forze armateCaserta- Dopo aver lucidamente constatato che gli appuntamenti elettorali sono valsi esclusivamente a sperperare denaro pubblico e a consolare gli elettori dissanguati con patetiche e truculente farse di democrazia, lo spreco resta l’unica effettiva eccellenza italiana. Non poteva essere diversamente dal momento che il nostro presidente della repubblica predica fervidamente l’unico culto che conosce, ovvero quello dell’attaccamento del deretano decrepito alla poltrona, dopo aver definito “vettori di pace e democrazia” i carri armati sovietici che nel 1956 sparavano sulle folle inermi di Budapest e dopo aver svelato così i contenuti aberranti del sentimento di coesione che è solito farfugliare rivolgendosi con disprezzo agli italiani come ad una lercia e sudicia sputacchiera. Se si colpissero in maniera energica e dirompente sprechi, privilegi e rendite di posizione che si annidano copiosamente da sempre nel marcescente apparato statale italiano si troverebbero tutte le risorse necessarie a rinverdire i consumi e a defiscalizzare la casa, il lavoro, le partite iva e le imprese. Un rapporto della Fondazione ICSA rivela che nelle Forze Armate italiane esiste un’anomalia siderale e intollerabile che vede prevalere di gran lunga i comandanti sui sottoposti, tant’è che per circa 83.000 uomini e donne della truppa ci sono 94 mila ufficiali e sottoufficiali. Il paragone con altri Paesi mostra come le forze armate italiane potrebbero essere comandate da un numero minore di ufficiali con un conseguente cospicuo risparmio di risorse per le finanze pubbliche destinabili a fini sociali, probi e virtuosi per l’intera economia nazionale. Tenuto conto che il costo di un ufficiale in termini di salario, pensioni e benefici vari è evidentemente superiore a quello di un soldato semplice, va sottolineato che tra Esercito, Marina e Aeronautica ci sono 450 generali per 178 mila militari. In America sono in 900, il doppio, ma comandano delle forze armate che, con 1.408.000 uomini, sono dieci volte più numerose di quelle italiane. Solo attraverso la logica dell’autogestione delle prelazioni e dei privilegi da parte di una classe dirigente sordocieca è possibile spiegare che il numero dei generali di Corpo D’Armata, 64, è superiore a quello dei Corpi d’armata stessi, circa una trentina. Con la medesima logica incosciente che abilita presidenti, ministri ed ex ministri ad affrancarsi da responsabilità fattive e impunite in suicidi, attentati e gesti di disperazione dilagante si comprendono poi i motivi per i quali l’Aeronautica impieghi 20 generali di Divisione per tre divisioni effettive e perché non sì lascia che 150 generali svolgano gli stessi compiti che vengono attualmente affidati ai 425 attuali, come denuncia pure il rapporto della fondazione ICSA. Se si considera il numero di sottufficiali lo scenario che emerge è addirittura raccapricciante: nel 2011 erano in servizio 57.000 marescialli su 177.000 militari. La consistenza del modello professionale di difesa è stata determinata con il DLGS 215/01, modificato dalla Legge 226/04. Quel decreto ipotizzava una forza complessiva di 190.000 militari professionisti e volontari. Per un esercito di tale consistenza, il decreto ipotizzava la presenza di 25.400 marescialli. Oggi ce ne sarebbero quindi almeno 32.000 in esubero rispetto a quanto pianificato nel 2001. I compensi di platino concessi al personale delle Forze Armate sono inoltre superiori di una spanna alle retribuzioni medie elargite nel pubblico impiego, tant’ è che nel 2011 la retribuzione media nelle Forze Armate era pari a circa 40000 euro, contro i 34.851 pagati in media al personale nel pubblico impiego. La spesa per il personale risulta eccessiva anche in un confronto diretto con la Germania. Più precisamente, nel 2010 l’Italia ha speso per la difesa 0,3 punti di PIL più di Berlino. Il risultato è che la Germania spende il 45% della spesa militare per il personale, mentre l’Italia il 65%. Seguitando a considerare ulteriormente Berlino come termine utile di paragone, si osserva che il numero di militari e di esponenti delle forze dell’ordine nei due Paesi è simile, nonostante la popolazione tedesca sia circa un terzo maggiore di quella italiana. In entrambe i casi sono circa 250.000 effettivi, su una popolazione che è circa 60 milioni per l’Italia e 80 per la Germania. Ancora una volta, diversamente da quanto accade a Roma, dove ci sono più “caporali” che “uomini”, a Berlino la parola “Stato” non fa rima con “peculato”. ( A cura del prof. Nando Silvestri. dottore in Economia e Commercio, docente a contratto di discipline economiche statistiche e tributarie. )

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”