carabniere tiziano della rattaCASERTA – Il figlio dell’appuntato Tiziano Della Ratta ha otto mesi, e non ricorderà nulla di suo padre. Conserverà la prima foto di lui vestito da carabiniere, il volto da ragazzo impostato nell’austerità della divisa, e i racconti che sul papà gli faranno la mamma e i nonni. E crescendo capirà di essere orfano di un eroe, un eroe di 35 anni morto in una di quelle scene di fuoco incrociato che nei film di una volta finivano sempre bene e invece adesso nemmeno più nei film e meno che mai nella realtà.

L’appuntato Tiziano Della Ratta originario di S. Agata dei Goti in provincia di Benevento, è stato ammazzato mentre insieme al maresciallo Domenico Trombetta tentava di sventare una rapina in una gioielleria di Maddaloni, provincia di Caserta. Di fronte a loro quattro persone, nel gruppo anche una donna. I carabinieri erano in borghese, e hanno avuto appena il tempo di qualificarsi. Poi all’interno di quella gioielleria di via Ponte Carolino è scoppiato l’inferno. Proiettili e schegge di vetro dappertutto, e nulla dietro cui potersi riparare dalla furia del fuoco dei rapinatori. L’appuntato è stato colpito per primo e subito è morto, poi è rimasto a terra anche il maresciallo: una brutta ferita, ma almeno lui non rischia la vita. Un proiettile ha raggiunto anche un cliente, per fortuna di striscio e con conseguenze non gravi.

In fuga dalla gioielleria, senza bottino e con un morto alle spalle, i quattro hanno trovato altri carabinieri, e stavolta non hanno avuto la stessa fortuna di prima. La donna e un uomo sono stati colpiti e non sono riusciti a salire sulla Uno bianca partita sgommando con gli altri due complici. In ospedale hanno scelto di non riferire nemmeno i loro nomi, ma non cambia niente: comunque li hanno arrestati, e con un poco di pazienza, poi, l’identificazione arriva sempre.

La priorità ora è un’altra, è rintracciare i due che sono fuggiti. Posti di blocco sin da subito tutt’intorno Maddaloni, un elicottero sorvola la zona e i paesi circostanti per individuare la Uno bianca, volanti della polizia e uomini della squadra mobile della questura di Caserta mobilitati per collaborare con i carabinieri nelle ricerche. In campo, al fianco dei suoi uomini, direttamente il colonnello Giancarlo Scafuri, comandante provinciale di Caserta. Mentre al comandante generale dell’Arma, Leonardo Gallitelli, arriva il cordoglio del presidente Napolitano e dei ministri Di Paola (Difesa) e Cancellieri (Interno).

Non si muovono nel buio, gli investigatori. Un’idea precisa degli ambienti in cui cercare ce l’hanno sin dall’inizio: proprio in quella zona della provincia di Caserta, un mese fa sono stati arrestati tre uomini e sei donne specializzati in rapine alle oreficerie. La tecnica era la stessa utilizzata ieri pomeriggio a Maddaloni: la presenza della donna serve per non destare sospetti nel gioielliere e indurlo a far scattare la serratura della porta blindata, poi compaiono le armi e in pochissimi minuti il negozio è svuotato. I nove arrestati di un mese fa sono accusati di aver raccolto con tre colpi un bottino di circa un milione, ma i carabinieri ritenevano di non aver sgominato l’intera banda, perciò tenevano d’occhio i possibili ulteriori bersagli. Come la gioielleria di Maddaloni, affidata a due militari di esperienza. Imprevedibile era invece la reazione feroce dei rapinatori, che prima di ieri – se sono gli stessi dell’organizzazione decimata un mese fa – non avevano mai fatto ricorso al fuoco.

(Articolo di Fulvio Bufi – Fonte Corriere della sera 27 aprile 2013 – modifica il 28 aprile 2013)

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”