Pino Falco logo Parco Matese(a cura del prof. Nando Silvestri) Il tartufo, ovvero il re della tavola, come si suole definire il succulento e pregiato prodotto della terra, fa parlare di sé anche nell’ Alto Casertano guardando all’ economia del futuro. Nonostante il tartufo raccolto tra i monti del Matese ed il Taburno rappresenti una quota contenuta di quello complessivamente ricavato in Campania, circa il 10-15%, ci sono le premesse per il riconoscimento ufficiale e la consacrazione della specialità del prodotto a livello nazionale. Il Parco Regionale del Matese, difatti, spinge per l’inserimento nelle “Terre del Tartufo”, per il quale ha inoltrato richiesta formale, alla quale seguirà a breve istanza documentale. La suddetta richiesta è stata inoltrata ufficialmente ai vertici dell’ANCT (Associazione Nazionale Città del Tartufo), dopo gli incontri tenuti durante la Mostra Mercato del Tartufo del Matese nello scorso novembre ed è ampiamente condivisa da esperti ed associazioni. E’ appena il caso di rammentare che il Matese si distingue non solo per la produzione di funghi epigei, ma anche per quella dei funghi ipogei, tra i quali il tartufo nero e quello eccellente bianco. Lo slancio mostrato dalle maestranze dell’ente Parco e dagli organismi consociativi preposti evidenzia una prospettiva economica di rilievo per il futuro dell’economia locale. L’auspicio maggiore è quello di attivare un meccanismo virtuoso che abbracci l’intero indotto dell’ economia del Matese, in grado di rinnovare settori limitrofi come artigianato, turismo ed enogastronomia. In seguito al riconoscimento si schiuderebbero infatti importanti ricadute di marketing territoriale ed effetti virtuosi sull’intero comparto dei prodotti tipici locali, così preziosi e proficui per il rilancio della cultura, delle peculiarità e delle risorse locali. Le prospettive socioeconomiche ed occupazionali legate alla ottimizzazione delle produzioni locali si configurano inoltre come attraenti leve operative che gioverebbero anche degli sforzi rivolti al riconoscimento del tartufo come patrimonio dell’Umanità da parte dell’ Unesco. Istituzioni e organismi politici dovrebbero farsi carico con maggiore responsabilità ed entusiasmo della rivalutazione del patrimonio identitario del territorio casertano, tanto a livello locale quanto in ambito europeo, senza abdicare passivamente in favore di lacci e laccioli predisposti senza ritegno da una “Unione” che ormai esiste solo sulla carta e nelle chiacchiere di facciata. (Articolo a cura del prof. Nando Silvestri)

Pubblicato da red. prov. Alto Casertano_Matesino & d”