Manifestazione degli agricoltori di Terra di Lavoro svoltasi  Lunedi 30 Gennaio 2012  Documento presentato al Prefetto dalla delegazione capitanata da Lino Martone della SIAAB e CICC, aderente a FIMA e Altragricoltura

RAPPRESENTAZIONE IN SINTESI AL SIGNOR PREFETTO DELLA GRAVISSIMA CONDIZIONE DELL’AGRICOLTURA IN TERRA DI LAVORO E NEL PIANO CAMPANO

I motivi della mobilitazione cui hanno dato vita tanti movimenti autonomi e spontanei in tutta Italia e soprattutto nel Mezzogiorno, trovano immediato riscontro anche nella nostra Provincia e nell’intero Piano Campano. Non è escludibile la dimensione territoriale indicata del Piano Campano, ai fini dell’attenzione della spett.le Prefettura e di tutti gli Organi di Governo, poiché per effetto della grande conurbazione napoletana, gran parte di tanti agricoltori professionali hanno trovato risposta di terreno agricolo nella attuale Provincia di Caserta. In premessa si ha inoltre, il dovere di precisare che la denominazione “FORCONI” con cui si stanno rappresentando tutti i movimenti, è nata fondamentalmente nelle campagne siciliane e sarde e molto spesso è stata utilizzata da altre espressioni sociali quali i trasportatori ed altro.

• Ciò predetto, la questione caro gasolio e grave indebitamento delle campagne rappresenta indubbiamente una questione di fondo anche nella nostra realtà. Da primi dati pubblicamente consultabili, emerge una gravissima sofferenza finanziaria dell’agricoltura, tra Caserta e Napoli, che collegandosi alle confinanti province di Latina e Frosinone danno un quadro disastroso delle pianure, Campana e Pontina, più produttive e fertili d’Italia. Le sofferenze di asta giudiziaria per terreni agricoli sono essenzialmente presenti a Napoli e Caserta e rappresentano il secondo filone dopo gli altri immobili. A Salerno, Benevento e Avellino sono praticamente ininfluenti. Nella vicina Latina e Frosinone rappresentano invece un disastro. Per ironia della sorte si può dire sinteticamente che sta in agonia grave l’antica Terra di Lavoro, considerando che in tal contesto vi è gran parte dell’area DOP della Mozzarella di Bufala Campana.
• Più volte abbiamo tentato, anche con un timido ausilio della Camera del Commercio, di fare il punto su tale situazione. Importante e di speranza è l’OdG del Parlamento fatto proprio dal Governo e dalla stessa ISMEA in un recentissimo incontro a Taranto, che tende ad approvare una Norma di Legge di Moratoria per i debiti in agricoltura, al fine di fare il punto sullo stato dell’arte e assumere possibili efficaci misure di sostegno. E’ urgente e necessario che non si stia solo in attesa di provvedimenti nazionali; si chiede al signor Prefetto una possibile organizzazione di un incontro con l’INPS,EQUITALIA e BANCA D’ITALIA al fine di fare un punto concreto sulla sofferenza finanziaria dell’agricoltura cui sono collegati grandi rischi economici e sociali.
• A tali questioni di fondo si collegano poi atavici problemi mai risolti e a cui occorre dare una risposta. In particolare nel settore strategico del latte di bufala. Strategico solo a parole, perché poi nella sostanza il settore primario dell’allevamento continua ad essere tenuto nella più totale subalternità e sofferenza. Tale giudizio rappresenta addirittura la conclusione ufficiale del capo dei NAS nella relazione depositata presso la Commissione Agricoltura della Camera, all’indomani dello scandalo che portò sotto accusa il presidente e tutto il Consorzio di Tutela della MBC. Alla data attuale il latte bufalino non supera 1,10€ litro alla stalla, ossia quasi come il costo di un litro di gasolio con l’accisa per l’agricoltura. E’ uno scandalo inaccettabile. Occorre immediatamente un tavolo di trattativa con tutta la trasformazione al fine di riprendere la tradizione interrotta di prepotenza dell’accordo interprofessionale, anche in considerazione della novità normativa introdotta dal governo Monti sull’obbligo di commercializzazione delle derrate agro-alimentari tramite contratto scritto. E’ URGENTE L’IMMEDIATA CONVOCAZIONE DI UN TAVOLO DI TRATTATIVA.
• E’ URGENTISSIMO invece un rapido tavolo di confronto e trattativa per la commercializzazione e il conferimento del tabacco Burley di Caserta, chiamando soprattutto la Deltafina. E’ inconcepibile il pagamento di un quintale di tabacco che in molti casi non supera 160€, pur sapendo che i costi di produzione si aggira intorno a 185€ per quintale. Per questa strada si metteranno in ginocchio migliaia di famiglie ed è grave e semplicemente servile il comportamento di talune Associazioni che hanno spinto alla coltivazione del tabacco nel 2011 senza mai preoccuparsi per un accordo di conferimento preventivo, anzi hanno utilizzato l’occasione per imporre l’iscrizione dei coltivatori ai loro centri di servizio estorcendo quote di adesione cui occorre anche esperire controlli giudiziari e fiscali.
• A questo quadro immediato e urgente fanno poi da riscontro le questioni mai risolte sul piano del mercato degli ortofrutticoli, sempre più venduti alla rinfusa, in mercatini speculativi d’occasione, con commercianti, acquirenti e trasformatori sempre più indefinibili, con le gravissime diramazioni di controllo delinquenziale sul trasporto che è stato oggetto di recente attenzione della Magistratura. Un altro prodotto strategico e unico, la mela Annurca, giace invenduta nei frigoriferi e spunta prezzi Kg anche di miserabili 35 centesimi di EURO. Devastante ed è rimasta tale la vicenda PARMALAT, mai affrontata con serietà, che ha distrutto la zootecnia bovina di Caserta ed ha distrutto due marchi di latte come BERNA e MATESE, di cui se ne rivendica la ricostituzione, con le caratteristiche di qualità, aprendo un confronto con gli attuali eredi commerciali. Si tratta di marchi che non possono appartenere alla speculazione commerciale e finanziaria ma vanno riportati ai legittimi proprietari di denominazione che sono la Provincia di Caserta. In tale contesto va fatta totale chiarezza sull’impianto alifano di trasformazione e commercializzazione del latte costruito con la ex Sovvenzione Globale a totale finanziamento pubblico, che giace abbandonato e con grave sperpero.
• Non si può più disattendere poi una dovuta e obbligatoria necessità di chiarezza su quanto è avvenuto e sta avvenendo sul fronte della Brucellosi Bufalina e la questione Diossina. Più volte sono state fatte audizioni in Parlamento; sono stati sciupati inutilmente milioni di Euro e non molto è stato risolto. Si fa espressa richiesta di una Commissione d’Indagine Parlamentare per fare il punto sullo stato dell’arte e vengano punite le gravi responsabilità di chi ha solo utilizzato il problema brucellosi, senza veri elementi scientifici, ma al solo scopo di mettere di più in ginocchio gli allevatori e foraggiare clientele. Sulla questione DIOSSINA si è giunti poi alla irresponsabilità più totale. 40 milioni di danno fatti a allevamento e trasformazione in Regione, mai indennizzati. Latte sottratto e immagazzinato nei frigoriferi ove ancora vi giace. Trasformatori che in accordo con la Regione si erano adoperati per questo immagazzinamento, pretendono l’indennizzo spese da parte degli allevatori. Fieno, mangimi ed erbe sequestrati che giacciono ancora nei campi o presso le stalle e nessuno provvede. Occorre fare immediatamente il punto e legalmente indennizzare chi ha avuto danni per colpe che mai ha commesso. La diossina non è affatto prodotta dalla coltivazione o dall’agricoltura.
• Vi sono poi questioni assai più semplici che possono dare un minimo di aiuto a delle imprese agricole e giacciono insolute da anni. Nel lontano 2005 furono affidati alla Prefettura 1 milione di € per aiutare al minimo gli agricoltori di una fascia di territorio ristretta a ridosso di Mondragone, in seguito a una particolare calamità di tempo. Abbiamo perso ogni cognizione di quale sorte sia toccata a questo milione. Dove stà? Si utilizzi e si ristorino almeno un poco di danni, nel giusto ed in equità.
• In ultimo non si può non concludere con la rappresentazione del preoccupante quadro ambientale, senza il quale nessuna agricoltura è possibile. Vige tutt’ora la raccomandazione della Commissione Straordinaria del Ministero dell’Ambiente che ha chiesto ai Comuni, che vanno da Acerra a Sessa Aurunca, di ordinare ai coltivatori di non irrigare con acque assunte dai pozzi di falda se non previa analisi di laboratorio. Ogni anno qualche comune fa ordinanze e poi le revoca, come è successo a Villa Literno,Castel Volturno, Maddaloni, A Giugliano molte analisi di pozzo sono uscite positive all’inquinamento. Si può pensare di andare avanti in questo modo senza un mirato intervento pubblico, anche di coordinamento? Si può continuare a spostare sull’agricoltura costi gravi che non gli competono? E’ urgentissimo fare il punto sulla situazione in stretta relazione a quanto si va decidendo circa il piano provinciale dei rifiuti. Non si può aggravare la situazione e distruggere una grande unica agricoltura, il Piano Campano, la Media Valle del Volturno, con un territorio per gran parte vincolato ad aree DOP e IGP.

SU QUESTI PUNTI, FERMO RESTANDO LA GIUSTA VALUTAZIONE E RISPETTO DI OGNI IMPEGNO CHE VERRA’ DA PARTE DEL GOVERNO E TUTTE LE SUE ISTITUZIONI, NON POSSIAMO NON SOSTENERE UNA GIUSTA E PUNTUALE INIZIATIVA NEI PROSSIMI GIORNI. NON GIA’ SOLO PER SENSIBILIZZARE MA PERCHE’ SENTIAMO IL DOVERE DI PARTECIPARE ALLA SALVEZZA DELL’ECONOMIA REGIONALE E NAZIONALE VERSO CUI IL RUOLO DELL’AGRICOLTURA E’ DECISIVO E CENTRALE. L’IDIOZIA E LA VIOLENZA STA DALLA PARTE DI CHI QUESTA CENTRALITA’ NON COMPRENDE.

Lunedi 30 Gennaio 2012

PER IL COORD.PROVINC. E REGION. Siaab
LINO MARTONE

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”