Caserta– ( Di Giampiero Casoni )I Servizi impelagati nella offuscata vicenda della gestione dei rifiuti in Campania secondo due direttrici ipotetiche ma inquietanti, una depistatoria ed un’ altra di supporto a Forze dell’ Ordine isolatamente troppo “integrate” con il territorio su cui operare e con l’appoggio permanente delle Istituzioni che contano? Da stanotte è un dato di fatto: ed una delle innumerevoli chiavi di volta dell’ agghiacciante teorema porta un nome altrettanto agghiacciante: Michele Zagaria. Il superboss capo riconosciuto, allo stato dell’arte, del clan dei Casalesi, avrebbe più volte “pucciato” nella sede dell’alto Commissariato per l’Emergenza Rifiuti anche con blitz di carattere fisico, sotto gli occhi, è dichiarato da fonti bruciate ma loquaci, di Commissari (Bassolino & co) funzionari e Forze dell’ Ordine assegnate all’Istituzione emergenziale voluta dal Governo. Fa paura solo pensarlo ma è ora di scriverlo, non certo con presunzioni da scoop su una notizia “sputtanata” come il sorgere del sole ad est, ma che si arricchisce in queste ore di elementi solidi come le traversine della Superveloce di Rfi. Due ex funzionari dell’ Emergenza Rifiuti, con permanenza quinquennale in sede all’ ente straordinario, furono contattati all’ epoca, sia pur con criteri diversi, dai Servizi. Il primo venne convocato tramite il 113, tra gli altri siti, a Gaeta e, pare, in Valcomino – in case sicure degli 007 fra cui spiccò, tre anni fa una a Cassino, vicino la stazione ferroviaria, per vicenda parallela – (case, come quella cominense, in una zona cuscinetto alla provincia di Caserta dove cinque mesi fa indicammo Zagaria come presente proprio su questa pagina web). Dopo un interrogatorio di 10 ore, il primo “ammise” che contatti soprattutto in merito agli appalti sui rifiuti (discariche) e sui trasporti (settore Tav campano) ci furono e come. La sottigliezza con cui il primo ex “ciambellano” di Bertolaso seppe distinguere, tra l’altro in ribattuta in una intervista pubblica con la Rai, fra la parte più “incazzosa” della chiacchierata e quella più colloquiale, denota una padronanza inquietante con le tecniche di acquisizione informazioni dei Servizi Italiani quando fanno sul serio. Sono quelle in cui per un po’ si fanno i duri, per un po’ si gigioneggia salottieramente con la fonte, ottenendo magari risultati migliori con la seconda tranche, quella apparentemente più umana, della chiacchierata stessa, la cinestoria del poliziotto buono e di quello cattivo trasformata in uno stato dell’arte sopraffino e consono all’Intelligence, in pratica. In un secondo caso, un funzionario operativo dello stesso delicatissimo ufficio aveva notato, durante un giro di perlustrazione delle discariche nella zona del triangolo Casal de’ Principe, Casapesenna, San Cipriano d’Aversa (culla e base logistica stabile di Zagaria) in questi anni di latitanza, come dello stesso Iovine prima che scattassero gli schiavettoni ai suoi polsi – nda), un sito completamente immacolato sperso in mezzo a discariche traboccanti di rifiuti indifferenziati. Quei “600 mila mq che avrebbero potuto sopperire all’emergenza rifiuti per non meno di 5 giorni” vennero segnalati ad un redattore de “il Mattino” che pubblicò la notizia ma, 36 ore dopo, un personaggio delle istituzioni contattò il funzionario e lo mise in guardia sui “rischi” di farsi promotore di certe notizie, dato che quel sito non era in gestione occulta ma efficientissima, non ancora, a “certe persone”. Tutto questo condito con gare di appalto, intromissioni palesi negli appetiti Tav che presuppongono logicamente, oltre che in parte probatoriamente, un’ampia libertà della camorra casalese in ambiti istituzionali, una “sindrome da piedi sulla poltrona nel salotto buono” come sottolineato in maniera diversa, sia pur come ipotesi credibile, dall’ex magistrato antimafia Cantone, oggi in servizio a Roma alla Consulta. Il risultato è un dato di fatto agghiacciante sia pur segreto di Pulcinella per addetti ai lavori ed eroi borghesi come il già Pm d’assalto o la supersincera collega Capacchione, che vive sotto scorta da anni e che parla nella medesima intervista (chissà perché mandata alle tre del mattino) di “talpe istituzionali” da ere geologiche. Il problema è ora capire se il laido fenomeno sia, nell’ordine: completamente comprovabile, circoscrivibile ad una sola fetta dei Servizi con regolamentare attribuzione di “deviati”, una cazzata che gira per le redazioni dai tempi della strage della Banca dell’Agricoltura lombarda, o se ci si trova di fronte ad un vero sistema collaudato che vede i Servizi operare protocollarmente a servizio di Roma, bypassando la magistratura o l’esercizio, obbligatorio, dell’azione penale che essa incarna dal ‘96 e creando una copertura permanente di tipo istituzionale che sarebbe stata offerta ai generalissimi ed ai nuovi colonnelli, parvenu del mondo dei killer a pagamento (come già fu Zagaria, d’altronde) della camorra casalese. Non si spiegherebbe se non secondo questo orribile teorema la costante di questi malommi con capacità di primule rosse degne della miglior letteratura di aver lasciato, in più di un’occasione, i letti caldi quando uomini del Ros (parimenti citato nella vicenda) o dello Sco, facevano irruzione in covi “certissimi” per trovarsi gabbati di pochi minuti. O latitanze pluriennuali in cui, a detta degli stessi Cantone e Capacchione, vertice pubblicistico di un pattuglione di colleghi disposti a giurare la stessa cosa, la cui spiegazione risiede in un concetto pensato da tutti ma enunciato da pochi, che oggi pagano dazio amarissimo alla loro professionalità non certo di facciata ed loro coraggio: un mondo antico cioè di talpe abituate più agli ascensori dei palazzoni di Piazza del Plebiscito e Roma che agli androni puzzolenti dei casermaggi Iacp di Aversa. In certi casi la gloria costa tanto da superare le sue stesse, umanissime lusinghe…(Articolo a cura del giornalista Giampiero CASONI)

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”