Il VelOk installato in Via Epitaffio

Il VelOk installato presso l’entrata dell’Ospedale

PIEDIMONTE MATESE(CE)-(Di Pietro Rossi) In questi ultimi giorni i cittadini di Piedimonte Matese sono allorquando preoccupati per via dell’istallazione, all’interno del centro abitato e sulle vie di collegamento più trafficate, di alcuni Speed Check, chiamati anche Velo Ok, delle postazioni autovelox cilindriche, verniciate di colore arancione, collocati a bordo strada per dissuadere gli automobilisti più indisciplinati. Alcuni cittadini hanno fatto notare che alcune di queste attrezzature sono state posizionate in posti inopportuni come sulla pista ciclabile di Via Epitaffio o presso l’ingresso del Pronto Soccorso dell’Ospedale Civile di Via Matese. Mentre in città infuria la polemica su questi dispositivi, cerchiamo di capire cosa sono gli Speed Check. Praticamente sono degli autovelox racchiusi in un totem arancione e hanno una funzione deterrente al fine di ridurre la velocità in strade con alte velocità registrate. Il limite da non superare è di 50 Km/h. Una curiosità risiede nel fatto che non tutti i totem installati sono muniti di autovelox al proprio interno, pertanto l’utente non sa se effettivamente nel totem arancione che ha appena passato, era presente il “velo ok”. L’effetto sperato è di moltiplicare virtualmente l’immagine del vigile, scoraggiando i potenziali pirati della strada. Gli organi di controllo periodicamente decidono in quali totem posizionare i Velo ok. Tutti i dispositivi sono bidirezionali, pertanto hanno la capacità di multare in entrambe le corsie. Di notte i velo ok sono muniti di una luce di colore blu, che evidenziano la presenza del totem. La vera questione che ruota intorno agli Speed Check è però di tipo normativo. Il Ministero dei Trasporti ha emanato un parere lo scorso luglio (il parere ministeriale 4295) su sollecitazione del prefetto di Bergamo Camillo Andreana e che, in buona sostanza, boccia gli speed check: «I manufatti in oggetto (gli speed-check) non sono inquadrabili in alcuna delle categorie previste dal Nuovo Codice della Strada e dal connesso regolamento di attuazione. Dunque per essi non risulta concessa alcuna approvazione» – scrive il Ministero nel suo parere aprendo la strada alla possibilità di fare ricorsi per i multati. Una cosa è certa, la legge prevede che non si possono elevare sanzioni con i soli totem arancioni, ma serve la presenza dell´agente di polizia locale o del poliziotto o del carabiniere. In centro abitato, infatti, sono vietati i controlli remoti, cioè con apparecchiature elettroniche per rilevare la velocità senza la presenza della pattuglia. Le sanzioni accertate solo dall´autovelox sono consentite lungo «strade a scorrimento veloce» o in punti precisi indicati dal Prefetto. Laddove, per capirsi, sia pericoloso fermare una macchina in transito. Per fare scattare la multa serve perciò un agente davanti al totem che legga la velocità del mezzo, e la comunichi ad una pattuglia che, lungo la strada, fermi in trasgressore e contesti la sanzione. Senza vigili, il totem serve solo come deterrente. Il Codice della Strada spiega inoltre che gli apparecchi per il rilevamento e l’accertamento della “velocità pericolosa” debbano avere una omologazione specifica. Una soluzione di questo tipo risulta semplicemente irrealizzabile per adesso, perché comporterebbe la realizzazione di un rilevatore che sappia distinguere in ogni situazione e in ogni contesto possibile una velocità pericolosa da una innocua. Gli autovelox presenti sul mercato in questo momento sono in grado di certificare solamente se un veicolo ha oltrepassato il limite di velocità. All’orizzonte, dunque, si apre una nuova battaglia tra automobilisti e amministrazioni a suon di ricorsi e superlavoro per prefetture e giudici di pace che dovranno decidere in materia.(Articolo a cura del giornalisa Pietro Rossi – Corriere Matese)

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”