VESUVIO, ERUZIONE DEL 18 MARZO 1944
Dipinto di Andy Warhol
 L’ultima eruzione del vulcano del Golfo di Napoli, è del marzo 1944 , durante la II Guerra MondiaIe. Il  fenomeno eruttivo inizia tuttavia il 12 agosto del 43,  con la fuoriuscita di lava da una bocca laterale che fu causa del crollo del cono del Vesuvio; da quel momento il processo eruttivo continuò a fasi alterne, fino a fermarsi del tutto il 23 Febbraio del 44. Poi  ricomciò il 13 marzo e nei tre giorni succesivi aumentò a tal punto da determinare l’eruzione vera e propria, a partire dal pomeriggio del18  e fino al 24 marzo.
L’attività iniziò con forti colate laviche che giunsero fino a Cercola, dopo aver invaso e parzialmente distrutto gli abitati di Massa di Somma e San Sebastiano, che fu il comune più colpito dall’ evento.
La nube eruttiva raggiunse un’altezza di 5 km e  ai lati del cono si verificarono valanghe di detriti caldi e piccoli flussi piroclastici. L’eruzione fu accompagnata da un’intensa sismicità fino al mattino del 23 marzo, giorno in cui l’attività eruttiva si ridusse alla sola emissione di cenere.
Il 24 marzo gradualmente si ridussero le esplosioni, fino a scomparire il giorno 29, con la persistenza delle soli nubi di polvere che  nel pomeriggio sparirono del tutto.
I paesi più danneggiati dai depositi piroclastici da caduta furono Terzigno, Pompei, Scafati, Angri, Nocera Inf.,  Nocera Sup.,  Pagani, Poggiomarino e Cava. Peggio fu per gli abitanti di Cercola, Massa di Somma e San Sebastiano, costretti ad evacuare. Napoli fu risparmiata dalla caduta di cenere e lapilli, per la  favorevole  direzione del vento che allontanò la nuvola sprigionata dal Vesuvio.
L’eruzione del 44 è l’ultima del periodo moderno e segna la transizione del vulcano da stato di attività a stato di quiescenza (riposo).
Eppure il Vesuvio è oggi considerato pericolosissimo per due ragioni fondamentali: l’area attorno al vulcano è densamente abitata (fino alle pendici) e il rischio di una (prevista) prossima eruzione, include ben 24 comuni ovvero quasi un milione di persone. Il secondo fattore di aggravamento della situazione è nello stato interno del cono del vulcano. Dal 44 ad oggi, si è solidificato un “tappo” nel cratere  che chiude l’uscita,  ma  sotto di esso si è formata una quantità di lava e materiali  enorme. Secondo gli esperti, la massa lavica ha un volume di milioni di metri cubi. Per questi motivi, un’esplosione eruttiva è considerata catasfrofica  per tutta l’area vesuviana  e con conseguenze anche nelle aeree limitrofe.
Questo perchè i piani di evacuazione predisposti sulla carta  (vedi la zona rossa)  non possono essere applicati con successo, considerato che mancano sufficienti strade di collegamento per molti di questi comuni. Milioni di persone in Campania,   vivono ammirando la bellezza del vulcano del golfo, consapevoli che il Vesuvio può in ogni momento esplodere  in modo devastante.(Fonte: prof. Antonio Fontana Song’ e Casale)
Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”