MILANO – È morto il cardinale Carlo Maria Martini. L’annuncio è stato dato nel pomeriggio dall’arcivescovo di Milano, Angelo Scola, dopo che già da giovedì sera era cresciuta l’apprensione per le condizioni dell’arcivescovo emerito di Milano, da tempo affetto dal morbo di Parkinson. Anche il papa, Benedetto XVI, era stato subito informato e aveva chiesto di essere tenuto costantemente informato per seguire da vicino l’evolversi della situazione. Nelle ultime 24 ore amici e parenti del cardinale hanno fatto visita al suo capezzale al Collegio Aloisianum di Gallarate (Varese), dove l’ex arcivescovo di Milano era ricoverato.

I FUNERALI – L’arcivescovo di Milano il cardinale Angelo Scola e il Consiglio episcopale milanese hanno nel frattempo stabilito le modalità delle esequie. La salma di Martini sarà accolta in Duomo a Milano sabato alle 12. Da quel momento, come spiega una nota della Diocesi, sarà possibile renderle omaggio sino ai funerali che verranno celebrati lunedì 3 settembre alle 16. Per le celebrazioni eucaristiche di domenica 2 settembre l’Ufficio liturgico della Curia predisporrà intenzioni di preghiera particolari.

IL MEDICO PERSONALE – Dopo un’ultima crisi, cominciata a metà agosto, il cardinale era entrato in fase terminale. «Non era più in grado di deglutire né cibi solidi né liquidi. Ma è rimasto lucido fino all’ultimo e ha rifiutato ogni forma di accanimento terapeutico» aveva detto Gianni Pezzoli, direttore dell’unità di Neurologia del Centro Parkinson degli Istituti clinici di perfezionamento di Milano, che da anni ha avuto in cura il Martini. «Su questi pazienti – ha spiegato il medico – si possono usare vari dispositivi come la peg (gastrostomia endoscopica percutanea, ovvero una forma di nutrizione forzata, ndr). Ma in questa fase sarebbe un accanimento terapeutico e l’accanimento terapeutico non va mai applicato in nessuna terapia medica, quindi anche in questo caso. La malattia è evolta in modo più naturale possibile». Il cardinal Martini «non ha mai cercato di nascondere la sua malattia, anzi l’ha sempre dichiarata con grande coraggio», ribadisce Pezzoli «ha partecipato a svariati convegni sul Parkinson, durante i quali ha sempre risposto alle domande dei pazienti. Per noi è stato ed è un onore poterlo seguire» ha concluso il medico.

«FINE VITA» – «Il cardinal Martini è stata una delle voci più belle, limpide e profonde, un pastore raro e un teologo raffinato, uno capace di profezia nei momenti difficili» ha detto il leader di Sel Nichi Vendola. «Anche nel momento più difficile si sale da soli sulla croce – ha aggiunto -, anche nel momento in cui si avvicina il fine vita lui sceglie il primato della dignità rifiutando l’accanimento terapeutico». Roberto Formigoni ha detto, invece, su Twitter: «Mi stringo in preghiera per lui col cardinale Scola e la Chiesa ambrosiana».

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(Fotogramma) Il cardinale all'incontro mondiale delle religioni, nel 1994. L'arcivescovo è stato un uomo del dialogo ecumenico e interreligioso (Fotogramma) Il cardinale all’incontro mondiale delle religioni, nel 1994. L’arcivescovo è stato un uomo del dialogo ecumenico e interreligioso

TRA GERUSALEMME E MILANO – Nato a Torino nel 1927, il Cardinal Martini, 85 anni, è stato arcivescovo di Milano dal 1979 al 2002. Entrato nella Compagnia di Gesù a soli 17 anni e poi sacerdote a 25, il cardinale Martini è stato rettore del Pontificio Istituto Biblico e poi della Pontificia Università Gregoriana, prima di diventare arcivescovo di Milano nel 1979, ruolo che ha coperto fino al 2002.
Uomo del dialogo ecumenico e interreligioso, nel 1987 lanciò la Cattedra dei non credenti: cicli di incontri a tema ai quali il cardinale invitava esponenti laici del mondo della cultura e delle istituzioni. «Ciascuno di noi ha in sè un credente e un non credente, che si interrogano a vicenda» disse in occasione della prima Cattedra dedicata alle «Ragioni della fede». Altri temi toccati furono, per esempio, «Il senso del dolore», «Il silenzio di Dio», i sentimenti, «Fedi e violenze», la giustizia. Tra le sue iniziative più importanti, anche l’introduzione in Diocesi della «Scuola della Parola», per accostare i laici alla Sacra Scrittura con il metodo della Lectio divina.

GERUSALEMME – Dopo aver lasciato la guida della diocesi al suo successore, Dionigi Tettamanzi, Martini aveva passato un lungo periodo in Terra Santa, dove si era ritirato per proseguire gli studi da biblista. Nel 2008, a seguito dell’aggravarsi del morbo di Parkinson, era rientrato in Italia e da allora risiedeva all’Aloisianum di Gallarate. Con lui in queste ore c’è sempre stato il suo segretario Don Damiano Modena e i suoi più stretti collaboratori. Scrittore e autore di libri che hanno scalato le classifiche, biblista, esegeta. Fino a qualche mese fa il cardinal Martini teneva una seguitissima rubrica sul Corriere della Sera, in cui dialogava con i lettori sui temi della fede. Un appuntamento a cui il cardinale teneva moltissimo, ma a cui ha dovuto rinunciare, proprio per l’aggravarsi della sua salute. In occasione della visita del Papa, nel giugno scorso, ha incontrato il Pontefice, in una saletta dell’Arcivescovado: un colloquio privato, intervallato da lunghi silenzi e in cui il cardinal Martini, con un filo di voce, aveva trovato la forza di incoraggiare Benedetto XVI a «sorreggere la Croce pesante di questo difficile periodo».

Fonte: Corriere della Sera Redazione Milano Online

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Carlo Maria Martini, il pontefice mancato.    RAR  
 In questo momento  prevale il dolore per la perdita di un grande testimone del cristianesimo, ma non possiamo non ricordare il prelato Carlo Maria Martini, Arcivescovo emerito di Milano, una delle voci più autorevoli del mondo cattolico, che ha voluto offrire una riflessione sulla vita e sulla malattia, pronunziando le parole che il mondo cattolico voleva sentire dopo lo sterile dibattito aperto con il caso Welby. Il Cardinale ha fatto parlare il cuore, prima che l’intelletto e lo ha fatto da malato parkinsoniano che “necessita di quotidiane terapie per reggere le fatiche” e che ha rifiutato l’accanimento terapeutico.Nel “caso Welby” abbiamo assistito a due posizioni contrapposte; da una parte chi ha esasperato i toni, trasformando un evento umano in un “caso” alla ricerca di visibilità mediatica, e dall’altra un rigoroso cinismo dottrinale che è arrivato a negare i conforti religiosi, proiettando l’ombra di una Inquisizione che giudica, rifiutandosi di capire.Carlo Maria Martini, il Pontefice mancato, ha invitato a capire sostenendo che:“…di casi come quello di Piergiorgio Welby, che con lucidità ha chiesto la sospensione delle terapie di sostegno respiratorio per porre fine alla sua vita, saranno sempre più frequenti e, di conseguenza, la Chiesa stessa dovrà darvi più attenta considerazione pastorale”  invitando, implicitamente, il mondo politico ad elaborare una normativa ma senza che questo implichi in alcun modo la legalizzazione dell’eutanasia.Una legge in materia, riconosce Martini, è una “impresa difficile, ma non impossibile”, e indica nel modello francese una possibile soluzione, in quanto non viene legalizzata l’eutanasia, bensì, prevede che le cure mediche non debbano essere protratte con irragionevole ostinazione.L’invito dell’alto prelato fu chiaro:“guardando più in alto e più oltre che è possibile per valutare l’insieme della nostra esistenza e giudicarla alla luce non di criteri puramente terreni bensì sotto il mistero della misericordia di Dio e della promessa della vita eterna”.E’ la risposta alla domanda che si è posta il mondo cattolico:
“E’ più importante l’uomo o il sabato ?” e, quindi, “Bisogna seguire la Fede o la Dottrina ?”
La Chiesa non ha bisogno di chiudersi nella torre d’avorio della Dottrina per proteggersi dalla evoluzione che, apparentemente, distoglie il mondo cattolico dalla sfera spirituale, deve proiettarsi all’interno del progresso per indicare la via dello sviluppo, esaltando l’uomo nei suoi fini, correggendo i mezzi che ne stravolgono la più intima essenza.
Una Chiesa presente e attiva nel mondo, capace, innanzitutto di capire. (di Rosario Amico 
Roxas )
Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”

 

 

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