Filmato dell’incendio delle eco-balle avvenuto la scorsa  notte ad Acerra dopo la mezzanotte di fronte all’inceneritore località Pantano, è la seconda volta che in pochi mesi le piazzole predono fuoco, che sia doloso è quasi certo, ma cosa strana la piazzola si trova proprio adiacente al presidio militare di guardia all’inceneritore (segnalazione da Bartolomeo Pepe)
Segue articolo sui fatti accaduti

Secondo rogo consecutivo in cinque mesi nello sversatoio gestito dalla Sapna, società controllata dall’ente di piazza Matteotti. In fumo tremila balle di rifiuti. Il 2012 annus horribilis per la terra dei fuochi.

Acerra(Na)– L’incendio nel sito di stoccaggio dei rifiuti gestito dalla Provincia è divampato poco prima della mezzanotte di sabato, proprio a pochi metri dall’inceneritore. Le fiamme, altissime, hanno sollevato una nube tossica che si è allungata per chilometri, fino a Napoli, passando per Acerra, Caivano, Afragola, Casoria: un disastro ecologico, l’ennesimo di una lunga serie che ha caratterizzato l’inferno di questa tremenda estate tropicale funestata dai roghi dolosi. Per le forze dell’ordine c’è il dolo anche dietro quest’ultimo falò d’immondizie d’ogni sorta. Sono andate in fumo tremila balle di rifiuti, migliaia e migliaia di tonnellate di schifezze ammassate fino all’anno scorso nella ex amena campagna acerrana durante le varie emergenze. La vicenda inquieta perché è la seconda volta nello spazio di cinque mesi che prende fuoco il sito di stoccaggio pubblico di Acerra. La penultima è stata il 20 marzo. In quell’occasione andarono in cenere oltre 7 mila tonnellate di immondizie. Ma l’altra notte la scena sconfortante si è ripetuta in fotocopia. L’incendio è stato appiccato sulla parte superiore della piazzola numero due, un’enorme piramide di rifiuti. A marzo le fiamme presero piede alla base del gigantesco ammasso nero. L’altra notte come allora i vigili del fuoco hanno impiegato cinque ore per domarle. É lo sfregio ambientale di un territorio flagellato da scelte sbagliate in partenza e gestite peggio, da un’industrializzazione forzata che si è rivelata fallimentare e da un’ecomafia che non vuole proprio mollare. Nel primo pomeriggio di ieri si poteva osservare che la zona dov’è ubicato il sito di stoccaggio di Acerra era ancora avvolta nella fuliggine mentre tutt’intorno, nelle varie zone dell’ hinterland, altre colonne di fumo si levavano in cielo. Come, per esempio, pochi chilometri più a ovest, ad Afragola, dov’è stato quasi del tutto incenerito il cuore della fabbrica di detersivi “Terry”. Pure in questo caso, ovviamente a causa del contenuto chimico del materiale che ha preso fuoco, si teme il disastro ambientale. Roghi tossici e dolosi: una valanga. Com’è successo dieci giorni fa nella vicina Pomigliano, altro comune del famigerato triangolo della morte. Qui dei folli rimasti puntualmente sconosciuti hanno incendiato accanto ai palazzi abitati duecento chili di pezzi d’eternit zeppi d’amianto. Intanto, trenta chilometri a sud, sul monte Faito, resta lo stato di massima allerta a causa di una serie di incendi che per tutta la scorsa settimana hanno funestato i boschi in prossimità della vetta, ottocento metri a picco su Vico Equense e Castellammare. Ma sono le polveri sottili sprigionate dagli incendi dei rifiuti a preoccupare di più. Masse enormi di agenti cancerogeni che si depositano sui campi e nei polmoni della gente. Conseguenze che non preoccupano chi appicca i fuochi letali, delinquenti rimasti impassibili davanti all’appello accorato, risalente ad appena qualche giorno fa, del cardinale Crescenzio Sepe. Per tutta risposta brucia più che mai la terra dei fuochi letali. Vanno in fumo le centinaia di discariche abusive disseminate come mine antiuomo nella periferia di Napoli e in tutto l’hinterland. Ma prendono fuoco anche gli sversatoi autorizzati. Come quello di Acerra, appunto, 74mila tonnellate d’immondizie “varie” minacciate dagli incendi dolosi per due volte consecutive dall’inizio di quest’anno. E come nel più classico dei paradossi l’immensa discarica presa di mira dagli attentati incendiari si trova accanto all’inceneritore, il grande impianto bruciarifiuti sorvegliato giorno e notte dagli uomini in mimetica della marina. Da tempo però il sito di stoccaggio, che si trova proprio lì, a pochi metri dal recinto di filo spinato che delimita la zona militare, non è più protetto dal vincolo dell’interesse strategico nazionale. All’interno c’è solo una ditta di vigilanza. Quando sabato scorso i carabinieri del maresciallo Vincenzo Vacchiano, il comandante della stazione di Acerra, hanno fatto irruzione nella discarica in fiamme all’interno hanno trovato solo due persone: un addetto del consorzio di bacino e una guardia giurata. Intanto le migliaia di tonnellate di immondizie ammassate sui terreni della campagna acerrana dovrebbero essere sparite già da un pezzo. La proroga dell’ordinanza della Provincia, che quattro anni fa diede vita all’impianto di deposito temporaneo, è scaduta a febbraio. C’è un’ordinanza di sgombero ad horas dell’impianto firmata dal presidente Luigi Cesaro. La Sapna, società controllata da piazza Matteotti, ha avviato qualche mese fa la tanto attesa opera di svuotamento delle 22mila tonnellate di rifiuti solidi urbani che gestisce. Ma le fiamme divampate a marzo e poi appena l’altra sera stanno ostacolando la bonifica. Una situazione resa più complicata da tensioni e malumori: non percepiscono gli stipendi da sette mesi gli operai del consorzio di bacino addetti al sito di località Pantano, zona chiamata così perché sorge su un’immensa falda acquifera superficiale. Inoltre si stagliano cervellotiche complicazioni burocratiche. In primo luogo perchè non si sa dove smaltire i rifiuti incendiati, sono migliaia di tonnellate, sia quelli prodotti dalle fiamme divampate a marzo che quelli scaturiti dal rogo di sabato. I rifiuti urbani bruciati sono diventati rifiuti speciali per cui la Provincia dovrebbe indire una gara d’appalto specifica per smaltirli in modo adeguato. E c’è un’altra magagna di non poco conto. Accanto alla piazzola gestita dalla Provincia ce n’è un’altra, la numero 7, che contiene 54mila tonnellate di rifiuti. Ebbene, quest’altro mostro è terra di nessuno: non si sa chi lo gestisca. Provincia e Governo negano qualsiasi competenza su questa montagna di veleni. Nei prossimi giorni i sindaci dell’hinterland flagellato dai roghi si riuniranno dal prefetto nel tentativo di stendere un piano di salvataggio per la terra dei fuochi.

(Autore: Pino Neri Fonte. IL MEDIANO)

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”