Alife(Ce)Salvatore Pece  si é spostato da Venafro e Trapani per una vacanza.  I poliziotti lo hanno raggiunto dopo aver scoperto la registrazione in un albergo di Trapani. Ha fatto disperare amici e familiari, ma, ha spiegato agli agenti della questura, che si era recato in Sicilia per una vacanza. E’ questo l’epilogo surreale di una vicenda che ha tenuto col fiato sospeso due province, quella di Caserta e quella di Isernia. A portare alla scoperta di Pece a Trapani è stata la registrazione in albergo dove l’uomo originario di Alife aveva aveva fornito le sue generalità corrette ed era stato registrato con il proprio documento di identità. Proprio partendo dal nome, che gli alberghi sono tenuti a trasmettere alla questura, i poliziotti trapanesi hanno avuto il sospetto che si trattasse della stessa persona segnalata dai carabinieri nell’ambito dell’attività di ricerca effettuata su tutto il territorio nazionale. Hanno quindi invitato i carabinieri a trasmettere la foto di Pece per fare un confronto ed hanno potuto stabilire che si trattava della stessa persona. Pece era in buone condizioni di salute e la vicenda si è conclusa con un lieto fine. Per qualche giorno, infatti, si era temuto il peggio, visto che si era parlato di difficoltà economiche, di richieste da parte del racket del pizzo, problemi che avrebbero spinto giovedì mattina il giovane a lasciare il suo esercizio commerciale in via Giotto Di Bondone e a mettersi in viaggio verso la Sicilia dopo aver abbandonato il suo furgone davanti alla stazione ferroviaria di Vairano Scalo. Problemi che il ragazzo avrebbe smentito. La sua versione è al vaglio degli inquirenti ma al momento non ci sono ipotesi di reato e l’uomo potrà tornare a casa dove i familiari, gli amici e la sua fidanzata lo attendono ormai da una settimana. “A questo punto – spiegano i carabineri di Venafro – è chiaro che l’allontanamento di Pece è del tutto volontario e abbiamo accertato che non vi è alcun pericolo evidente per la sua vita. Pertanto, le ricerche sono sospese”. Al suo ritorno, però, Pece dovrà chiarire agli inquirenti il perché di un procurato allarme, derivato soprattutto dal ritrovamento di un biglietto all’ interno della sua pescheria di Venafro, nel quale chiedeva scusa alla famiglia per quanto avrebbe fatto di lì a poco. Frasi che avevano gettato nella disperazione i familiari e che avevano fatto temere per la sua incolumità, al punto da spingere i carabineri e i vigili del fuoco a forzare le porte d’ingresso del suo negozio a Venafro. (Comunicato da redaz. cronac prov.)

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”