povertaIsernia– Aveva ragione il celebre economista inglese John Maynard Keynes quando sosteneva che la disoccupazione fosse un fenomeno potenzialmente duraturo e cronicamente insidioso per via della incapacità del sistema economico a mitigarlo in tempi certi. Le risorse pubbliche potrebbero rappresentare, in base alle teorie keynesiane, una valida alternativa alla disoccupazione, atta a contrastarla attraverso una sana e oculata attività espansiva della politica fiscale, ma non è affatto così nel Bel Paese. Anche a Keynes verrebbero seri dubbi sull’ utilità della spesa statale a vedere oggi quale sia l’impiego del denaro pubblico nel nostro paese. Nel libro paga dello Stato italiano e degli Enti Pubblici figurano difatti parassiti, preti ed esperti assaggiatori di carne suina, esperti di tappi e dell’arte amorosa, pionieri dei ritagli di stampa e dei pannelli ad uso didattico, saggi eruditi nell’arte del riordino degli scaffali e della preparazione di buffet. Tutti questi “signori”, secondo un’indagine condotta e documentata da “Il Fatto Quotidiano”, vengono pagati fior di quattrini, denari pubblici: i nostri. Invece di essere investiti in attività produttive e socialmente utili soprattutto ai disoccupati e precari meridionali che vivono di stenti, le finanze dello Stato e degli Enti locali, attraverso fondi perequativi e tortuosi iter burocratici, alimentano le profumatissime paghe dei sacerdoti per la prestazione di servizi di “assistenza religiosa” ai malati ospedalizzati di tutta Italia (come se ai preti non bastasse l’8 per mille destinato alla Chiesa Cattolica). E’ proprio il caso di dire che con i 110 mila euro ricevuti dalle ASL, l’ospedale di Treviso manda i preti dritti in “Paradiso” per i lauti emolumenti che conferisce loro generosamente. Ecco spiegate le due spade nelle mani del mostro Leviatano immaginato dal filosofo inglese Hobbes: lo Stato e la Chiesa. Ma ce n’è per tutti i gusti, come i mille euro regalati ad un volenteroso dalla Regione Lombardia per distribuire i buoni gelato in occasione dell’evento chiamato “lecca nella foresta”. D’altra parte la Regione Sardegna ha incaricato un esperto per campionare e assaggiare salumi e le differenti tipologie di carne suina, pagandolo circa 15000 euro: non c’è che dire, un lavoro che “sfama”. La giunta regionale sarda ha poi pagato 4000 euro per separare i tappi dalle rondelle; mentre la Regione Molise assolda un docente per corsi di qualche ora di lezione, indirizzati ad aspiranti raccoglitori di tartufo per 1500 euro. E se la tirata Liguria spende 3500 euro per ritagli di giornale destinati al mercato tedesco ed inglese, il comune di Rocca Priora (Roma) versa 12000 euro all’esperto che ha selezionato le immagini da stampare sui pannelli didattici a scopo educativo. La comunità Valsugana, invece i soldi pubblici li spende per fini ”culturali” e paga ben 1500 euro ad “amanti esperti” per un dibattito sull’amore e le problematiche degli eccessi legati al sentimento. L’assurdo o se volete, il paradosso, si raggiunge con la spesa destinata al monitoraggio, ovvero al controllo dei finanziamenti europei che si avvale di ulteriori esperti pagati 17000 euro per affossare l’Italia nella vergogna. E’ proprio così, dal momento che la nostra è la nazione che spende peggio di tutti e meno di un terzo della media europea i fondi comunitari. Della serie “pagati per fare danni”. Tutto questo putrido lordume istituzionale fondato sull’inganno della “democrazia” e sulla menzogna propinata sovente dal capo dello Stato, ossia il Capo di tutto ciò, sottoforma di “coesione” costa oltre un miliardo e mezzo di euro. Soldini spesi senza battere ciglio in 270000 incarichi pubblici inutili, come la dignità e la moralità di chi li ha predisposti ai danni della comunità lavorante e contribuente. Sono maturi i tempi per intonare il “Mea Culpa” dal momento che per avallare questa gentaglia senza scrupoli seguitiamo ad accreditare, votare e sostenere supinamente giullari di corte, piazzisti incalliti del PDL e aspiranti cioccolatai democristiani del PD toscano. Contrariamente a quanto si possa superficialmente ritenere, lo spreco non è mai fine a se stesso, dal momento che rappresenta una ghiotta occasione per accrescere strategicamente l’opulenza di chi è già ricco, distruggere potenziali attività produttive e affamare tutti gli altri. E’ un peccato solo che non abbiano ancora predisposto un esperto in dolorosi e sanguinosi calci nel sedere in grado di fare terra bruciata di queste ignominie: se ne trovassero uno davvero capace dovrebbero sicuramente remunerarlo a peso d’oro e noi non finiremo mai di ringraziarlo.(a cura dell’economista prof. Nando Silvestri)

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano.-Matesino & d”

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