Stanato in un’operazione della polizia. All’uscita del bunker l’entusiasmo dei poliziotti: «Viva la legalità» Nel 2006 Saviano scrisse: è nella sua Casapesenna

Casapesenna(Ce) – Alle 11.30 di questa mattina, mercoledì, un’operazione della polizia coordinata dal pool di magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, ha posto fine alla latitanza del superboss del clan dei Casalesi, Michele Zagaria.
L’ultimo capo della cosca casertana è stato scovato all’interno di un covo individuato sin dai giorni scorsi in un fondo agricolo di via Mascagni, una traversa di via Crocelle nel cuore della sua Casapesenna (Caserta), dove gli investigatori erano sicuri si nascondesse la primula rossa della feroce organizzazione criminale, latitante dal 1995.

NEL BUNKER – Zagaria era nascosto in un bunker all’interno della casa. Tra il bunker sotterraneo e il pavimento dell’abitazione vi erano cinque metri di cemento armato. L’operazione è stata condotta dalla Squadra Mobile di Napoli, insieme a quella di Caserta e al Servizio Centrale Operativo della polizia.

LE PRIME PAROLE: AVETE VINTO – Le prime parole che il boss ha rivolto ai magistrati della Dda che l’hanno raggiunto nel bunker (Cafiero de Raho, Catello Maresca e Raffaele Falcone, Marco Del Gaudio) sono state ironiche: «Avete vinto voi, ha vinto lo Stato». «Come mi ha insegnato il mio maestro Franco Roberti, è finita». Il pm Maresca si era rivolto così, nel bunker di Casapesenna, al boss Michele Zagaria, appena arrestato, ricordando l’ex capo dei magistrati antimafia di Napoli, oggi alla guida della procura di Salerno. «È finita», ha convenuto il boss.

L’INTERVENTO DELL’AMBULANZA – Gli agenti hanno dovuto scavare per raggiungere il covo del boss, colto da malore al momento dell’arresto al punto da richiedere l’intervento di un’ambulanza. Scene di giubilo e di entusiasmo tra le forze dell’ordine, che hanno cominciato ad abbracciarsi e a scandire slogan. Sono circa 150 gli agenti che hanno partecipato all’operazione.

LA BOTOLA DIFETTOSA – Il boss assediato avrebbe tentato un ultimo disperato tentativo di fuga dal bunker sotterraneo. A tradirlo un meccanismo difettoso della botola in cui era nascosto che gli ha impedito di scappare dal suo stesso rifugio. Gli agenti, infatti, avevano già bloccato tutte le possibili vie di fuga alla primula rossa casalese.

L’ENTUSIASMO – Appena è spuntata dal sottosuolo la testa del boss Michele Zagaria è esplosa la felicità di una cinquantina di poliziotti che si trovavano davanti al bunker. Si sono abbracciati, hanno alzato le braccia al cielo e fanno il segno della vittoria. Qualcuno ha urlato «vittoria» altri hanno urlato «abbasso la camorra, viva la polizia, viva la legalità».

IL TWITT DI SAVIANO – Questo il twitt postato dallo scrittore Roberto Saviano dopo l’arresto del numero uno dei Casalesi: «Preso Zagaria, come un topo sotto terra. Ottimo lavoro, ragazzi! r. »

LA MINISTRA CANCELLIERI: SUCCESSO – «È un grandissimo successo dello Stato». Sono queste le prime parole del ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, all’arresto del boss. Il Viminale sottolinea che si tratta di un colpo «non solo al clan dei casalesi ma all’intera organizzazione camorristica», grazie «allo straordinario lavoro di forze dell’ordine e magistratura». È stato il pm della Dda Antonello Ardituro a dare l’annuncio «in diretta» della cattura di Michele Zagaria al ministro della Giustizia, Paola Severino. Ardituro, vicesegretario nazionale dell’Anm, si trovava a Roma per un incontro dell’associazione magistrati con il guardasigilli e ha comunicato la notizia al ministro ed agli altri partecipanti all’incontro, accolto da un lungo applauso.

CANTONE- «È una bellissima notizia perchè è la fine dei Casalesi»: è il commento a caldo del magistrato Raffaele Cantone, che nell’ambito della Direzione Distrettuale Antimafia napoletana di cui ha fatto parte fino al 2007, si è occupato in prima persona delle indagini sul noto clan camorristico.

IL RE DEI CASALESI – Michele Zagaria, 53 anni, detto «capastorta», considerato il capo dei capi dei Casalesi, era l’ultimo dei boss storici del clan ancora latitante. Un anno fa, nel novembre del 2010, in manette finì Antonio detto «’o ninno» Iovine, nascosto a Casal di Principe, nella villetta di un incensurato. Prima di lui, il 14 gennaio del 2009, dopo un rocambolesco inseguimento sui tetti a Mignano Montelungo, i carabinieri catturarono Peppe Setola, boss dell’ala stragista del clan facente capo a Francesco «Sandokan» Schiavone, in carcere dal 1998.

Art. a cura del giornalista  Piero Rossano (Corriere del Mezzogiorno)
07 dicembre 2011

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Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”