Gentile redazione, Vi scrivo queste righe perchè sul vostro territorio, nonostante tanti campanelli di allarme apparsi da tempo su testate giornalistiche, sono stati avviati due progetti di autocostruzione a Villaricca e a Piedimonte Matese. Vi sarei grato se mi pubblicaste questa lettera per fare in modo che gli interessati si possano mettere in contatto con me. Grazie

Autocostruzione, una truffa tutta italiana

Nel 2006 partecipai ad un bando che il Comune di Ravenna aveva pubblicato per selezionare, attraverso una graduatoria, persone che fossero disposte a partecipare ad un progetto di autocostruzione, a Filetto, un piccolo paese tra Ravenna e Forlì.

Il progetto prevedeva la costruzione di 14 unità abitative. La ditta Alisei S.r.l., anch’essa individuata attraverso un bando pubblico, metteva a disposizione il proprio bagaglio tecnico e operativo per supportare, nelle varie fasi di realizzazione, gli autocostruttori che avrebbero offerto la manodopera allo scopo finale di acquistare una casa ad un prezzo del 30, 40% inferiore a quello di mercato.

Banca Etica finanziò il progetto e fece un’indagine di bancabilità dei soggetti, che nel frattempo si costituirono in una cooperativa, e stanziò 1.245.000 € con una linea di credito finanziario.

Il comune di Ravenna era il soggetto preposto a “sovrintendere, coordinare e vigilare in tutte le fasi la corretta attuazione del progetto” come stabilito dal protocollo d’intesa che sottoscrisse con Alisei.

Nell’aprile del 2009 Alisei ci presentò uno stato di avanzamento lavori del 70% che noi contestammo in quanto vi erano delle nette incongruenze con il reale stato dell’opera e la motivazione di tale rifiuto venne spedita in copia al sindaco Fabrizio Matteucci.

Si scatenò così la reazione di Alisei che immediatamente indisse una riunione urgente durante la quale, attraverso la voce del proprio presidente Ottavio Tozzo, dichiarò che il progetto sarebbe finito in quel momento, siccome la stima reciproca era venuta meno.

A poco valsero le scuse scritte del presidente della nostra cooperativa, infatti Alisei da allora non ci seguì più e a luglio si eclissò senza dare alcuna spiegazione e, dopo 10 mesi, dichiarò fallimento.

Da allora il nostro cantiere è bloccato, le nostre case costruite solo allo stato del grezzo ora si trovano in stato di abbandono, alla mercé di ladri e vandali.

A nulla sono valsi i frequenti incontri con l’amministrazione pubblica per trovare una soluzione che ci permettesse di completare l’opera e di andare ad abitare le abitazioni che con sacrifici enormi e fatica fisica (20.000 ore complessive di lavoro) avevamo realizzato.

Il Comune ha sempre negato la propria responsabilità, nonostante i documenti stabilissero in maniera inconfutabile proprio il contrario.

Così il 26 giugno scorso abbiamo deciso di occupare il cantiere, portandoci brande e materassi per poter dormire e zanzariere e zampironi per difenderci dalle zanzare. Da allora, dopo avere finito di lavorare, ci rechiamo lì per cenare e dormire. La mattina ognuno di noi ritorna verso casa per una doccia, prima di andare al lavoro.

Ci sentiamo forti dei nostri diritti e affrontiamo questo disagio perchè la cattiva gestione di un progetto valido non può avere come conclusione l’abbandono o il ritiro.

La banca due mesi fa ci ha revocato il credito e ha chiesto alla cooperativa di rientrare, tempo 8 giorni, di 1.288.000 €. Noi questi soldi non li abbiamo e non abbiamo neppure le case.

Lottiamo anche per altre famiglie che sono state truffate dalla stessa società, in altre parti d’Italia, ed altre che lo potrebbero essere in futuro, perchè i truffatori di questa vicenda ricoprono gli stessi incarichi dirigenziali in altre società che portano nome diverso, ma operano nello stesso campo e con le medesime modalità.

Queste ditte gravitano tutte intorno alla società madre, Alisei ONG, riconosciuta e finanziata dal Ministero degli Affari Esteri, dal Ministero del Lavoro, dalla Commissione Europea e dalle principali agenzie delle Nazioni Unite nonchè dalla Banca Mondiale, che ha come mission: “combattere le diseguaglianze, l’esclusione sociale e la povertà”.

Speriamo che dopo lo scandalo che sta montando finalmente intorno a questa torbida vicenda lo Stato Italiano e gli organismi internazionali mettano alla porta questa onlus e la Magistratura italiano punisca pesantemente i responsabili che hanno spezzato il sogno della casa a così tanta gente onesta e laboriosa.

Potete contribuire alla nostra lotta per la giustizia spargendo la voce, inoltrando queste righe ai vostri conoscenti, o il link del sito che stiamo completando poco a poco sperando che tutti coloro che sono vittime di questa truffa possano unire i loro sforzi per vedersi risarciti. www.difesaconsumatori.eu/

Matteo Mattioli – socio cooperativa Mani Unite

e-mail: matmattioli@gmail.com

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”

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