fuoco ha poi ripreso il microfono per una doppia, strana operazione: da un lato, illustrare un po’ a macchia di leopardo alcuni punti chiave del programma ufficiale già distribuito, dall’altro, tornare a gestire il canovaccio del discorso sul comizio di specie. Ne è emerso un quadro pacato, con cultura, questione interporto, viabilità inseriti fra le priorità e tre, a modesto avviso di chi scrive, piccolissime martellate alla De Sade sugli zebedei, non volute o comunque figlie di un’emozione sudaticcia che comprendiamo tutti. Fuoco ha deamicisianamente citato la domanda un un bimbo di 4 anni, che gli chiedeva, qualora fosse diventato sindaco, di togliere i sassolini dal parchetto giochi…. voluto ed installato da un attuale supporter della sua lista “Uniti per San Pietro”; il sassolino, gli è obiettivamente tornato addosso anche quando ha citato il depuratore e la sua incapacità di capienza per le acque reflue, opera messa in piedi da un altro grande “sponsor” del suo team. Solfa paro paro da goal nella propria porta con l’accenno alla dimenticanza del fatto che San Pietro è da poco città dell’olio. Il pistolotto sulla disattenzione degli avversari, forse, ma le controrepliche verranno ospitate con piacere, in merito alla valorizzazione di un olio dop, stride troppo con quanto accaduto il 20 marzo scorso, quando proprio sull’olio e sulla manifestazione “Vinitaly” del 25/26, a cui una delegazione comunale non andò per non ingenerare polemiche “sprecone” si era incentrata una robusta campagna stampa che più e più volte inquadrò in tacca di mira argomento e prospettive valorizzative, rassegna stampa alla mano. L’immancabile e sacrosanto invito finale al pubblico plaudente ad un voto per la lista numero due ha chiosato una serata dignitosa, magari argomentativamente un po’ sciapa, un po’ come gli spaghettini al burro in ospedale, ma, questo va detto, serata all’insegna della assoluta civiltà di chi ha aperto le danze elettorali a San Pietro, magari preferendo il valzer al rock’nroll ma si sa, in democrazia ognuno suona la sua musica… (Articolo a cura del giornalista Giampiero Casoni)

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”