Brano tratto da “Angelo Gambella(storico)”, Alife e i centri abitati della diocesi dal XIII al XV secolo. Studio su popolazione e tasse.

in Annuario 2013 dell’ Associazione Storica del Medio Volturno

(il nuovo volume edito dal centro studi con sede a Piedimonte Matese è attualmente in stampa e sarà presentato a febbraio con altri interessanti articoli di storia locale)

La città di Alife veniva seriamente danneggiata dal gravissimo sisma del dicembre 1456. Molte abitazioni caddero al suolo, la cattedrale riportò danni notevoli. Due fonti attendibili concordano sulle vittime: Il De Terremotu del Manetti riporta “Alifium vel Alife antiquitus vetustum et olim non ignobile pro maiori portione sua obrutum: sexaginta mortales desideratos recensuit”, S. Antonino afferma “Alisi pro magna parte destructa LX sub ruinis invenit”, gli stessi sessanta riferiti dal più tardo Ciarlanti. Le vittime furono cento per l’ambasciatore milanese Trezza: “Liffe è in terra, et lo castello et manchate circha persone C”, salgono a 400 in un’altra versione; ma è stato dimostrato che i primi resoconti e fonti posteriori amplificarono, ovunque, danni e bilanci[1]. Di certo, il nuovo vescovo Antonio Moretta si adoperò per la ricostruzione della cattedrale che aveva trovato in gran parte rovinata: “Basilicam destructam erexit” è quanto fece incidere, anni dopo, sulla propria lastra tombale ancora presente in cattedrale. Meno danneggiato il Quarto castello, se le tre chiese principali (S. Maria la Nova, S. Maria Maddalena e S. Caterina) resisteranno anche al sisma del 1688 e saranno in piedi nell’Ottocento[2], e contrariamente alla nota del Trezza, lo stesso castello normanno-svevo con le strutture annesse è in piedi nel 1499 “castro constructo quatuor turribus et alijs habitationibus, fortellitijs, muri et fossis munito”[3]. Il bilancio di 60 decessi su 1045 abitanti, calcolati in base alla numerazione di nove anni prima (considerando una media di 5.5 componenti), consente di stimare le perdite umane nell’ordine del 5.75% della popolazione. Il Figliuolo, che stima un’intensità dell’VIII-IX grado ad Alife, attribuisce a Boiano un’intensità dell’XI grado, con 1200 morti su 1350 abitanti, quasi il 90% della popolazione; a Campochiaro ci furono 236 vittime su 470, circa il 50% degli abitanti. Il luogo più prossimo con dati sicuri è Cerreto Sannita con 150 vittime su 1050 abitanti, quasi il 15% della popolazione. Non sono dettagliati i danni nei centri minori della diocesi e solo un cronista accenna genericamente “Alepha civitas, et plura oppida in illis partibus submerse a terribilibus terraemotes”.>>

(A. Gambella)

[1] Rimando per tutte le fonti ai due tomi di B. Figliuolo, Il terremoto del 1456, Napoli 1988. Lo studioso raccoglie altre fonti sul sisma con notizie come “deverso le terre del principe Trayano come è Aliphi che si dice esser in tutto ruinato”, o più genericamente che “Aliphe, Apici, Monte Calvo, Morcone con il contado, Limata… chi in abisso chi ruinato in gran parte”. G.V. Ciarlanti, cit. V, 42-43.

[2] A. Gambella, Alife nel 1800. Immagini e suggestioni nelle testimonianze di scrittori coevi e di viaggiatori inglesi (1790-1830), Roma-Alife 2013.

[3] Diploma del 1499 in R.A. Ricciardi, La valle cit, pp. 235-48.

Annunci