S. Pietro Infine(Ce)- (Di Giampiero Casoni ) Scosse di assestamento sismico a San Pietro Infine… del terremoto del 1984; solo che stavolta la magnitudo è quella delle carte bollate sulla riattazione degli immobili danneggiati e l’epicentro è, anzi, sarà il Tribunale di Cassino. Trascinati in aula di giustizia per… non aver versato le debite spettanze tecniche in merito ad una pratica per il terremoto del 1984, spettanze sul cui importo e sulla cui legittimità si sono riversati i dubbi di una coppia di cittadini del Comune di San Pietro Infine. Per loro, chiamati in aula presso il magistrato civile del Tribunale di Cassino, l’intera operazione non ha altro che lo scopo di accreditare una abborracciata operazione di reciproco aiuto fra un tecnico e l’amministrazione in carica all’epoca della maturazione del fatto giudiziario, sodali e sodalmente accanitisi sulla coppia (relata referemus eh?); di tutt’altro parere la controparte, che ritiene invece che i dané spettanti in ipotesi al tecnico sarebbero sacrosanti e censibili al centesimo con tanto di cristallino percorso legale: 18mila e passa euro decurtati dei circa 5mila che la coppia ritiene invece, concedendo spazio di merito al contenzioso, somma bastevole a chiudere la faccenda. Calma e gesso, si diceva una volta, ché la annosissima vicenda dei lavori post terremoto e delle presunte consorterie che avrebbero innescato è ancora fresca di pacca, tanto fresca da non poter non precisare in anticipo che l’unico luogo in cui si applica la Giustizia è l’aula di un Tribunale e che in questa sola sede si dà esclusiva e sommaria menzione di un fatto enunciabile ma non sottoponibile a valutazione alcuna che non sia quella della nuda cronaca. Si camomillino perciò i cartabollari dalla denuncia facile ché qui, è palese, trippa per gatti non ce n’è. Sta di fatto che tutto ebbe origine con un incarico progettuale assegnato al tecnico in questione nel 1985 per rimettere in sesto, dpo il terremoto, un immobile in via Porzese. Tutto l’ambaradan necesario all’ottenimento dei contributi necessari a coprire economicamente le operazioni (perizie, studi etc.), nella più italica ed ansimante delle tradizioni, si concluse di fatto nel 2002. Sulla scorta di una prima Ordinanza Municipale del 1987 il tecnico in questione quantificava l’importo totale dei lavori e “parcellizzava” all’erede del proprietario dell’immobile per un bel po’ di più di 10mila euro. Dal canto suo, il nuovo proprietario e responsabile de iure dell’immobile si opponeva alla “ricetta”, invocando due letture: primo, le spettanze tecniche erano solvibili, in base ad un accordo che verrà analizzato in sede giudiziaria, solo “al momento dell’erogazione del contributo”; secondo, che i contributi di categoria B, interessanti il caso di specie, non erano mai stati erogati o comunque presi in carico dall’Economato locale. Tradotto dal bailamme di questo incrociar di lame: l’erede-proprietario era ed è in attesa di un contributo, per lui fantasma, da cui decurtare le spese per l’invelenito tecnico; quest’ultimo, dal canto suo, invocando una Ordinanza Municipale in cui l’allora Sindaco Fabio Vecchiarino invitava ad anticipare le spese, bussa a denari come un ossesso. In soldoni: una faida da mandare dall’analista un bonzo tibetano, faida poi confluita nel procedimento giudiziario che il 20 giugno avrà i sui esordi alla ex Galleria Arcobaleno cassinate con il deposito degli atti da parte dei legali delle parti avverse, avvocati Mario Valente per il tecnico e Luigi Montanelli per il proprietario. A metter pepe alla vicenda ci si era messa poi la decisione del proprietario di calcolare una somma di circa 5mila euro come unica spettanza liquidabile al tecnico incaricato che aveva visto rosso come un toro preso per la coda a Pamplona e ne chiede per tabulas 15mila. Insomma, fra letture di prescrizione sopraggunta, visti di congruità degli Ordini professionali chiamati a corroborare la tesi del tecnico, presunzione di smaterializzazione di quei famosi fondi B controinvocata dal proprietario, San Pietro Infine, che è comune ancor fresco dei livori e delle piroette di una recente campagna elettorale al curaro, torna alla ribalta e fa paradigma per altre mille e squallide vicende simili, con una faccenda sulla cui risolvibilità giuridica non mettiamo becco, ma sulla cui opportunità di ordine morale e concettualmente sociale ci sentiamo di prendere la temperatura (ascellare, stiano tranquilli i protagonisti). Che sui fondi per i vari terremoti che da sempre in Italia fanno la tragedia di molti e la ricchezza di pochi ci sia un bisogno di chiarezza e di legalità è un dato; che questo bisogno primario di legalità debba per forza confluire in una serie di udienze sicuramente è legittimo, ma forse in certi casi evitabile. Certo, quel “La concessione potrà esere rilasciata non appena il relativo finanziamento verrà comunicato a questo Comune”, come notificato dall’esimio Primo cittadino ilo tempore in un documento del 2002  sa un tantinello di “tu fai il tuo e paga lavori e parcelle ché prima o poi la copertura ci sarà”. Un’affermazione ufficiale che, senza nulla aggiungere o togliere al merito di un procedimento che non si celebrerà su stampa ma in ben altro Luogo Istituzionale, sa un po’, in metafora innocua ma salace, di “zompa sul campo minato ché una gamba di legno prima o poi la troviamo”. Per sapere chi riderà alla fine le opzioni sono tre: avere la palla di vetro, avere la medesima ma al plurale e d’acciaio e, soprattutto, attendere una sentenza che svelenisca un clima già troppo avvinazzato da quel grigio veleno dove interesse pubblico e privato, questo come concetto generale sia chiaro, limonano forse da troppo tempo e troppo sfacciatamente. Certo, una comunità fratturata in mille sotogalassie di amicizie-consorterie-comparaggi e covergenze sciolte come quella sanpietrese, che conta poco più di mille anime, un po’ di amaro in bocca lo lascia, senza necessariamente indicare il momento esatto in cui il pubbico mandato ha indossato il mantello dell’alterigia… o se quel momento c’è davvero stato. Questo purtroppo non potrà dirlo neanche un giudice della Repubblica, ma solo un senso della Storia che non dispiacerebbe veder riaffiorare nella sua vera veste: quella di Educatrice. (Articolo a cura del giornalista Giampiero Casoni)

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”