Mignano Monte Lungo(Ce)- (Di Giampiero Casoni ) Carteggi poco chiari sulla benzina in dotazione alle autopattuglie… ma non solo: tanto sarebbe bastato a scatenare l’orrore, ma ci sono precedenti precisi  per la tragedia del’Arma a Mignano Montelungo, Salta intanto, secondo la  versione ufficiale dei vertici della Benemerita a poche ore dal suicidio del  comandante di stazione e dell’omicidio per mano del primo del suo vice, la
pista cosiddetta “passionale”. Dopo le esequie, strazianti, dei due miliari,  intanto, il mistero sulla tragedia si infittisce: poche ore fa infatti, nella  zona a cavallo fra i territori di Mignano e San Pietro Infine, i Carabinieri  del Gruppo Cinofilo hanno sguinzagliato i loro cani sulle tracce di non si sa  bene cosa. Voci insistenti danno comunque la ricerca di stamane direttamente  correlata con uno “strano” posto di blocco messo in atto proprio dai Militi  della Stazione mignanese la notte prima della tragedia, un posto di blocco  durato fino alle 5 del mattino e, pare, legato alla intercettazione di un noto
malavitoso campano. Proprio quella operazione, assieme ad alcuni fascicoli  locali molto scottanti, avrebbe potuto innescare o scatenare di nuovo quei  livori sopiti fra i due sottufficiali dell’Arma. Un maledetto fascicolo verde  contenente le bolle di rifornimento delle autovetture in dotazione alla  stazione del paesino alto casertano sarebbe stata comunque la causa ufficiale  scatenante della lite culminata con il gesto impulsivo del luogotenente Angelo  Simone, che aveva estratto la Beretta di ordinanza ed aveva sparato al  maresciallo Antonio Mella con una traiettoria “dorsale” per poi rivolgere l’  arma contro la sua testa per il colpo finale, un botto che ha scosso dalla  canicola il centro della Terra di Lavoro. La lite fra i due non era stata  affatto la prima, ma quella di stamane aveva avuto un epilogo inimmaginabile..  Addirittura parrebbe che per l’intera serata e nottata del 19 sul 20 giugno la  pattuglia dell’Arma mignanese avesse presidiato per ore intere la zona di San  Pietro Infine ed elevato numerose multe per violazioni del Cds, il tutto in una escalation di differenti vedute che, fra i due militari, avevano avuto addirittura inizio all’ingresso del paese, prima del reddere actionem in
caserma. Il comandante della stazione, “messo alle strette” dal suo pignolo  vice – se a torto o a ragione questo attiene un fascicolo di indagine troppo  precoce per esser ancora “bibbia” sul tragico caso – aveva estratto la pistola  ed esploso, in un impeto irrefrenabile di ira, due colpi all’indirizzo del  collega-subalterno, che pare in quel momento gli volgesse le spalle. Resosi  conto della gravità agghiacciante del gesto, Simone non aveva esitato un solo  istante. Tempo pochi secondi e l’unico testimone in divisa della tragedia,  presente in quel momento in caserma per verbalizzare un cittadino di un paese  limitrofo, aveva sentito il terzo colpo provenire dalla stanza del comandante.  La parlesia cittadina aveva quasi da subito, nel sottile gioco delle
interpretazioni sul fatto, sottile ma attendibile come il tasso di  concentrazione medio del comandante Schettino, puntato alla pista passionale.  Un classico che però pare celerebbe frizioni fra i due molto più radicate,  “istituzionali” e meno carnascialesche. Innanzitutto, da fonti riservate ma di  attendibilità specchiatissima, è dato certo che fra i due militari si era ai  ferri cortissimi ormai da mesi. Simone sarebbe stato almeno in tre occasioni  fatto oggetto di richieste di chiarimento sulla scarsa meticolosità con cui
venivano appuntati i rifornimenti di carburante necessari all’utilizzo del Suv  e della Fiat in dotazione al Comando stazione mignanese. Ma ci sarebbe di più;  la medesima fonte, anche se con una cautela e un linguaggio criptico che ci  autorizza, anzi, ci obbliga a ribadire come allo stato dell’arte si sia nel  campo delle congetture, avrebbe parlato di precedenti, furiosi alterchi anche  in merito ad una serie di verifiche in corso d’opera su alcune operazioni  amministrative in seno ad una municipalità ricadente sotto la giurisdizione del  comando insanguinato da quei tre tremendi botti, municipalità che non sarebbe  Mignano Montelungo. L’oggetto del contendere, sia chiaro per evitare equivoci  che possano infangare la memoria di due uomini in divisa ciascuno a suo modo
oggi vittima della follia e i cuori straziati dei loro cari, non avrebbero  riguardato atti omissivi, quanto piuttosto una certa “flemma” nella conduzione  degli adempimenti di competenza dell’Arma in attesa della trasmissione di  eventuale notitia criminis alla Procura competente, quella di Cassino cioè. Due  modi differenti di concepire il mandato-giuramento sancito dalle Regie Patenti  del 1814 dunque, come avevamo preannunciato poche ore fa. Da un lato il  comandante Simone, sornione, con metodi di indagine fisiologici alla sua  dimestichezza con persone, circostanze e struttura del territorio, incisivo ma  col guizzo che è preceduto dalla rigorosa e a volte greve verifica di ogni  punto di rilevanza penale; dall’altro il suo vice Mella, pignolo, rapido, decisionista nei limiti del mandato dell’Arma nelle sue funzioni di Polizia  Giudiziaria e della sua subalternità al collega 50enne e soprattutto molto  formale nei suoi rapporti con l’establishment del territorio di competenza. E’  comunque evidente, evidente ed accertato, che nell’aria da tempo circolava lo  spettro di una richiesta di allontanamento per incompatibilità ambientale  concepita dallo stesso Simone come soluzione a questo insanabile dissidio col  suo vice, operazione che sovente avviene anche d’ufficio (non si hanno dati a  suffragio delle veridicità di questa seconda ipotesi) e che non è bastata,  nella sua veste di pura intenzione, a scongiurare la tragedia di stamane e di  quei colpi esplosi che hanno cancellato l’esistenza di due uomini dello Stato e  messo amaramente in luce, sia pur come pura ipotesi del momento, quanto l’  equivoco o l’oggettiva magagna della benzina, mai come stavolta non certo benzina senza piombo, siano ormai motivi sufficienti per mettere in moto il  demone della follia che, poche ore fa, è passato sopra Mignano Montelungo. (Articolo a cura dell’inviato, giornalista Giampiero Casoni)

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”