Cancello ed Arnone(Ce)- (di Matilde Maisto) E’ da tutti risaputo che la poetica del Foscolo è veramente bellissima e molto vasta; nell’incontro del 24 u.s., il gruppo di lettura “Letteratitudini”, tramite la relatrice di turno, signora Felicetta Montella, si è limitato a parlare delle opere, diciamo, più conosciute e si è approcciato ad una conoscenza, direi parziale, di questo illustre poeta. Una discussione molto intensa e pareri diversi sono stati esternati dai componenti del nostro gruppo: secondo alcuni il Foscolo è sostanzialmente un ateo: per lui non esiste l’aldilà e l’unica immortalità che possiamo aspettarci è quella nel ricordo delle persone che ci hanno amato in vita e nelle cose buone e belle che abbiamo fatto durante la vita (vedi “I Sepolcri”). Invece, volendo fare un paragone con il Manzoni che è profondamente religioso, notiamo che attraverso le sofferenze e il dolore  si viene temprati e se si acquista abbastanza fede e ci si abbandona alla volontà divina, alla fine, dal male e dalle disgrazie, nascerà il bene. Questa è la cosiddetta teoria della Provvidenza manzoniana (vedi per es. i personaggi di Lucia o di frate Cristoforo nei Promessi Sposi). Ma ritornando al Foscolo ed al nostro incontro di “Lettaratitudini”, secondo il parere della relatrice, poiché il Foscolo afferma: “Celeste è questa corrispondenza d’amorosi sensi, celeste dote è negli umani” sembrerebbe che in lui ci sia un barlume di religiosità, benché egli sia dichiaratamente ateo. A questa interpretazione ha fatto seguito il commento di un’altra partecipante che ha affermato che secondo la sua interpretazione il Foscolo non solo è e rimane ateo, ma egli ha inteso mettersi al riparo delle sofferenze della vita, creandosi “le illusioni”. Tuttavia il Foscolo rimane un grande personaggio della letteratura italiana e con le sue stesse parole, ricordiamo che: “la noia proviene o da debolissima coscienza dell’esistenza nostra, per cui non ci sentiamo capaci di agire o da coscienza eccessiva, per cui vediamo di non poter agire quanto vorremmo. – una parte di uomini opera senza pensare, una parte pensa senza operare, pochi operano dopo aver pensato – Inoltre egli afferma che è purtroppo destino ineluttabile che il tempo distrugga ogni cosa nel suo fluire perenne. Il suo atteggiamento nei confronti della Patria sembrerebbe passivo poiché egli dice: – sono solo contro tutti, mi è difficile difendere la  patria, per tanto a male in cuore decido di accettare l’esilio – Ma è evidente che il suo cuore arde d’amor patrio, come da “Ultime lettere di Jacopo Ortis”: – taci, taci: – vi sono de’ giorni ch’io non posso fidarmi di me: un demone mi arde, mi agita, mi divora. Forse io mi reputo molto; ma è mi pare impossibile che la nostra patria sia così conculcata mentre ci resta ancora una vita….Oh! se il tiranno fosse uno solo, e i servi fossero meno stupidi, la mia mano basterebbe: Ma chi mi biasima ori di viltà, m’accuserebbe allor di delitto….. – L’amore per Foscolo era il motore della sua vita e della sua poesia, ma anche il segno tangibile della sua inquietudine. Un esempio, sempre da “Ultime lettere di Jacopo Ortis”. – era neglettamente vestita di bianco; il tesoro delle sue chiome biondissime diffuse su le spalle e sul petto, i suoi divini occhi nuotanti nel piacere, il suo viso sparso di un soave languore, il suo braccio di rose, il suo piede, le sue dita arpeggianti mollemente, tutto, tutto era armonia: ed io sentivo una nuova delizia nel contemplarla…  Armoniosi accenti dal tuo labbro volavano, e dagli occhi ridenti tralucevano di Venere i disdegni e le paci la speme, il pianto e i baci. –  Un incontro travolgente per l’armonia, la socialità e la convivialità dei partecipanti che a distanza di circa tre anni, si sono bene amalgamati tra di loro e che sono sempre lietissimi di allargare il gruppo lasciando  ed auspicando l’ingresso di nuovi e più giovani amanti della letteratura. (Articolo a cura della giornalista Matolde Maisto)

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”

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