Rifiuti, il potere dell'indifferenza: Caserta in ginocchio..La relazione sugli illeciti connessi ai rifiuti approvata all’unanimità dalla Commissione parlamentare d’inchiesta

NAPOLI/Caserta – Catastrofe con conseguenze epocali. In Campania l’inquinamento ha prodotto «danni incalcolabili, che graveranno sulle generazioni future». Lo dice la relazione sugli illeciti connessi ai rifiuti della Campania approvata all’unanimità dalla Commissione parlamentare d’inchiesta. Nelle conclusioni della relazione, si afferma che «il danno ambientale che si è consumato è destinato, purtroppo, a produrre i suoi effetti in forma amplificata e progressiva nei prossimi anni con un picco che si raggiungerà, secondo quanto riferito alla Commissione, fra una cinquantina d’anni. Questo dato può ritenersi la giusta e drammatica sintesi della situazione campana».

AMMINISTRAZIONE E AFFARI ILLECITI – E poi: l’apparato amministrativo in Campania ha favorito «in larga parte interessi sostanzialmente illeciti». È quanto si legge nella relazione sugli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti in Campania approvata all’unanimità dalla Commissione parlamentare d’inchiesta presieduta da Gaetano Pecorella.
Nella relazione di quasi seicento pagine, proposta dall’onorevole Stefano Graziano (Pd) e approvata dalla Commissione d’inchiesta, sugli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti in Campania, si sottolinea che «gli interessi che risultano coinvolti nelle valutazioni ambientali sono stati, per così dire, svuotati dall’interno, e sono diventate delle mere figure prive di consistenza, funzionali a rendere possibile, come una sorta di cavallo di troia, l’intromissione di tutta quella congerie di interessi puramente economici e di profitto ed anche, a volte, legati a contesti criminali, che finiscono quindi per essere gli unici di cui finisce inevitabilmente per occuparsi l’azione della pubblica amministrazione».

PROBLEMA NAZIONALE – «È evidente – si legge nelle conclusioni – che il sistema, a questo punto, risulta essere stato riprogrammato per far funzionare una macchina capace senz’altro di produrre profitti, ma destinata a non risolvere i problemi, dal momento che il raggiungimento dello scopo costituirebbe evidentemente motivo per far cessare ogni possibile spunto di guadagno riguardo al ciclo dei rifiuti». Secondo la Commissione, «in questo preciso momento storico il problema dei rifiuti in Campania non è più un problema regionale, se mai lo è stato, ma è un problema nazionale che sta esponendo l’Italia a sanzioni gravissime da parte dell’Unione europea, che ha avviato procedure di infrazione per violazione delle norme comunitarie. La vicenda concernente le ecoballe, costituite da 6 milioni di tonnellate di rifiuti in siti di stoccaggio che avrebbero dovuto essere provvisori e che hanno finito per trasformarsi in discariche a cielo aperto, è emblematica della proporzione di ingestibilità delle problematiche dei rifiuti nella regione».

RIFIUTI E CAMORRA – In Campania, «in molti casi, le società che operano nel settore» dei rifiuti «sono riconducibili alla criminalità organizzata». La Commissione d’inchiesta ad hoc spiega che le società «che operano nel settore apparentemente sono munite di tutte le autorizzazioni necessarie e sono gestite da soggetti che, sempre apparentemente, non sono legati alla criminalità organizzata. In realtà, le indagini hanno dimostrato come, in molti casi, si tratti di società riconducibili alla criminalità organizzata». «Un aspetto di criticità del sistema, che favorisce la nascita di imprese di tal genere, è costituito dalla possibilità di operare attraverso le procedure semplificate, sicché si sono sviluppate aziende che lavoravano sulla base di autocertificazioni, sganciate da un controllo ‘a monte’. In diversi casi, poi – si legge nella relazione – le strutture imprenditoriali sono destinate sin dall’origine ad operare in maniera illecita, in quanto non rispondono alle regole del mercato».

Fonte: Redazione online Corriere.it

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Rifiuti Tossici

 “Una devastazione paragonabile alla peste del Seicento”. Il saccheggio ambientale consumato ai danni del territorio della Campania trova spazio in un documento ufficiale del parlamento italiano dopo anni di denunce di comitati e associazioni. Il grande affare dei rifiuti nella regione, con le devastanti conseguenze sanitarie e ambientali, è oggetto della relazione finale della commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Il documento, di quasi 600 pagine, proposto dal deputato Stefano Graziano e approvato all’unanimità, ricostruisce il ‘sistema Campania’: dalla gestione commissariale al lento ritorno ai poteri ordinari, passando per la sovrapposizione di enti coinvolti tra sprechi e incapacità di gestione. Ma dietro gli anni di cosiddetta ‘emergenza’ c’è il disastro ambientale realizzato dall’imprenditoria affaristica, dalla politica collusa e dalla camorra.

La relazione della Dia
Nel documento della commissione viene pubblicata la relazione trasmessa, nello scorso ottobre, dalla direzione investigativa antimafia del centro operativo di Napoli. Una relazione che ricostruisce le origini del saccheggio: “La ‘questione rifiuti‘ – si legge nel dossier della Dia – ha messo in evidenza i rapporti patologici politico-criminali-imprenditoriali tra i vari capi clan delle ‘famiglie’ casertane e gli imprenditori del settore rifiuti sia locali che transregionali, come dimostra il caso paradigmatico dell’interlocuzione ‘contrattuale’ tra Gaetano Cerci (pregiudicato del clan Bidognetti) ed il noto Licio Gelli negli anni ’90, attraverso la cui relazione delinquenziale fu possibile, per alcuni anni, in modo sistematico, il trasferimento di sostanze altamente tossiche da altre regioni italiane a Caserta”. Senza dimenticare le discariche di stato costruite da ditte in odore di camorra mentre i militari sorvegliavano gli ingressi dei siti di smaltimento. E’ il caso dell’invaso di Chiaiano realizzato durante l’ultimo governo Berlusconi. “Il collaboratore di giustizia Vassallo Gaetano – scrive ancora la Dia partenopea – ex uomo dei casalesi nel business legato al ciclo dei rifiuti, ha reso dichiarazioni in merito ad un interessamento delle famiglie camorristiche Zagaria e Mallardo nella gestione e nella realizzazione della discarica di Chiaiano, ubicata nell’area metropolitana della città di Napoli”.

La relazione della Dia passa in rassegna i territori più devastati e gli ultimi casi di cronaca che hanno fatto emergere smaltimenti illegali di rifiuti come nel caso della realizzazione della superstrada 268. Nell’analisi della Dia non manca una valutazione sugli strumenti di contrasto alle infiltrazioni del crimine organizzato negli appalti pubblici. L’idea sarebbe quella di realizzare conti unici dedicati per le ditte aggiudicatarie degli appalti e monitorarne il traffico per evitare “la distrazione di fondi – riferisce ancora la Dia – per il pagamento delle tangenti e l’utilizzo di sub appaltatori non autorizzati o, ancor peggio, l’utilizzo di fornitori o sub appaltatori controindicati ai fini della legislazione antimafia”. Uno strumento che necessita di un’interfaccia unica per accedere ai conti, ma che ha visto la contrarietà, per ragione di costi, di Abi e Banca di Italia.

La Peste seicentesca
La relazione della commissione parlamentare riprende il piano di gestione regionale, i documenti inviati dagli organi investigativi e dalla Corte dei conti, le indagini penali in corso, le trascrizioni delle audizioni realizzate prima giungere alle considerazioni finali. Considerazioni amare. A partire dall’ apparato amministrativo che in Campania ha favorito “in larga parte interessi sostanzialmente illeciti”. Senza dimenticare la devastazione dell’ecosistema. “La catastrofe ambientale – si legge nella relazione della commissione parlamentare – che è in atto e che sta sconvolgendo la città di Napoli e cospicue parti del territorio campano costituisce ormai un fenomeno di portata storica, paragonabile soltanto ai fenomeni di diffusione della peste seicentesca”. Una peste causata dalla camorra, ma anche dagli enti statali come emerge, ad esempio, dall’indagine marea nera della Procura di Napoli.

“Secondo l’impostazione accusatoria – si legge nella relazione della commissione – gli organi commissariali e gli organi regionali avrebbero sostanzialmente deliberato di gettare, così com’era, il percolato in mare, dando così vita ad uno dei più imponenti e pericolosi traffici illeciti di rifiuti posti in essere in Campania”. Poi c’è il disastro dell’area di Giugliano, comune in provincia di Napoli, dove sorge la discarica Resit, gestita da Cipriano Chianese, ribattezzato l’inventore dell’ecomafia in Campania, dove sono state smaltite negli anni novanta, tra le altre, “30.700 tonnellate di rifiuti provenienti dalla bonifica dell’Acna di Cengio, con la conseguenza che il danno ambientale è transitato da Cengio a Giugliano”. Inquinamento della falda acquifera già iniziato e picco di contaminazione dell’ecosistema individuato nel 2064. Il pm Alessandro Milita dell’antimafia partenopea ha raccontato alla commissione parlamentare: “Si tratta quindi di uno di quei casi (l’unico processo in corso di celebrazione in Italia) in cui una condotta permanente prevede un aggravamento nel corso del tempo, per cui, facendo un parallelismo tra organismo umano e ambiente, può essere soltanto paragonata all’infezione da Aids (…)”. Una malattia che ha divorato una regione con un’ipoteca mortifera sulle prossime generazioni mentre le bonifiche sono ferme e i tumori falcidiano vite.(Il Fatto Quotidiano)

Pubbliato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”