Nei primi giorni di giugno del 2010 la Procura de L’Aquila ha emesso un avviso di garanzia ai sette partecipanti alla riunione della Commissione Grandi Rischi della Protezione Civile che il giorno 31 marzo 2009 erano stati convocati da Guido Bertolaso, allora capo della Protezione Civile, nella sede della Regione Abruzzo a L’Aquila per “valutare il significato degli eventi sismici che da alcuni mesi interessavano la zona e per informare i cittadini abruzzesi dell’attività sismica verificatasi nelle ultime settimane”. Con una nota il Dipartimento della Protezione Civile comunicava, pochi giorni prima del disastroso sisma del 6 aprile 2009, che “Non si può prevedere in alcun modo il verificarsi di un terremoto ma non c’é nessun allarme in corso da parte del Dipartimento della Protezione Civile, solo una attività di costante monitoraggio”; un’altra nota dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia faceva presente che le scosse avvertite in quei giorni in Provincia de L’Aquila rientrerebbero in una sequenza di terremoti, del tutto normale in aree sismiche come quella dell’aquilano che, negli ultimi mesi, aveva registrato quasi 200 eventi, la maggior parte dei quali non sono mai stati avvertiti dalla popolazione. I membri della Commissione Grandi Rischi che parteciparono alla riunione del 31 marzo 2009 (che durò un’ora) e che sono stati rinviati a giudizio sono il
Prof. Franco Barberi (vulcanologo e presidente vicario della commissione), Prof. Enzo Boschi (presidente dell’INGV e Ordinario di Fisica Terrestre), Giulio Selvaggi, (sismologo, direttore del centro nazionale terremoti), Gian Michele Calvi, Ordinario di Tecnica delle Costruzioni (direttore della fondazione ‘Eucentre’), Claudio Eva (sismologo, ordinario di fisica terrestre) e Mauro Dolce (direttore dell’ufficio Rischio sismico del dipartimento di Protezione civile e ordinario di tecnica delle costruzioni). Anche il Prof. Bernardo De Bernardinis (Ordinario di Idraulica, all’epoca vice capo Dipartimento della Protezione civile), che non è membro della Commissione Grandi Rischi e che partecipò alla riunione del 31 marzo 2009, ha ricevuto un avviso di garanzia. E’ evidente che sui due esperti sismologi (Eva e Selvaggi) è gravato principalmente l’esito scientifico della riunione condiviso da tutti i membri che hanno firmato il verbale. Notizie pubblicate su alcuni giornali evidenziano che la riunione del 31 marzo 2009 si sarebbe conclusa senza redazione del verbale ma con una conferenza stampa durante la quale furono esposti i risultati conseguiti solo verbalmente; sembra che il verbale sia stato firmato il giorno 6 aprile, dopo il sisma. E’ evidente che i membri che hanno firmato il verbale hanno, di fatto, condiviso il contenuto che sintetizzava quanto affermato durante la riunione del 31. Sulla Protezione Civile Nazionale, a valle della riunione della Commissione Grandi Rischi, grava la decisione assunta di non avere preso misure di prevenzione immediate come ad esempio l’evacuazione dei cittadini dalle abitazioni non antisismiche. La Procura dell’Aquila avrebbe riscontrato la violazione degli articoli 2, 3 e 9 della legge che istituisce la Protezione civile e la stessa Commissione grandi rischi (225/1992); degli articoli 5 e 7bis della legge sul coordinamento e le strutture logistiche della Protezione civile (401/2001); dell’articolo 4 della legge sull’ emergenza rifiuti in Campania, che integrava l’organizzazione della Commissione (21/2006). Tra le altre violazioni riscontrate, quelle all’articolo 3 del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n.
23582 del 3 aprile 2006 e alla normativa generale della legge che disciplina le attività di informazione e comunicazione delle pubbliche amministrazioni (150/2000).
Secondo gli inquirenti la Commissione grandi rischi «sia con dichiarazioni agli organi di informazione sia con redazione di un verbale» fornì a cittadini, politici e alla stessa Protezione Civile «informazioni incomplete, imprecise e contraddittorie sulla natura, sulle cause, sulla pericolosità e sui futuri sviluppi dell’attività sismica in esame».
Nel verbale della riunione del 31 marzo 2009, la Commissione affermava di essersi riunita per «fornire ai cittadini abruzzesi tutte le informazioni disponibili alla comunità scientifica sull’attività sismica delle ultime settimane». L’avviso di garanzia cita dichiarazioni degli indagati messi a verbale nella riunione del 31 marzo: «non è possibile fare previsioni» (Boschi), «la semplice osservazione di molti piccoli terremoti non costituisce fenomeno precursore» (Boschi), «improbabile il rischio a breve di una forte scossa come quella del 1703» (Boschi), «non c’è nessun motivo per cui si possa dire che una sequenza di scosse a bassa magnitudo possa essere considerata precursore di un forte evento» (Barberi), «le registrazioni delle scosse sono caratterizzate da forti picchi di accelerazione, ma con spostamenti spettrali molto contenuti, di pochi millimetri, e perciò difficilmente in grado di produrre danni alle strutture» (Calvi). Questi sarebbero alcuni elementi su cui la Procura avrebbe ravvisato una «colpa consistita in negligenza,
imprudenza e imperizia». Secondo la procura nel rassicurare la popolazione, la commissione ha omesso di assumere azioni preventive che avrebbero potuto salvare vite umane. Il Procuratore della Repubblica dell’Aquila, Alfredo Rossini, ha affermato commentando il provvedimento al Tg3 Abruzzo «I responsabili sono persone molto qualificate che avrebbero dovuto dare risposte diverse ai cittadini. Non si tratta di un mancato allarme, l’allarme era già venuto dalle scosse di terremoto. Si tratta del mancato avviso che bisognava andarsene dalle case».
Il Procuratore Rossini precisa che negli avvisi di garanzia non si parla mai di Protezione civile. Sono citati capi d’imputazione precisi, che sono stati contestati e depositati. In tutti questi non c’é menzione della Protezione civile. Dopo gli avvisi di garanzia Bertolaso, ritenendo che i provvedimenti colpissero la Protezione Civile e non i
membri della Commissione Grandi Rischi, durante la parata militare del 2 giugno 2010 ha affermato: ”Vogliono destabilizzare e distruggere la Protezione Civile”. ”Facciano pure. Ma – avverte – chi domani si assumerà la responsabilità di decisioni vitali per la popolazione?” . Aggiunge pure “Colpito chi si assume responsabilità, chi mette la faccia dentro i problemi di questo paese” viene “‘immediatamente penalizzato”. Considerando che situazioni simili possono verificarsi di nuovo (l’Italia è interessata da tettonica attiva e da numerose faglie sismogenetiche, da vari vulcani attivi, da vari disastri idrogeologici ecc.) riteniamo utile approfondire quanto accaduto al fine di fornire elementi di chiarezza “indipendenti” che possano consentire una maggiore sicurezza ambientale nel prossimo futuro. Prima di tutto occorre chiarire quali siano i compiti della Commissione Grandi Rischi stabiliti dalla legge 27 gennaio 2006, n. 21. Essa rappresenta “l’organo di consulenza tecnico-scientifica del Dipartimento della protezione civile”. Con il DPCM organizzativo del 3 aprile 2006 la commissione viene ridotta nella composizione, delegando quantità e qualità dei contributi tecnico scientifici all’implementazione di un apposito registro di esperti da coinvolgere nelle attività della commissione, che recupera in ogni caso la sua funzione plenaria. La Commissione, da organo consultivo e propositivo che era, aquisisce il ruolo di organo di consulenza formulando “pareri e proposte” nei settori di rischio, riunendosi di regola bimestralmente. Può prendere iniziative presso il Capo del Dipartimento per organizzare particolari iniziative di studio e approfondimento. Può effettuare ricognizioni, verifiche, indagini. Può tenere un registro di esperti per singoli settori di studio a cui attingere per arricchire di volta in volta di nuovi contributi il lavoro della commissione stessa. Quando si è riunita a L’Aquila il 31 marzo 2009 la Commissione Nazionale per la Previsione e la Prevenzione dei Grandi Rischi era organo consultivo e propositivo del Servizio Nazionale della Protezione Civile su tutte le attività di protezione civile volte alla previsione e prevenzione delle varie ipotesi di rischio.
Suo compito era quello di fornire le indicazioni necessarie per la definizione delle esigenze di studio e ricerca in materia di protezione civile, procedere all’esame dei dati forniti dalle istituzioni ed organizzazioni preposte alla vigilanza degli eventi previsti dalla legge ed alla valutazione dei rischi connessi e degli interventi conseguenti. In effetti rappresentava la più importante struttura scientifica di riferimento per il Dipartimento della Protezione Civile basandosi su ventuno fra scienziati ed esperti scelti in un panorama italiano di risorse scientifiche eccellenti e in grado di assicurare livelli massimi di competenza nei maggiori settori di rischio per il nostro Paese. Alla Commissione era garantita, inoltre, completa autonomia nel fornire pareri, proposte, suggerimenti e interventi tecnico operativi per migliorare ancora di più le attività di previsione,
prevenzione ed eventuale gestione delle emergenze di competenza della Protezione Civile Nazionale. In base alle esperienze maturate sul campo in occasione di vari eventi disastrosi, gli scriventi fanno presente che un bravo ricercatore abituato a svolgere gli studi in tempi “adeguati” e non ai ritmi pressanti imposti dalle esigenze di far fronte in tempo reale a problemi complessi connessi ad eventi catastrofici o potenzialmente
catastrofici, può avere serie difficoltà nell’effettuare valutazioni indipendenti e a fornire consigli adeguati alla gravità delle situazioni sulle operazioni complesse da svolgere in tempo reale. Gli scenari nei quali si svolgono le ricerche sono più rilassanti e significativamente diversi dagli scenari che si riscontrano nelle situazioni emergenziali e solo persone scientificamente e tecnicamente preparate che hanno avuto esperienze multidisciplinari in situazioni emergenziali possono avere la freddezza e serenità per
valutare le situazioni e prendere le più adeguate decisioni indipendenti. Dopo l’emissione degli avvisi di garanzia si sono diffuse notizie, a nostro avviso, parziali circa quanto
accaduto nella riunione dell’Aquila. Vi sono state prese di posizione “scandalizzate” per il fatto che ricercatori italiani siano stati indagati; sicuramente gli studiosi italiani e stranieri che sono “insorti” contro il provvedimento non erano al corrente di tutto quello che è stato dichiarato e scritto dai membri della commissione grandi rischi.
Bisogna distinguere tra gli scienziati che si comportano sempre da scienziati dai personaggi del mondo della ricerca che assumono incarichi pubblici su nomina politica e non in base al curriculum scientifico e che dimenticano le origini piegandosi ad esigenze non scientifiche, o quanto meno rilasciando dichiarazioni sbilanciate relativamente alle conoscenze scientifiche. A nostro avviso, la lettura del verbale della riunione del 31 marzo fa sorgere seri dubbi sul comportamento totalmente scientifico dei membri della commissione grandi rischi.
E’ interessante analizzare il verbale e fare motivate considerazioni sull’accaduto; altra cosa è la valutazione se il comportamento dei membri sia penalmente significativo e perseguibile. Come è noto la Commissione Grandi Rischi si è riunita a L’Aquila perché da vari mesi si registravano eventi sismici, come descritto nella relazione dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia-Centro Nazionale Terremoti diretto da Giulio Selvaggi “RELAZIONE SULLA SEQUENZA SISMICA DELL’AQUILANO” del 31 Marzo 2009 che illustrò i seguenti dati durante la riunione: – Le Magnitudo massime si concentrano nella parte meridionale della sequenza; – L’area è stata interessata da sequenze sismiche anche recentemente; – Ultimo evento di M=4 nel 1985; – Più di 200 scosse in tre mesi; – Il rilascio sismico è dominato dall’evento di Ml 4.0; – Le Magnitudo sono distribuite omogeneamente senza una scossa principale; – Non c’è una migrazione in profondità delle scosse nel tempo; – Le Magnitudo sono principalmente sotto 2.5; – La profondità è intorno ai 10 km; – Non c’è una concentrazione di eventi in particolari ore; – La sequenza è
caratterizzata da periodi quiete di alcuni giorni; – Il terremoto nel contesto storico: gli eventi più importanti sono quelli del 1703, 1461, 1349 e 1315; La sismicità strumentale degli ultimi anni: – Sismicità scarsa e di bassa magnitudo Abruzzo centrale praticamente assente (es. Fucino e bacino di Sulmona). La relazione INGV illustrata da Giulio Selvaggi evidenzia e conferma che vi era una novità relativamente agli anni precedenti: l’aquilano, da alcuni mesi, era interessato da ripetuti eventi sismici. Analizziamo ora il verbale redatto dalla Commissione Grandi Rischi nella riunione del 31 marzo 2009
(pubblicato da L’Espresso) prendendo in considerazione le dichiarazioni dei vari esperti che hanno firmato in calce. Di seguito è riportato tutto il verbale suddiviso in parti relative alle dichiarazioni dei componenti la commissione seguite da un commento degli autori della presente nota…

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Prof. Franco Ortolani, Ordinario di Geologia, Università di Napoli Federico II

Ing. Angelo Spizuoco, Centro Studi Strutture Geologia Geotecnica, S. Vitaliano (NA)

7 giugno 2010

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”