Parla il religioso che dedica la sua vita ai bisognosi: “Non è solo in questo periodo che do maggiore attenzione al prossimo, ma è il mio impegno costante e la mia missione come frate”

LUGANO – Natale è anche e soprattutto condivisione. Lo sa bene Fra’ Martino Dotta, attivo sul territorio ticinese, oltre che come coordinatore per la Svizzera italiana del Tavolino magico, anche con la Mensa sociale alla ‘casetta gialla’, nei pressi della Resega.
Al Centro Bethlehem, si è svolto il tradizionale pranzo comunitario di Natale. “Anche quest’anno è stato offerto e preparato dal Gruppo degli Amici del Grott Mobil, che organizza feste campestri soprattutto in città e devolve una parte dei suoi incassi a opere di beneficienza”, spiega Fra’ Martino.

Per la partecipazione al pranzo non sono state aperte iscrizioni, “come per la normale attività della mensa, in cui non ci si annuncia. Avevamo previsto una settantina di posti, che è la normale capienza massima. Ma chiunque è il benvenuto, sempre. E anche durante le festività la mensa è sempre aperta, da domani, Santo Stefano, poi riprenderanno pure i normali servizi della struttura interrotti per la festa di Natale”.

Infatti, al Centro, oltre alla mensa, spiega ancora Fra’ Martino, c’è anche la possibilità di fare il bucato, usare le docce, connettersi a internet, ricevere qualche abito dal guardaroba. Servizi, stima, utilizzati da una quarantina di persone al giorno: “dipende molto dai momenti, poi a volte c’è chi viene per la mensa, chi invece per farsi una doccia ma non si ferma a mangiare, chi solo per parlare con i nostri operatori”.

Quella che trova spazio alla ‘casetta gialla’ è infatti una mensa sociale: “Questo è per me molto importante e ci tengo a sottolinearlo. Non è una mensa specialistica o riservata solo ad alcune categorie, ma è prima di tutto un luogo di incontro in un clima accogliente, familiare e di ascolto. Per questo è organizzata di modo che ci siano sempre degli operatori sociali. In cambio dei servizi che offriamo, chiediamo un contributo finanziario (5 franchi per il pasto per esempio) o la disponibilità a svolgere alcune mansioni per il centro. Questo perché non vogliamo fare solo della carità, vogliamo valorizzare la persona. E questo è per noi un modo di coinvolgere, rendere attive, responsabilizzare e riconoscere un valore a queste persone”.

Prima di lasciare Fra Martino gli chiediamo qualche considerazione sulla giornata di Natale. A cominciare dalla povertà: è un aspetto presente, ma a cui magari durante il resto dell’anno si tende a non pensare, si cerca di non vederlo. Però questo è il momento in cui le persone, soprattutto chi vive una situazione di precarietà, sente ancora più forte questa ‘morsa’.

“Esatto – dice -. Anche le statistiche purtroppo registrano spesso un aumento dei drammi familiari in questo momento. In prossimità delle feste, chi vive una situazione di precarietà si sente maggiormente a disagio, solo, inerme. Penso sia importante che, al di là dei vari progetti di aiuto e di sostegno che ci sono anche nel Cantone, ognuno cerchi di avere un occhio di riguardo per tutti quanti gli sono vicini: dai propri cari al vicino di casa, tutte le persone con cui interagisce normalmente insomma. Per me, per certi versi è tutto l’anno Natale. Non è solo in questo periodo che dedico maggiore attenzione al prossimo, ma è il mio impegno costante e la mia missione come religioso, come frate”.

E sul modo di vivere il Natale, aggiunge: “Per me ovviamente ha un valore spirituale e religioso profondo, anche per la mia scelta di vita: è un riferimento alla nascita di Gesù. Però poi nella dimensione concreta vuol dire vivere è condividere questo momento di festa con le persone e soprattutto con quelle che vivono realtà di disagio, di solitudine e sofferenza. L’abbinamento Natale-condivisione-solidarietà è per me abbastanza ovvio, però ha un valore profondo. Perché, se vogliamo fare un discorso sul piano religioso, a Natale ricordiamo che Dio si fa vicino agli uomini e si identifica con la loro situazione. Secondo il Vangelo di Matteo, per Gesù che stava per nascere, per Maria e per Giuseppe, non c’era posto. Quindi vuol dire che la vita terrena di Gesù è già nata in una forma di emarginazione, di cui ha poi fatto un punto forza del suo messaggio con l’attenzione verso gli ultimi della società”.

Ma per quanto riguarda gli altri? Il punto, insomma, è sempre uno e lo tiriamo in ballo noi: il consumismo, l’attitudine più al regalo che allo stare assieme e ai valori: “Io non mi permetto di giudicare altre attitudini rispetto al Natale. Per tanti diventa poi anche un’occasione di condivisione finanziaria, con donazioni, e sarebbe anche un po’ come sputare nel mio piatto. Quello di cui sono contento è di poter dare a tante persone l’opportunità di condividere il proprio benessere, di mettere a disposizione per l’altro le proprie risorse. Ma ridurre il Natale a una grande cena o un grande pranzo non basta, questi momenti dovrebbero sempre avere un contenuto di condivisione e solidarietà. Che è anche modo di portare avanti un discorso di giustizia sociale con la redistribuzione delle risorse”.
E questo discorso si concretizza realmente?

“Tanti sono i volontari che si annunciano per la mensa o per il Tavolino magico, la voglia di fare e di aiutare c’è. Questo potrebbe farmi ben sperare per la nostra società e il nostro futuro, se questa disponibilità non è solo natalizia ma viva per tutto l’arco dell’anno. Da parte mia io provo un grande senso di gratitudine per tutte le forme di sostegno e apprezzamento che giungono per il lavoro che sto svolgendo nel Cantone”.

IB

(Fonte: LIBERTA TV)

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”