Quanto spesso ha risuonato il suo nome in questi giorni. Giorni di emozionato ricordo, di commemorazioni, di approfondimenti e discussioni sul suo “sacrificio”, sulla morte ingiusta a cui l’ha trascinato il male incurabile che affligge questa parte di Paese. Una terra brava, selvaggia, dove è quasi una sfida trovare 50 persone oneste che si candidino per assumere l’onere di amministrare, con onestà e rettitudine morale, un territorio lontano da qualsiasi canone di normalità. Oggi, all’apice della commozione, su Casal di Principe si concentrano gli occhi di chi vuol commemorare il prete in jeans che, prima di indossare la veste sacerdotale, aveva portato la divisa degli scout. Quei giovani in calzoncini e camicia blu che domenica, a riflettori spenti, hanno invaso Casale per marciare in suo ricordo. Il ricordo di don Peppe Diana, parte di quella costellazione che illumina l’orizzonte di speranza verso il quale quei ragazzi camminano insieme ad altri, giovani e non, che testimoniano, nell’impegno quotidiano, spesso silenzioso e nascosto, la ferma fede e la fiducia verso un tempo di cambiamento, un vento nuovo che possa spazzare via quella cappa di rassegnato abbandono che avvolge la “Campania dei veleni”. Oggi, all’ apice della commozione, quella terra, non da sola però, si ritrova intorno alla memoria di Giuseppe Diana, un uomo nato per servire e non per essere vittima. Nato per vivere e non per essere ricordato da morto. Venti anni dopo lo ricordiamo, Giuseppe Diana, come abbiamo col tempo imparato a ricordare Pio La Torre, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Giuseppe Impastato, Giuseppe Puglisi, Alberto Dalla Chiesa e gli altri 893 nomi che compongono l’interminabile elenco delle vittime innocenti di tutte le mafie. Quelle che si conteranno, si nomineranno, si ricorderanno, venerdì e sabato, a Latina. Ma cosa resterà di te, Giuseppe, nel grande pubblico dalle facili lacrime dopo questo 19 marzo? Cosa resterà dei commenti, dell’inchiostro, delle parole spesi e delle immagini commoventi? Probabilmente l’immagine di un eroe solo e inarrivabile. Purtroppo. La sfida, allora, diventa vincere quella solitudine, accorciare la distanza fittizia tra il tuo esempio e il nostro agire, per ricordare a tutti che tu eri un prete in jeans, un uomo, non un eroe né il figlio di un altro mondo. Ricordare vuol dire prendere coscienza. Prendere coscienza vuol dire partecipare. Partecipare vuol dire agire.

Ogni giorno! (Fonte: Orticalab)

La Camorra ha PERSO!

“LA CAMORRA ti ha ucciso, ma tu VIVI E CONTINUI A VIVERE IN NOI TUTTI. La CAMORRA non ha VINTO ma ha PERSO, la CAMORRA E’ STATA SCONFITTA dalla FORZA delle tue parole, delle tue azioni che continuano ad essere GRIDO di denuncia, VOCE di SPERANZA, VOCE DI PACE in una TERRA senza speranza, in una TERRA senza PACE a 20 anni di distanza da quella barbara azione criminosa. LA CAMORRA E’ STATA SCONFITTA!!!! LA CAMORRA HA PERSO! LA CAMORRA E’ MORTE! NERA, NERA, NERA COME LA PESTE. LA CAMORRA E’ MORTE. LA CAMORRA HA PERSO!!!” (A.G.)

-Brano dedicato a don Giuseppe DIANA: “Ama il Prossimo”

-“Per amore del mio popolo non tacerò..” Documento diffuso a Natale del ’91 da don Peppino Diana. Invito a tutte le Chiese a farsi promotrici e a diffonderlo

Pubblicato da red. prov. “Alto Casertano-Matesino & d”