torre caserta vecchiaCaserta- E’ incredibile osservare come la storia medievale possa riproporsi e incrociarsi mirabilmente proprio intorno a castelli e torri edificate in luoghi tanto distinti e distanti. E’ curioso difatti riscontrare che il Castello Scaligero costruito a Valeggio in provincia di Verona in epoca medievale contenga una torre di forma circolare vistosamente diversa dalle altre di aspetto quadrangolare, riconducibile ad un’epoca di molto anteriore l’anno mille e all’estro esclusivo dei Cavalieri Templari. D’altra parte il cosiddetto “Maschio”, così viene individuata la nota torre medievale cilindrica del maniero di Casertavecchia costruita dal 1225 al 1238, fu edificato sotto gli Svevi, fiero popolo teutonico di stirpe germanica, di cui Federico II fu esponente di spicco nel meridione d’Italia. E’ un documentato dato di fatto che le vicende dell’imperatore germanico, proprio durante la realizzazione del castello e della torre di Casertavecchia si intrecciano esattamente con quelle dei cavalieri rosso crociati dell’ordine monastico cavalleresco, meglio noto come Templari. I beni e le ricchezze accumulate dai monaci guerrieri o Cavalieri del Tempio di Salomone, per i servigi resi nel tempo ai pellegrini scortati si profilarono ben presto come un ghiotto boccone per Federico II di Svevia, il quale con i suddetti Cavalieri imbastì relazioni complicate e controverse, spesso estremamente conflittuali. Non a caso, in condizioni economiche precarie, Federico di Svevia si trovò spesso impossibilitato a fronteggiare emergenze di liquidità come quelle odierne, che gli impedirono di pagare addirittura consiglieri, milizia e artefici di mastodontiche strutture architettoniche sparse qua e là nell’impero. Fu così che l’imperatore si mise a coniare monete di cuoio: l’ennesimo riscontro del discusso fenomeno del “signoreggio”, davvero poco diverso da quello attualmente esercitato dalla Banca Centrale Europea. A tale proposito vale la pena ricordare ai lettori che quest’ultima si arricchisce, unitamente ai suoi azionisti (le banche centrali dei singoli paesi) e ai banchieri che fanno parte degli attuali governi emettendo, in luogo delle monete di cuoio tanto care all’imperatore teutonico, grezza cartamoneta al valore nominale, quello stampato a vista. I biglietti così creati dal nulla verranno inizialmente prestati ai singoli stati dietro l’emissione di cartacee promesse di rimborso, i titoli del debito pubblico e, successivamente, restituiti con gli interessi a mezzo di tasse e balzelli gravanti esclusivamente sui poveri contribuenti così soggiogati. Come si vede la storia si ripresenta periodicamente nelle sue linee portanti e l’imperialismo è una grigia costante del tempo, mutante nelle forme esteriori più che nei contenuti essenziali. Sta di fatto che proprio durante l’ innalzamento della torre di Casertavecchia, Federico II di Svevia lanciò violenti attacchi ai Templari confiscando loro dal 1226 al 1231 lasciti e ricchezze di ogni specie ricevute in donazione o in segno di gratitudine dalle famiglie dei pellegrini. La decurtazione degli averi ricevuti in dono da generazioni passate, per la verità è un fenomeno così tremendamente attuale da suggerire immediatamente l’idea del progressivo immiserimento della popolazione meridionale e quella della odierna persecuzione ad opera del fisco in linea con quella subita dai Templari per le mire federiciane. Quindi l’imponente torre tonda che i Templari fecero certamente costruire prima dell’anno mille in territorio veronese, oggi si scaglia nel cielo come un dardo di pietra, imponente come l’opulenza dei cavalieri rosso crociati successivamente esautorati ed espropriati, sprezzante delle rovine dell’uomo e del tempo. Non è azzardato forse pensare che la stessa rutilante abbondanza sottratta dagli Svevi ai Cavalieri Crociati servì in qualche modo ad edificare alcune tra le molteplici opere disseminate in Puglia come in Campania a testimonianza della grandezza Sacro Romano Impero. Non ultima quella della torre di Casertavecchia, la cui forma rotonda sembra quasi sintetizzare la spasmodica avidità di conoscenza alimentata da Federico II a 360 gradi con eclettismo e sconsideratezza, svettante come un segno indelebile del tempo che oggi si rigenera nel debito e nella speculazione piuttosto che nella cultura. (Articolo a cura del prof. Nando Silvestri)

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”

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