Caserta — In Campania si muore di cancro ben più che in altre regioni d’Italia. E in particolare Napoli e Caserta sono le due province dove in vent’anni si è registrato un incremento abnorme dei casi di mortalità. Non si parla più di semplici sospetti ma di dati resi ufficiali dall’Istituto Pascale, evidenziati nella loro drammaticità in una ricerca (fonte Istat) a firma del direttore scientifico dell’istituto, Aldo Vecchione, del direttore della struttura di epidemiologia e prevenzione, Maurizio Montella, e della dottoressa Anna Crispo. E la realtà emersa è talmente anomala da far ritenere che il problema sia legato anche a fattori ambientali, oltre che ad abitudini alimentari o a stili di vita a rischio. Secondo la ricerca del Pascale, in provincia di Napoli si è avuto un incremento dei tassi di mortalità del 47 per cento per gli uomini e del 40 per cento per le donne; mentre a Caserta c’è stato un incremento del 28,4 per cento negli uomini, e del 32,7 per cento per le donne. Si registra in più «un aumento drammatico per alcuni tumori, in netta controtendenza non solo con i dati italiani ma anche con i dati registrati nelle altre province della regione Campania». Dunque, l’eccesso di mortalità, si configura come un problema sociale e ambientale, oltre che sanitario. «I risultati di questo nostro studio sono inquietanti — spiega Maurizio Montella —. Impossibile non interrogarsi sulle cause anche ambientali che hanno determinato questo incremento. Se sino ad oggi ci siamo mossi nel campo dei sospetti oggi il dato è ufficiale e non può essere ignorato». Proprio la ricerca riferisce che se « in Italia negli anni ‘80 la mortalità per tumore era più alta al Nord rispetto che al Sud, negli anni più recenti questo divario è fortemente diminuito a causa della stabilizzazione registrata al Nord e all’incremento del Sud». Sempre il direttore della struttura di Epidemiologia punta poi il dito contro «la disattenzione delle istituzioni sanitarie regionali. Personalmente — spiega — ho dovuto lottare, e non poco, per portare avanti questo lavoro. Qui nessuno mi ha messo nelle migliori condizioni per lavorare. Basti pensare che io e i miei collaboratori abbiamo dovuto comprare delle stufe elettriche perché le nostre stanze non sono dotate di riscaldamento». Tornando alla situazione registrata tra la provincia di Napoli e quella di Caserta, la drammaticità del dato è evidente anche per singolo tumore. Ad esempio, per il colon-retto, in provincia di Napoli (negli uomini) si riscontra un tasso del 17.1 nel triennio che va dal 1988 al 1990 e del 31.3 nel periodo che va dal 2003 al 2008; mentre per le donne è del 16.3 e 23.3 negli stessi anni di riferimento; a Caserta i tassi sono del 19.3 e 30.9 per i maschi e del 16.4 e 23.8 per le donne. Questo significa che si contano 1.200 morti l’anno per il solo tumore del colon-retto tra Napoli e Caserta. E non va meglio per il tumore del polmone, nelle donne della provincia di Napoli si riscontra infatti un incremento superiore al 100 per cento e del 68 per cento a Caserta. E se il costo è altissimo in termini di vite umane, non va meglio dal punto di vista economico. «L’incremento dei casi che registriamo equivale ad un incremento dei costi — spiega Antonio Marfella dirigente responsabile della farmaco-economia —. Questa situazione incide pesantemente sulle difficoltà della Sanità pubblica, specie in Campania, basti pensare che ogni caso di tumore del colon-retto costa, in termini di cure, 50 mila euro».(Corriere del Mezzogiorno)

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”