(articolo pubblicato su AVVENIRE) Campania pulita. È il nome del piano che la Regione Campania farà partire nei prossimi giorni per combattere i “roghi dei rifiuti”. E ci sono già anche i primi fondi, «almeno un milione di euro – ci anticipa l’assessore all’Ambiente, Giovanni Romano – per sostenere, in maniera concreta, tutte le comunità locali che, attraverso i loro sindaci, ci chiederanno di appoggiare azioni per aumentare il controllo». Per fare cosa? «Aiuto alle associazioni di volontariato che vogliono fare presidio sul territorio, ai comuni che intendono avviare percorsi educativi nelle scuole o migliorare la videosorveglianza nelle zone urbane. E penso anche alla sorveglianza dal cielo coi “droni”. Daremmo un forte segnale agli inquinatori con un effetto deterrente, perché quello che più mi colpisce della vostra inchiesta è questa sorta di libertà di azione, che sfocia poi nell’arroganza e nella prepotenza». Insomma finalmente si muove anche la Regione. «Questo è un fenomeno che va avanti da anni, il vostro lavoro, la dovizia di particolari, ha acceso i riflettori. Lei non ha l’idea delle mail che mi arrivano ogni giorno».

È quindi d’accordo con l’iniziativa del ministro dell’Ambiente Clini?
Giudico molto positivo che abbia deciso di coordinare, almeno in questa fase iniziale, le iniziative. La nostra terra ha bisogno di questo interesse. Cominciamo ad impostare le strategie sapendo che abbiamo di fronte un nemico. Sono campani solo per origine topografica ma non lo sono nell’animo, perché un campano non si sognerebbe mai di avvelenare la propria terra.

Ha già parlato col ministro?
Domani andrò al ministero a dire che sono pronto per fare la mia parte, ho qualche idea, la metto sul tavolo, ditemi come può essere funzionale al disegno complessivo.

Che ne pensa dei dati sull’aumento di casi di tumore?
Non si può più negare, altrimenti si è complici. C’è un rapporto diretto tra inquinamento e patologie, lo confermano i dati. Al presidente Caldoro, che è anche commissario regionale per la sanità, chiederò di mettere in rete tutti i dati, a disposizione di chi poi si deve occupare di eliminare la cause.

Ma a chi tocca intervenire?
L’istituzione più vicina ai cittadini e che ha compiti di prevenzione e di repressione è il sindaco. Non perché si voglia sovraccaricarlo e penalizzarlo, ma perché è sicuramente il primo protagonista di un’azione di controllo che, diciamo la verità, al momento non c’è.

Perché?
Faccio il sindaco anche io e capisco quanto sia difficile controllare un territorio. Quindi penso, e voglio pensar bene, che questa difficoltà abbia un po’ scoraggiato le istituzioni locali.

A pensar bene… Ma ci sono molte storie di interessi e collusioni.
È fuor di dubbio perché ne parlano le cronache giudiziarie. Se ci sono forme di devianza, di connivenza, di colpevole omissione legate ad attività criminali, bisogna agire subito e rimuovere quegli amministratori. Ma ci vorrebbe anche un inasprimento delle pene: e pene certe. Serve una reazione forte, per ristabilire il rispetto delle regole. Lo Stato deve fino in fondo fare la sua parte.

Perché adesso non la sta facendo?
Le attività criminali si battono solo se c’è un coordinamento tra le forze di investigazione che operano sul territorio. Come esiste il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, si potrebbe istituire un comitato permanente per le due province, dove periodicamente ci si scambiano informazioni, si coordinano le attività, si fa massa critica delle risorse a disposizione.

C’è poi da bonificare il territorio…
Il piano delle bonifiche è chiuso. Verrà adottato nella prossima giunta per la fase della pubblicazione. E tenendo fede agli impegni presi con Bruxelles, entro la fine dell’anno sarà operativo.

Ma ci sono i soldi per farlo?
Ci sono 220 milioni dell’obiettivo 1.2 del Por, finora non utilizzati per la procedura di infrazione della Ue. Ho già un piano immediatamente operativo e cantierabile sui primi 60 siti quasi tutti nella “terra dei fuochi”. A settembre andrò a Bruxelles per chiedere di anticipare di qualche mese. Ci sono poi altri 150 milioni del Fas. E anche 100 milioni dei 282 di compensazioni ambientali, previsti per i comuni che sono sedi di impianti.

Resta la questione dello smaltimento dei rifiuti speciali. La Campania continua a non avere impianti.
Il problema è grosso. Ricordiamo che i rifiuti speciali sono il triplo di quelli urbani, circa 20mila tonnellate al giorno. Anche per questi abbiamo concluso il piano, una delle poche regioni. Non voglio fare polemica, ma se avessimo già avuto gli impianti di smaltimento, discariche o termovalorizzatori, probabilmente una buona parte dei rifiuti che vengono gettati e bruciati l’avremmo smaltita con tutte le norme di sicurezza. Mi permetto di dire a tutti quelli che ancora si ostinano a dire sempre “no”, che ogni qual volta si impedisce la realizzazione di un impianto, in maniera del tutto involontaria si finisce per dare una mano a chi in questa situazione di caos ci sguazza, creando un sistema alternativo che nella maggior parte dei casi è di natura camorristica. (Avvenire)

Pubblicato  da red. pov. “Alto Casertano-Matesino & d”